Se sei single la tua salute arranca, dice la scienza. Perfetto, mancava solo questo: oltre alla zia a Natale, adesso pure gli studi americani. Eppure i single sono ovunque. Si moltiplicano come gremlins dopo mezzanotte, vivono da soli per scelta, entrano ed escono senza dover compilare moduli di giustificazione e non devono negoziare il telecomando. Per chi ogni tanto in famiglia si sente soffocare, un’oasi zen. Eppure, eccola qui la mazzata di alcuni studi americani, corroborati dall’opinione dello psicologo svizzero Michael Krämer che decreta: attenzione, il single ha una salute più precaria. I dati sono questi: i non conviventi tendono ad avere tassi più alti di sintomi depressivi rispetto a chi vive con un partner. Non solo: le persone sposate o in coppia hanno meno fattori di rischio cardiovascolare e migliori esiti dopo eventi cardiaci. Scuote la testa Ilaria Consolo, psicoterapeuta e vicepresidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma che premette: «Conosco molti single che hanno scelto, come unico convivente, un animale domestico e stanno benissimo». E precisa: «Gli animali non colmano un vuoto, ma arricchiscono una vita che è già piena. Naturalmente, per qualcun altro possono essere un modo per riempire una mancanza, ma nel caso giusto sono un segno di equilibrio». La madre che è in me si placa, giacché mia figlia trentenne, single, con un bel lavoro, relazioni a pioggia e tempo libero riempito da passioni multiple mi ha confessato che sì, le manca ancora qualcosa. Pausa drammatica. Forse un gatto.
La salute dei single, istruzioni per l’uso
Possiamo dunque fare coriandoli di tutti questi studi? O meglio: cosa può fare per smentirli una single convinta? Perché non si può planare in leggerezza con una notizia simile contro l’esercito di cui sopra che in Italia – dati Istat – rappresenta ormai il 36% della popolazione e che – sempre dati Istat – sostiene spese più alte perché spalmate su uno stipendio solo. «Non bisogna preoccuparsi di “non ammalarsi” – spiega Consolo –. L’importante è curare i legami, coltivare interessi, mantenere routine sane: dormire, mangiare bene, frequentare persone care. Tutto questo sostiene il benessere psicologico e naturalmente fisico. E poi imparare a stare con le proprie emozioni senza riempitivi inutili, sviluppando resilienza e problem solving. Così la vita da single diventa piena, ricca, sostenibile. E sana».
Essere single? Uno stato interessante
Eppure secondo un sondaggio dell’Independent, la generazione Z sarebbe più restia a impegnarsi in relazioni stabili rispetto a chi li ha preceduti. Questo allegro esercito avrà mica paura dell’amore? «Più che di paura dell’impegno – riflette Consolo – parlerei di un modo diverso di vivere le relazioni. I ragazzi e le ragazze di oggi hanno una sensibilità psicologica molto più sviluppata, sono attenti al benessere emotivo, ai confini personali, alla qualità del legame. Spesso hanno visto intorno a sé storie difficili, separazioni, conflitti familiari. Non sono disposti a restare in relazioni che percepiscono come svalutanti o frustranti». Non è disillusione, ma consapevolezza: «Vogliono sentirsi solidi, avere un’identità, un lavoro, uno spazio. Forse sono meno disponibili al sacrificio cieco, ma non per questo hanno meno desiderio d’amore».
Fallo per la tua salute, single, prenditi cura di te
È un dato di realtà ormai consolidato, oggi la coppia non è più un passaggio obbligato della vita adulta, ma una scelta consapevole, però la maledizione di Michael Krämer aleggia come una nuvoletta nera sulla mia testa. Qualche comandamento imprescindibile per single incalliti ma sani ci sarà giusto? «La parola chiave è cura di sé», suggerisce la psicoterapeuta. «Essere single non significa essere isolati. Quello che incide sulla salute psicologica e, a cascata, fisica è la sensazione di non poter contare su nessuno. E questo può accadere anche dentro una coppia. Anzi, spesso chi vive da solo mantiene reti sociali più attive, coltiva amicizie, interessi mentre certe coppie tendono ad avvitarsi su se stesse».
Uomini e donne, la simmetria dei desideri
Il dato del 36 per cento, mai così alto, come si spiega? «È una trasformazione strutturale» spiega Consolo. «Certo, contano la maggiore longevità e il numero crescente di separazioni, ma è cambiata la mentalità, soprattutto tra le donne. Per molto tempo la coppia è stata una necessità economica e sociale; oggi invece è una scelta. Molte donne hanno autonomia lavorativa, indipendenza economica e reti relazionali solide. Se una storia non funziona, si sentono libere di chiuderla. In più, oggi la sessualità è più libera e i legami più fluidi. Tutto questo rende la coppia meno “automatica”. L’aumento dei single non significa più solitudine: spesso è espressione di maggiore libertà. Vivere l’amore come scelta, non come bisogno».
Cara single, la tua salute è ottima, la cosapevolezza pure
Viene da chiedersi, in ultima analisi, se maschi e femmine (almeno su questo romantico fronte) siano pari, se questa consapevolezza, questa libertà responsabile investa tutti in egual misura: «Nei ventenni e trentenni non vedo molte differenze – dice la psicoterapeuta. In questa fascia d’età c’è più prudenza, più consapevolezza, ma il comportamento è simile tra i due sessi. Forse tra gli uomini più adulti, sopra i quarantacinque, noto qualche resistenza in più ad assumersi responsabilità affettive, ma tra i giovani la situazione è chiara, condivisa, quasi contrattualizzata: vogliamo una relazione che ci arricchisca, non che ci definisca». Questa frase la stampo su una mug e la regalo a mia figlia. Magari assieme a un gatto.