Un tempo era la solitudine, come cantava la Pausini. Ma erano gli anni Novanta e ancora vivevamo nel retaggio culturale di un passato buio, in cui rimanere sola per una donna rappresentava una terribile sventura. Oggi, per fortuna, gli aspetti negativi di una volta lasciano spazio a quelli positivi. Un cambio di paradigma a partire dal nome: ciao ciao solitudine, benvenuta singletudine.
Essere single oggi: rimpianti o libertà?
Dunque essere una fiera donna single: la più bella conquista del terzo millennio. Sinonimo di figaggine in potenza, di libertà e indipendenza da costrizioni e convinzioni, giudizi e obblighi. Ma essere single conserva ancora qualche eco spaventosa e la paura di esserlo o di diventarlo spesso ci atterrisce. Che sia una scelta consapevole o una decisione altrui, può infatti diventare una spirale dolorosa in cui si rischia di vivere di rimpianti, si cercano rimpiazzi, non ci si sente “a posto”. Ma la singletudine può portare anche innegabili vantaggi. Che cambiano, in modo più o meno marcato, a seconda dell’età.
Single a 30 anni: con leggerezza
Magari sei single da sempre, perché le relazioni che hai avuto finora erano prive di importanza (e stai aspettando quello giusto.) Oppure lo sei diventata dopo una lunga storia che durava dai tempi del liceo. In entrambi i casi, non essere in coppia a quest’età, in genere, viene giustamente vissuto con una certa leggerezza.
La sensazione che prevale è di avere ancora parecchio tempo per costruirsi qualcosa di bello, da sole o in compagnia. Sensazione di sicuro aiuto anche per superare eventuali sofferenze per storie che si concludono (e che, se duravano da troppo tempo, forse, erano proprio logore e dunque… ben venga la svolta!). Nell’attesa che arrivi l’amore, la mossa giusta è costruirsi una vita piacevole fra hobby, passioni, amici, lavoro e – perché no – partner occasionali.
Single a 40 anni: tempo di bilanci
Diventi single a quest’età dopo un primo matrimonio e, magari, hai figli piccoli? La prima reazione è quella di sentirsi perse e senza punti fermi. Di colpo la vita che avevi pensato durasse per sempre va in fumo. Eppure i quarant’anni possono essere uno spartiacque positivo: si fanno bilanci, si capisce finalmente cosa non funzionava e quella frustrazione che si faceva di tutto per allontanare può trasformarsi in una voce utile, se abbiamo il coraggio di ascoltarla.
Incontrare persone nuove, sempre che se ne abbia voglia, è più difficile. Ma se succede, sai che stavolta sarai più consapevole di cosa vuoi e di quali sono i tuoi limiti. Il consiglio, comunque, è sempre lo stesso: lasciati del tempo per digerire il nuovo status e poi punta a organizzarti una routine piacevole.
Se invece a 40 anni non hai mai avuto storie importanti, forse sarai tentata di buttarti sul primo che passa. L’orologio biologico preme e potresti pensare che sola non puoi continuare a stare. Cerca di ripeterti una verità che vale in qualsiasi ambito: se deve andare, andrà. Non forzare la mano, cerca di mantenere la lucidità e l’ottimismo. È il modo migliore per attirare a te gente interessante.
Single a 50 anni: spazio alla curiosità
La situazione è simile a quella dei 40, magari con i figli più grandi. Con una sostanziale differenza: le donne in questa fascia d’età, che rimangono single dopo un lungo matrimonio, a volte si sentono rinascere a nuova vita, come se avessero una seconda chance per essere felici. E si scatenano, anche a 60 anni: dopo cena, ad esempio, si trasformano in ballerine provette e riempiono i locali alla ricerca di divertimento. Insomma, tornano giovani o vivono esperienze che non hanno mai vissuto, magari a causa di unioni troppo precoci.
E in fondo ha senso: a 50 anni si ha qualcosa che a 30 mancava. Si conosce meglio ciò che si ama, le situazioni in cui ci si sente a proprio agio, le cose che accendono davvero la curiosità. Questa consapevolezza di sé è una risorsa enorme. E rende la singletudine molto meno spaventosa.
Il ruolo della paura della solitudine
C’è un meccanismo che accomuna tutte le età: quando manca una relazione, si tende ad attribuire all’esterno la colpa della propria infelicità, come se qualcuno ci stesse togliendo qualcosa. Ma nessuno può darci o togliere la capacità di provare amore: quella viene da dentro. Spesso questa paura si traduce in limiti che ci imponiamo da sole: al ristorante da sola no, al cinema nemmeno, a teatro soltanto se c’è qualcuno che accompagna. Invece bisognerebbe provare. Una mostra, una cena, un weekend in una città vicina. Si scopre quasi sempre che stare con se stesse è più semplice e più piacevole di quanto si pensasse. Perché siamo già complete. La singletudine non è una sala d’attesa: è uno spazio in cui imparare a stare bene con noi stesse. E da lì, tutto può ricominciare.