«Rilassarsi deriva dal francese antico relaschier, che significa “liberare, affrancare”. Perciò una donna rilassata non è una che ha rinunciato alle proprie ambizioni, ma una che si è liberata dalla dittatura della produttività. Una donna, cioè, che non esiste solo in funzione di ciò che fa». Parola della psicologa britannica Nicola Jane Hobbs, autrice di The Relaxed Woman (Penguin): un saggio, uscito per ora solo in inglese, che ribalta il paradigma della vita moderna. «Invece di chiederci: “Ho lavorato abbastanza per meritarmi il riposo?”, dovremmo domandarci: “Ho riposato abbastanza per rendere il mio lavoro e la mia vita migliori?» sostiene l’autrice. Peccato che per molte di noi l’autostima sia inestricabilmente legata alla quantità di risultati prodotti e il senso di colpa scatti non appena proviamo a fermarci. «Da secoli svolgiamo la maggior parte del lavoro domestico e di cura, insieme alla carriera, alla manutenzione della coppia e alla genitorialità» spiega Marcella Danon, autrice già qualche anno fa di Il potere del riposo (Feltrinelli). «Perciò è difficile liberarci da quello che ormai è un automatismo, accentuato dai tempi accelerati del sistema capitalistico».

Cosa succede al cervello quando non ti fermi mai

Il paradosso è che la frenesia è controproducente dal punto di vista neurologico. «Quando operiamo in un costante stato di allerta e stress, perdiamo l’accesso alle regioni del cervello che supportano la creatività, l’empatia e la visione a lungo termine. Agiamo in modo efficiente e basta» sottolinea Hobbs. «Al contrario, quando il cervello è in uno stato di riposo autentico, si attiva una modalità “automatica” in cui vengono potenziate la memoria, la fantasia e la capacità di risolvere problemi complessi». Ecco perché dovremmo vedere l’inattività non più come un premio dopo il lavoro ma, al contrario, come la sua premessa.

Come rilassarsi anche con mille cose da fare

Il punto è: come rilassarsi quando la to-do-list è infinita? «Purtroppo siamo a tal punto prigioniere di questo modo di vivere e del nostro senso del dovere che fermarsi richiede un atto di volontà. È però possibile domandarsi: come inserire nella mia routine quello che mi piace davvero, lasciando andare ciò che conta meno?» consiglia Marcella Danon. Nicola Jane Hobbs propone alcuni minuscoli passi per operare un progressivo decondizionamento e recuperare gli istinti innati dell’infanzia, quando gioco e riposo erano risposte intuitive ai bisogni del corpo e non concessioni da negoziare con il senso di colpa.

Dal telefono in silenzio ai pisolini: la strategia del riposo a piccoli passi

La strategia di rinnovamento inizia sottraendosi gradualmente alle vecchie abitudini tramite esperimenti quotidiani: si può mettere il telefono in modalità silenziosa per mezz’ora al giorno, disattivare le mail la sera, ritagliarsi 10 minuti quotidiani per concentrarsi sul proprio respiro o per camminare solo guardandosi attorno. Anche il linguaggio gioca un ruolo cruciale nel consentirci di rallentare. Dire: «Il mio corpo è stanco» è diverso da etichettarsi come pigrona. Riconoscere: «Oggi ho subìto troppi stimoli» non significa che non si riesce a reggere il ritmo. Una volta superata la fase dei primi passi, si passa a quella più “audace”: pisolini dopo pranzo, momenti di coccole al pet, tempo per il giardinaggio e per la cucina. «L’importante è che si tratti di attività slegate da un obiettivo personale: non vale leggere un libro correlato al lavoro» insiste Danon. Infine, ecco il momento “hard”: trasformare il proprio riposo in un esempio, invitando altre donne a fare lo stesso, in una sorta di sorellanza del relax.

Il riposo si condivide: e se fosse questo il segreto?

«Il riposo va non solo praticato, ma condiviso, mettendo in moto un circolo virtuoso di difesa e cura reciproca» sostiene Virginia Cafaro, attivista e autrice di Manifesto Pisolini. Guida femminista sul diritto al riposo (Le Plurali), che suggerisce anche altre strategie per spronare al riposo, per esempio donare il proprio tempo a chi ne ha meno: una figlia può cucinare al posto della madre, un’amica portare fuori il cane di un’altra. «Credo che aumentare la consapevolezza della necessità del riposo e incoraggiare coloro che amiamo a prendersi una pausa ci aiuti pian piano a sentire di meritare noi stesse sonno e svago» prosegue Cafaro. «Da un lato, questa condivisione fa emergere come siano universali i sentimenti di stanchezza che proviamo e di cui non sempre parliamo, perché la società ci spinge a sentirci utili solo se siamo sempre impegnate; dall’altro, sono convinta che proteggere i tempi di riposo degli altri avvii un circolo virtuoso di influenze positive». Nicola Jane Hobbs concorda: «Vedere una collega, un’amica o una parente che si prende il suo tempo genera effetti positivi a cascata».

La donna rilassata non è pigra, si mette al primo posto

Il riposo individuale acquista così il valore di un atto di responsabilità sociale e si fa resistenza: quando una donna stabilisce dei confini e sceglie di non assecondare ritmi tossici, propone un modello di vita alterativo alla propria cerchia di conoscenti e alle generazioni future. Hobbs pubblica addirittura sul suo sito (nicolajanehobbs.com) una lettera d’amore al riposo, da scaricare e condividere con un’altra donna. In questo modo, prendersi un momento in cui non fare nulla smette di essere un gesto privato e diventa una modalità inedita di stare nel mondo, in cui la cura reciproca non è un sacrificio ma una forma di intelligenza collettiva. Di fronte al costante tentativo del capitalismo di usare ogni istante per produrre o per consumare, una donna “rilassata” non vive fuori dal mondo, ma riconosce che l’opposto dell’operosità non è la pigrizia: è la capacità di mettersi al primo posto.