Il nostro quotidiano ha la palette blu grigia degli schermi del Pc, l’odore dello smog e delle sigarette elettroniche, il suono molesto e rumoroso della città. Del verde, dei suoi profumi e colori per molti di noi non c’è quasi traccia.

Gli scienziati hanno già coniato un termine: “deficit di natura” ed è sicuramente per questo – ci hai fatto caso? – che stare in un prato, in un parco o in un bosco dà quel piccolo senso di sollievo che alleggerisce l’anima. Non è un beneficio casuale, però, tanto che in Giappone immergersi nei boschi è dagli anni ’80 una disciplina strutturata, oggi oggetto di studi anche da noi, con benefici documentati.

La terapia forestale ha basi scientifiche

I dati, intanto. In Italia sono stati censiti una sessantina di siti, stazioni e percorsi idonei alla terapia forestale, selezionati per le loro caratteristiche ambientali e di sicurezza, dove la natura esprime al massimo il suo “potere medicale”. Uno studio di casa nostra, pubblicato da poco sulla rivista scientifica Behavioral Sciences, ha mostrato che sedute guidate da professionisti sanitari possono produrre effetti misurabili già dal primo incontro, soprattutto su regolazione dello stress e benessere psicofisico. Dati solidi, visto che parliamo dello studio sul tema più ampio al mondo, con 3.000 partecipanti dal Friuli alla Sicilia.

Nel bosco con i sensi attivati

«L’immersione nell’ambiente naturale coinvolge uno a uno tutti i sensi, a eccezione del gusto» spiega Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Cnr-Ibe e coordinatore dello studio, da anni studioso di questa terapia. «Ci fa bene perché il nostro genoma è naturalmente adattato alla foresta, il “dove” in cui abbiamo vissuto per millenni, in un certo senso siamo progettati per stare nel verde. Il bosco ci riporta lì dove tutto è cominciato, ci fa tornare all’essenziale, a ciò di cui veramente abbiamo bisogno. Siamo talmente a nostro agio, che il cervello fa pulizia di tutto il resto, inclusi i pensieri dannosi, ecco spiegato il perché degli effetti positivi praticamente immediati su ansia e stress, effetti che, tra l’altro, non sono gli unici».

Affidati alla guida di un terapeuta

Certo, premette il ricercatore, questo stato di appagamento non si ottiene con una semplice gita nel verde. «Quando parliamo di terapia forestale ci riferiamo a un protocollo definito, in cui un clinico guida i partecipanti e ha un’efficacia statisticamente più significativa e nettamente più intensa rispetto al fai da te». Che si faccia da soli o con il terapeuta comunque non servono abilità particolari per provare.

Ogni sessione prevede una lenta passeggiata snodata in 5 tappe, nel raggio di 1 o 2 chilometri, dove a ogni fermata si porta l’attenzione a uno specifico canale sensoriale (vista, udito, tatto, olfatto), per poi chiudere con una fase di immersione “totale”. In alcune delle aree censite sono stati inseriti percorsi guidati con cartelli che forniscono le istruzioni step by step. «Se lo psicoterapeuta non c’è, può essere un altro accompagnatore a tenere i tempi, l’importante è restare centrati e non trasformare l’uscita in una visita turistica, perché anche la lettura di un cartello può distogliere l’attenzione» avverte Meneguzzo.

Serve un itinerario nella tranquillità

Il luogo prescelto deve essere tranquillo, sicuro e lontano da fonti di rumore e traffico. Boschi di conifere o faggete sono da preferire, anche perché possono sprigionare i più efficaci oli essenziali dal potere “curativo”. La regola principale è comunque il comfort; percorso con pendenze minime e senza pericoli, perché l’organismo non deve faticare.

«Il profumo del legno, delle foglie e del suolo, i colori e le forme, gli uccelli e i rumori dell’acqua che scorre, ciò che senti con le mani toccando un tronco, o sotto ai piedi nudi camminando lentamente, sono tutti stimoli da cui lasciarsi avvolgere. Non si chiede di meditare o di abbracciare sconosciuti, non serve nessuna capacità in entrata, è sufficiente poter camminare piano, senza sforzo, in tranquillità, e focalizzarsi sui propri sensi» spiega Tania Re, antropologa e psicoterapeuta, coautrice dello studio del Cnr ed esperta di terapia forestale.

Respira a fondo e osserva

Quello che invece bisognerebbe fare è respirare. Con gioia. È l’olfatto infatti uno dei canali “principe” dell’esperienza, perché parte dell’effetto rilassante, oltre che dal micro clima e dai suoni naturali, dipende proprio dall’inalazione dei composti volatili emessi dalle piante, tra cui i terpeni. «Gli studi hanno visto che queste sostanze agiscono a livello biochimico e sistemico abbassando i marcatori infiammatori, e direttamente a livello cerebrale, per ridurre l’ansia e migliorare il tono dell’umore» chiarisce la psicoterapeuta.

Anche i colori e le geometrie, i suoni naturali e il contatto con le superfici fanno la loro parte: «La semplice osservazione di panorami boschivi e naturali induce la variazione di alcuni parametri fisiologici, tra cui appunto la riduzione dei livelli di cortisolo nel sangue».

Tanti benefici per la salute

Intanto sui buoni effetti della terapia forestale si continua a indagare. Dalle sperimentazioni stanno emergendo effetti promettenti su asma, dolore cronico inclusa fibromialgia, e persino diabete e colesterolo alto: tutto merito della riduzione dello stress che, come sappiamo, genera stati infiammatori legati a doppio filo con queste malattie. In Toscana il Servizio sanitario regionale ha inserito la terapia forestale in un percorso di sperimentazione sulla fibromialgia, attraverso il Centro per le medicine complementari; ed è in corso un progetto di Cnr-Ibe e Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura, che mira a raccogliere dati per far entrare la terapia tra quelle riconosciute e sostenute dal Servizio sanitario nazionale.

Si stima che in termini di risparmio per cure e mancate giornate di lavoro un investimento in questa direzione renderebbe almeno dieci volte quanto viene speso. I ricercatori sono al lavoro. Nel frattempo, noi sfruttiamo i benefici di questa immensa medicina naturale e andiamo nel bosco ogni volta che possiamo. Corpo e mente ci ringrazieranno.

I sentieri per passeggiare

La mappa è in via di costruzione su reterurale.it/ terapiaforestale (per info si può scrivere a francesco.meneguzzo@ cnr.it ). Puoi scegliere sedute guidate o itinerari tracciati da fare in autogestione. Se cerchi un’area adatta vicino a casa, preferisci boschi di conifere, di lecci o faggeti; il percorso deve essere facile e sicuro, lontano da rumori, meglio se con corsi d’acqua naturali. Molte Oasi Wwf e riserve naturali gestite dai Reparti Carabinieri Biodiversità sono adatte.

Se vuoi iniziare da sola, prova una “mini-sessione” semplice di 20–30 minuti. Fai una passeggiata lenta, intervallata da 4 tappe da 1 a 5 minuti: ascolto, respiro, vista, tatto. Non dimenticare di toccare gli elementi circostanti, i tronchi con la schiena e con le mani, dove possibile il terreno a piedi nudi. Poi chiudi il tuo percorso facendoti una domanda: “Cosa mi porto a casa oggi?”.