Abbiamo fatto tutto. Versato la caparra del nuovo appartamento. Fatto la lista delle cose che servono. Comprato una valigia grande, grandissima, per farci stare tutto: i libri, i vestiti, le sciarpe per l’inverno, la moka per farti sentire a casa. Nel portabagagli della 500 non ci stava. Alla fine l’abbiamo infilata a fatica nel sedile posteriore, mettendoci a ridere come due matte. Perché avevamo il dubbio che fosse un po’ fuori misura, in effetti. Lo sento già tuo padre che ci sgrida: esagerate! Non so da quant’è che non ridevamo così e parlavamo mangiando un gelato come due amiche. Ancora pochi giorni e finiranno le vacanze. Poi arriverà settembre e non sarà più come prima. Mai più.

Rompere il cordone e spiccare il volo

Partirai per un’altra città a studiare e progettare il futuro. Dopo tua sorella, ci lasci anche tu. È quello che volevi, è quello che volevo. Rompere il cordone. Spiccare il volo. Con tua sorella è stato più facile. Perché la sua lontananza è meno siderale, non solo in termini geografici. E poi lo so che chiama. Tu, chissà. Ho avuto con te anni turbolenti. Anni di silenzi ostili, di parole lanciate come pietre, di abbracci e di scuse fatte solo di sguardi, di rari e magici sorrisi, complicità istintive e inconsapevoli ingombranze. Diverse e simili, ci siamo misurate nella lotta, amate con la furia degli amori complementari e impossibili. Adesso finalmente troveremo pace. In questi giorni sospesi di attesa e caldo tropicale, mentre la città lentamente si ripopola e i pensieri quasi si sentono nella quiete delle strade ancora vuote, è già nata la tregua. Una strana e magnetica dolcezza. Hai preso tutto? Hai preso anche le medicine? Sì, mamma. E già mi assale la malinconia.

Il “nido” ha cambiato faccia

È stato un attimo arrivare fin qua. La topografia domestica racconta con i mobili lo srotolarsi della nostra storia. Le cassettiere colorate in cui infilavo i vestitini da bambola e i pannolini hanno lasciato il posto ad armadi strabordanti di felpe e tubini con gli strass, il letto a castello è stato rimpiazzato da alcove in cui hanno bivaccato fidanzati e amici, il bagno è diventato negli anni un suk ingombro di piastre per capelli e trucchi dispersi in uno dei tanti beauty case. Dov’è il mio rossetto? Quante mattine vi ho maledetto mentre cercavo di rifarmi la faccia coi minuti contati e niente era al suo posto.

La nostalgia per la vita di prima

Mi mancherà questo casino. La porta chiusa. Le tazze del mattino regolarmente lasciate nel lavandino quando ci vuole un attimo a infilarle nella lavastoviglie, quante volte l’ho detto? Le scarpe in giro, gli zaini in cui si inciampa puntualmente e i quaderni aperti su pagine che non dovrei leggere. Persino i silenzi mi mancheranno. E i “ciao” biascicati al mattino appena sveglia. Le giornate no e quelle in cui una strana euforia si sparge per la casa come una polverina e tu diventi incredibilmente loquace. Allora ti devo chiedere tutto, entrare in quella porta aperta per fare il pieno di te, prima che sbatta. Ma devo fare con attenzione, un passo falso, una parola sbagliata e già mi butti giù dalla finestra.

Un passo indietro

Ho sempre pensato di vivere senza traumi la vostra assenza. Mai stata mamma chioccia. Vi ho amato e cresciuto meglio che potevo, tenendo insieme ambizioni e tenerezze, scendendo a compromessi con un tempo implacabile e tiranno in cui era impossibile farci stare tutto, salvo strapparlo, a forza di tirare, come un lenzuolo troppo corto. Quanti buchi ho lasciato? Quante mancanze avete dovuto rattoppare? Mai come ora avrei voglia di chiedervelo, mentre un capitolo si sta per chiudere e vi avviate dentro una trama solo vostra. In cui le protagoniste siete voi, e io e il papà due figurine sullo sfondo.

Un nuovo capitolo, da scrivere in due

«Presto sarete soli, siete pronti?» mi ha chiesto un giorno a bruciapelo la psicologa da cui vado ogni tanto per scaricare dubbi e coscienza. È una domanda che non mi ero posta mai. Pronti a che cosa? A questa casa che si svuota, al sonno non funestato dal pensiero della chiave nella toppa – che ore saranno? dove sarà? – a me e al mio sposo che ritorniamo coppia? Non siamo pronti, no. Dovremo riabituarci ad occupare spazi, riempire silenzi, intrattenerci in nuove conversazioni, rispolverare vecchi hobby, chiamare amici che abbiamo trascurato e, perché no, prendere un cane. No, un cane no, quello lo rimandiamo alla vecchiaia. In fin dei conti non sarà poi così male il famigerato nido vuoto. È un’altra fase che si apre. Un altro pezzo di vita da arredare. Se siamo sopravvissuti fino a qua, lanciando due mine vaganti per il mondo, due schegge di futuro, niente paura, ce la possiamo fare.