Ho trovato una nuova amica. Ogni tanto succede, anche se mio marito sostiene che i veri amici sono solo quelli dell’adolescenza, quelli che ci hanno visti mutanti e brufolosi «quando potevamo ancora essere tutto» come scriveva Michela Murgia. Io invece sono convinta che gli incontri fatti lungo il cammino siano linfa vitale e misura del nostro evolvere.

Un feeling nato sui social

La mia nuova amica vive a Roma, ha due figli adolescenti, capelli biondi e occhi blu. A pensarci bene è molto bella, ma non è per questo che l’ho scelta. Abbiamo professioni ed età simili. Un giorno le ho scritto per chiederle una cosa di lavoro. Da quel primo scambio, ne sono seguiti altri: una battuta in privato su Instagram, un commento affettuoso su Facebook, una mano tesa in un momento difficile («Se hai bisogno, sono qui»). Per un paio di anni il nostro rapporto è germogliato in una serie di piccole, dense condivisioni, parole affettuose, sempre a distanza, sempre incorporee, tra la sua città e la mia. «Non possiamo andare avanti così! Vengo a Roma. Ci vediamo?» le ho scritto qualche tempo fa. «Per forza» ha risposto lei.

Le chiacchiere a parlare di menopausa e di sesso

Ci siamo riconosciute all’istante, ci siamo abbracciate, abbiamo pranzato all’aperto, in un chiosco dentro una piazza bella da commuoversi, perché Roma funziona così. Abbiamo parlato delle luci e dei pasticci delle rispettive esistenze, di menopausa e di sesso (che a volte sembrano un ossimoro ma non devono esserlo), di figli e di lavoro e poi lei mi ha detto: «Ora ti porto a fare un giro in automobile nei miei posti del cuore, così adesso diventeranno anche tuoi». E così è stato. Quando mi ha accompagnata in stazione per consegnarmi a un treno di ritorno, salutandoci ci siamo fatte una promessa: «Ogni lunedì mattina ci manderemo un messaggio vocale lungo, di quelli che somigliano a un podcast. E ci racconteremo le cose belle viste, lette, fatte, vissute la settimana precedente». Un modo per stare vicine, per darci dei consigli, per trovare fragole sul nostro cammino e non lasciarle andare via.

Il rito del vocale del lunedì mattina

Così, da un paio di mesi, inizio la settimana con due vocali lunghissimi, uno ricevuto e uno inviato, pieni di cose preziose: film, serie tv, libri, persone, intuizioni, incontri occasionali, scoperte, cuori spezzati, pensieri apocalittici, languori, storie grandi, paure, trascurabili momenti di felicità. Le nostre vite, a 600 chilometri di distanza, ogni lunedì si incontrano e si intrecciano in una danza sgangherata e ipnotica.