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Cosa chiedono gli italiani allo psicanalista

di Mattia Carzaniga
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Siamo meno depressi, ma più ansiosi. E andiamo in crisi per colpa dell’amore e del sesso. Mentre in tv torna la serie In Treatment, abbiamo indagato sulle nuove paure che confessiamo solo sul lettino

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Siamo meno depressi, ma più ansiosi. E andiamo in crisi per colpa dell’amore e del sesso. Mentre in tv torna la serie In Treatment, abbiamo indagato sulle nuove paure che confessiamo solo sul lettino

«Sono stato in analisi per anni. Non è successo niente. Il mio analista, per la frustrazione, cambiò attività: aprì un self-service vegetariano». Così parlava Woody Allen nel film del 1986 Hannah e le sue sorelle. A distanza di 30 anni, le cose sembrano essere cambiate. Anche da noi. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di psicologi e psicoterapeuti: quasi 90.000 iscritti all’albo secondo gli ultimi dati dell’Ordine nazionale.

E la psicanalisi, da “sport” per i pochi che potevano permetterselo e comprenderlo, è sempre più popolare. Il merito va dato anche a serie tv come In Treatment, diretta da Saverio Costanzo: i 35 episodi della seconda stagione, che parte il 23 novembre su Sky Atlantic (dal lunedì al venerdì alle 19.40 e alle 23.10), cercano di fotografare le angosce e i non-detti dell’Italia di oggi.

UN AIUTO PER SUPERARE MALATTIE E PROBLEMI CON I FIGLI  «Sul lettino dell’analista Giovanni Mari, interpretato da Sergio Castellitto, finiscono temi che affliggono molti italiani, e di cui leggiamo anche nella cronaca» osserva la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi. «Penso al figlio della coppia in crisi formata da Adriano Giannini e Barbora Bobulova: subisce atti di bullismo da parte dei compagni di scuola, con la conseguente preoccupazione dei genitori che possa crescere infelice». Le fa eco Stefano Sardo, anche lui tra gli autori della serie: «Abbiamo voluto affrontare i tabù che questo Paese si trascina dietro da decenni. La nuova paziente di Mari, interpretata da Greta Scarano, non riesce a parlare con nessuno del suo tumore: il cancro è una delle morti statisticamente più probabili, ma socialmente è un grande rimosso. Così come l’aborto, che pesa sul passato di un’altra new entry di questa stagione: Irene, un’avvocatessa di successo che ha il volto di Maya Sansa». Aggiunge Ilaria Bernardini, scrittrice e co-autrice della serie: «Un argomento che farà molto discutere riguarda sempre la coppia Giannini-Bobulova. Lei ha l’occasione di fare carriera all’estero e deve scegliere se sacrificare per il lavoro il rapporto con il figlio: un bivio che una volta riguardava principalmente gli uomini e che adesso manda in crisi molte donne, per le quali, nella nostra cultura, la priorità resta ancora la famiglia».

UNA RISPOSTA ALLE URGENZE QUOTIDIANE  «Oggi lo psicoterapeuta non è più visto come una soluzione a problemi straordinari, ma come supporto per specifici momenti di crisi, in molti casi legati alla sfera affettiva» spiega Patrizia Catellani, docente di Psicologia sociale all’università Cattolica di Milano. «Nella vita sentimentale e familiare ci si trova spesso a ricominciare da capo: da qui la paura di ripetere gli errori del passato». Così la terapia diventa la risposta a urgenze sempre più quotidiane. «Un tempo si diceva che il male del secolo sarebbe stata la depressione, invece al momento il problema più critico è l’ansia: su questa si concentra il bisogno di cura dei pazienti contemporanei» nota la psicoterapeuta Stefania Andreoli. «Anche perché l’ansia è pervasiva: inficia il lavoro, il rapporto con gli altri, il rendimento scolastico, persino il sesso. Siamo lontani dall’immagine tradizionale del matto o del depresso clinico. Oggi chi comincia un percorso di analisi può avere un problema più facilmente “curabile”, ma ha anche più consapevolezza che ne può guarire».

UN SUPPORTO PER IMPARARE A STARE BENE  Quale sarà il futuro della psicoterapia? «È la domanda che si pone lo stesso Castellitto nella serie tv» svela lo sceneggiatore di In Treatment Giacomo Durzi. «Nell’incontro settimanale con la sua analista, interpretata da Licia Maglietta (da cui è in cura anche il primo amore dello specialista, interpretato da Isabella Ferrari, ndr) il protagonista riflette proprio sull’efficacia della sua professione oggi e su come possa aiutare le persone». Se cambiano le paure dei pazienti, anche l’idea del terapeuta è destinata a subire una mutazione? «Sta nascendo progressivamente una nuova figura di specialista che può rispondere all’esigenza delle persone di stare bene, più che di non star male» spiega Patrizia Catellani. «Proprio quest’anno ho inaugurato un nuovo corso di laurea magistrale in Psicologia del benessere. Lo specialista del futuro lavorerà non solo per rimettere insieme i cocci quando i vasi si rompono, ma per creare un contesto favorevole affinché quei contenitori rimangano interi».

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