Camminare fa bene alla salute. Non solo: le camminate sono adatte anche ai senior, insomma da over 60, 70 e anche 80, condizioni permettendo. Ma adesso si scopre che se si è dei “Super movers”, cioè camminatori veloci che riescono a tenere un buon passo a dispetto dell’età, a beneficiarne è soprattutto il cervello, che invecchia meno e più lentamente. A dimostrarlo è uno studio, condotto a livello internazionale da ricercatori americani.

Chi sono i Super movers

Intanto va chiarito chi sono i cosiddetti Super movers: la definizione arriva proprio dal team di studiosi della Stony Brook University di New York City, guidato da Joe Verghese, professore e direttore del Dipartimento di Neurologia. I ricercatori hanno analizzato i dati di 5.000 persone, uomini e donne, over 80, con un’attenzione particolare al tipo di camminata. È così che hanno individuato una specifica categoria di senior che non si limita a camminare, ma lo fa in modo energico, a una velocità media di 1,15-1,20 metri al secondo, circa 4,1-4,3 chilometri orari.

Passo svelto, cervello più giovane

Il ritmo sostenuto dai Super movers è risultato 1,5 volte più della media dei coetanei, anche a parità di genere, maschile e femminile. Si tratta di pochi privilegiati, pari a circa il 7% della popolazione della stessa età, che riesce a continuare a camminare a passo svelto. Ecco che i ricercatori hanno scoperto che proprio i Super movers hanno anche un cervello più “giovane”. Lo studio, infatti, ha valutato un campione che non presentava segni di decadimento cognitivo all’inizio della ricerca, dunque né Alzheimer né altre patologie senili. Dopo un periodo di osservazione tra i 3,4 e i 5,4 anni, hanno notato che le funzioni cognitive era migliori rispetto ai camminatori più lenti.

Nei Super movers l’invecchiamento rallenta

Ad accomunare i Super movers, dunque, era il fatto di aver mantenuto sia un passo sostenuto nella camminata almeno fino ai 50 anni e oltre, sia migliori prestazioni del cervello. Il risultato è stato analogo in tutti i camminatori veloci, a prescindere dall’area geografica di appartenenza, ossia Stati Uniti, Regno Unito, alcuni Stati europei, Cina e Messico. «L’effetto era molto marcato. I Super Movers avevano circa il 50% di rischio in meno di sviluppare un declino cognitivo rispetto ai loro coetanei», ha spiegato Verghese. Un dato ancora più significativo, se paragonato a quello dei pari età.

Tutti gli organi sono collegati

«Per noi medici che ci occupiamo di longevità non è una novità assoluta che la camminata veloce, quindi una variazione del ritmo rispetto alla normale camminata, è segno di una buona salute cardiovascolare, polmonare e muscolare: questo si riflette, naturalmente, anche sulla parte psichica e sul cervello in particolare», commenta Francesco Balducci, medico specialista in Anti-age e nutrizionista, che aggiunge: «Gli organi non sono a compartimenti stagni, ma in particolare la plasticità neuronale e la capacità di produrre nuovi neuroni da cellule indifferenziate è favorita dall’attività fisica in senso lato e la cammina veloce è molto indicata».

Tutti i benefici della camminata (veloce)

Come chiarito dai ricercatori, comunque, il nesso individuato tra i benefici della camminata veloce e la protezione anti-age non è di causa-effetto diretto: significa che poter sostenere un ritmo più elevato dei coetanei non è di per sé garanzia di non andare incontro a demenze senili o Alzheimer. «Non possiamo concludere che camminare più velocemente prevenga la demenza, ma soltanto che la mobilità eccezionale è associata a un invecchiamento cognitivo più sano». Non si tratta, quindi, di una “ricetta” perché a influire sono anche altri fattori, dall’alimentazione, al sonno, alla socializzazione, ecc.

Più memoria col movimento

In ogni caso l’indicazione che si trae dagli studi è la conferma ai benefici del movimento e, in particolare, della camminata. Un’altra indagine, però, ha mostrato aspetti nuovi: nell’ambito dello studio LonGenity, su volontari adulti anziani di origine ebraica ashkenazita, in un sottocampione di 64 persone sottoposto a risonanza magnetica cerebrale, si sono riscontrati volumi maggiori nell’ippocampo, in particolare nel lato destro e in alcune sottoaree deputate in modo specifico a memoria e movimento. I partecipanti allo studio sono risultati in grado di mantenere meglio sia la velocità di elaborazione mentale che le capacità visuo-spaziali, nonostante il passare degli anni.

Possibili effetti protettivi contro l’Alzheimer

Un ultimo aspetto della ricerca americana, infine, ha riguardato il possibile effetto protettivo della camminata veloce nei confronti dell’Alzheimer. Analizzando le condizioni del cervello di 692 dei soggetti dello studio, post mortem e grazie ad autopsie sull’organo, è emerso che le placche di amiloide e i grovigli di tau, cioè indicatori fisici caratteristici dell’Alzheimer, erano molto differenti tra i Super movers e gli altri soggetti. «I Super movers – ha spiegato Verghese – avevano esiti cognitivi migliori nonostante avessero una patologia di Alzheimer simile a livello di autopsia. Questo indica resilienza, non semplicemente meno malattia», ossia maggior capacità di tollerare e compensare le alterazioni dovute all’età.

Camminare veloce, soprattutto in compagnia

«Gli studi indicano l’influenza della camminata non solo sull’ippocampo – quindi la memoria – ma anche sul nucleo accumbens, deputato alla produzione degli endo-cannabinoidi, le endorfine che sono liberate con l’attività fisica, specie nella camminata veloce e corsa. Questo riduce la formazione di placche di amiloide e grovigli di tau, influendo anche sulla progressione dell’Alzheimer: è per questo che nelle fasi iniziali della malattia si consiglia la camminata veloce, consigliandola in particolare in compagnia, per favorire la socializzazione, che contrasta la malattia», spiega ancora Balducci, autore di diversi libri, tra i quali Medicina della Longevità.

Perché camminare contrasta la neurodegenerazione

«La camminata, come detto, ha benefici indubbi e sicuramente gli studi finora hanno mostrato che riduce il rischio di neurodegenerazione, perché coinvolge diversi organi e funzioni, per esempio l’apparato cardio-circolatorio, osteo-articolare e polmonare, oltreché muscolare», aggiunge Balducci, che suggerisce anche altri movimenti come la “camminata del selvaggio”, messa a punto da lui stesso: «E’ la sequenza di marcia veloce, corsa a ritmo vario e uno scatto: io, che compirò 70 anni a breve, alterno fasi di 5 minuti per le prime due attività e 20 secondi di scatto, il tutto per tre volte. Non è altro che la riproposizione in chiave moderna di quanto faceva l’uomo primitivo, nell’andare a caccia, individuare la preda e poi rincorrerla».

La necessaria personalizzazione

Il suggerimento, però, deve tenere in considerazione «le condizioni specifiche del senior in questione e il suo bagaglio atletico precedente», ricorda Balducci, che insiste sulla necessità di una personalizzazione dei consigli. A livello generale il medico anti-age consiglia comunque «una camminata per minimo 3 volte alla settimana, per 30 minuti a passo sostenuto: rappresenta un buon allenamento per gli over 80, a patto naturalmente che siano in condizioni fisiche di poterlo sostenere senza altre controindicazioni o limitazioni».