Angelina Jolie ammette di non vedersi con nessuno da una decina d’anni, dai tempi quindi del divorzio da Brad Pitt. Ma non è l’unica vip single e felice: della lunga lista fanno parte anche Charlize Theron, Diane Keaton e, fino a poco tempo fa, anche Jennifer Aniston, a lungo senza un compagno ufficiale dopo la fine del matrimonio con Justin Theroux.

Una condizione simile all’italianissima Stefania Orlando, che in una intervista ha parlato della sua condizione, descrivendola come «Una stagione felice, leggera, piena di entusiasmo». Se non fosse che «sono da sola», ha ammesso l’attrice e showgirl. Sola e demisessuale: una definizione – quest’ultima – che ha attirato l’attenzione e la curiosità di molti.

Cosa significa essere demisessuale

A quasi 60 anni la Orlando, già protagonista dell’edizione dello scorso anno del Grande Fratello, ha deciso di parlare della sua vita privata: «Io, che ho amato tanto, per il momento sto bene così – ha raccontato – È quasi un anno che non ho rapporti fisici con un uomo. La mia psicologa dice che sono demisessuale» Ecco il punto: cosa significa essere demisessuale? «Significa che per vivere anche l’intimità devo essere coinvolta emotivamente. Non riesco a separare il sentimento dalla sessualità. In pratica, per poter fare l’amore devo essere innamorata», ha chiarito la diretta interessata.

La demisessualità non è affatto un problema

Il tono con cui si è aperta la Orlando è stato molto pacato e la naturalezza con la quale ha definito la sua sigtuazione non ha lasciato intendere che l’essere demisessuale sia un problema, né per lei, né in enerale. Un approccio che trova d’accordo anche la sessuologa Eleonora Sellitto: «Il termine demisessualità è oggi ampiamente utilizzato nell’ambito degli studi sulla sessualità umana, anche se non rappresenta una diagnosi clinica né una disfunzione sessuale. Rientra nella categoriua più ampia dell’asessualità ed è considerata una variante dell’esperienza dell’attrazione sessuale». Di fatto, quindi, indica una situazione nella quale una persona non ha rapporti sessuali.

Quando l’attrazione fisica non basta

«Una persona demisessuale – continua Sellitto – tende a sperimentare attrazione sessuale solo dopo aver sviluppato un legame emotivo significativo con un’altra persona. Questo non significa che non provi desiderio sessuale o che abbia difficoltà relazionali, ma semplicemente che l’attrazione fisica non emerge, perché manca una connessione affettiva che invece dovrebbe essere percepita come profonda e autentica. È importante sottolineare che la demisessualità riguarda il modo in cui si sviluppa l’attrazione sessuale e non le scelte morali, educative o culturali relative alla sessualità». Insomma, il fenomeno non ha nulla a che vedere, per esempio, con le scelte delle “coppie bianche” che si astengono dal sesso per motivi vari.

Perché si sceglie la demisessualità

Nel caso dell’attrice romana, la decisione di non avere rapporti sessuali è arrivata dopo la fine del secondo matrimonio (il primo con il collega Andrea Roncato, il secondo con il musicista Simone Gianlorenzi), terminato per volontà dell’ex: «È stato lui a prendere la decisione di lasciarmi. Per me è stato un colpo durissimo, perché io mi vedevo invecchiare accanto a lui. Ero convinta che sarebbe stato il mio compagno per sempre. Quando mi disse che era finita, mi è crollato il mondo addosso», ha raccontato.

Essere sereni anche senza sesso

Forse a colpire maggiormente è il fatto che, proprio come Orlando, anche altre donne che non hanno rapporti né stabili né fugaci si definiscono comunque serene e complete. Proprio come Charlize Theron, appagata dal suo ruolo di madre (di due figlie adottive) e ormai da tempo non più alla ricerca di un partner, dopo esperienze fallimentari anche tramite un sito di dating. La demisessualità, quindi, «non è una disfunzione. In sessuologia definiamo disfunzione una condizione che provoca sofferenza significativa o compromissione del benessere personale e relazionale. La demisessualità di per sé, invece, non rientra in questa categoria», sottolinea la sessuologa.

Quando è diffusa

Ma quanto è diffusa questa scelta? «È difficile stimarne la diffusione precisa, perché gli studi sono ancora relativamente limitati e molte persone non si identificano necessariamente con questa etichetta. Tuttavia, nella pratica clinica è frequente incontrare persone che riferiscono di aver bisogno di un forte coinvolgimento emotivo prima di sperimentare attrazione sessuale – conferma Sellitto – In questo senso, l’esperienza descritta da molte persone che si riconoscono nella demisessualità non è affatto rara». Va però evitato un equivoco: il concetto di demisessualità e il semplice desiderio di vivere la sessualità all’interno di una relazione significativa non sono necessariamente la stessa cosa, anche se possono assomigliarsi.

Non riguarda solo le donne

Un altro errore è pensare che riguardi soltanto le donne: si crede, infatti, che la necessità di un coinvolgimento emotivo forte come requisito per il sesso sia tipicamente femminile, ma la sessuologa chiarisce: «Non esistono evidenze scientifiche solide che permettano di affermare che la demisessualità riguardi prevalentemente le donne. È possibile che le donne ne parlino più apertamente o che trovino più facilmente uno spazio sociale in cui descrivere questa esperienza, ma il fenomeno può interessare persone di qualsiasi genere». Al bando, quindi, l’idea che per gli uomini conti solo o di più l’aspetto fisico.

Un fenomeno in crescita?

«Certamente il termine è diventato più conosciuto negli ultimi anni, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, grazie alla maggiore diffusione delle riflessioni su ciò che è l’identità sessuale e affettiva. Ma molte persone adulte riconoscono questa modalità di vivere l’attrazione anche in maniera “retrospettiva”. Diciamo che probabilmente stiamo assistendo a una maggiore visibilità e consapevolezza del fenomeno: oggi disponiamo di un linguaggio più articolato per descrivere le diverse modalità con cui le persone vivono l’affettività e la sessualità, e questo permette a molte persone di riconoscersi in definizioni che in passato semplicemente non esistevano o non erano diffuse».

Un fenomeno antico, con un nome nuovo

Insomma, oggi se ne parla più liberamente, anche se qualche stereotipo o perplessità rimane di fronte a dichiarazioni che hanno a che fare con il sesso e che appaiono controcorrente. Basti pensare alle dichiarazioni di Cristiana Capotondi, dopo la fine di 15 anni di relazione con l’ex compagno Andrea Pezzi: «Sono libera e casta, non me ne vergogno e non me ne preoccupo», aveva dichiarato in una intervista del 2023. Secondo Sellitto «una persona può essere molto libera e consapevole della propria sessualità e, allo stesso tempo, sperimentare attrazione sessuale soltanto all’interno di un legame emotivo significativo. L’aspetto più interessante è forse proprio questo: stiamo progressivamente superando l’idea che esista un unico modo “normale” di vivere il desiderio e l’attrazione, riconoscendo invece una maggiore varietà di esperienze sessuali e relazionali».