Coincidenza? Uno dei protagonisti della serie Call My Agent – Italia, il Gabriele interpretato da Maurizio Lastrico, ricorda un vero agente romano. Alto, ricci rossi e naso pronunciato, somiglia a Daniele Orazi, fondatore della Do Cinema Agency. «Il carattere di Gabriele, però, è molto diverso dal mio», ride lui, 54 anni, autore di un romanzo in parte autobiografico, Ostiawood (Solferino), che racconta gli inizi in periferia e le avventure lavorative. «Lui è morbido e conciliante, io decisamente più rigido. Lo stesso Lastrico dice che molti hanno notato la somiglianza».

Dal piccolo schermo alla realtà

Che sia casuale o no, la serie in onda con la terza stagione dal 14 novembre, in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now, rispecchia una realtà professionale precisa anche se non molto conosciuta. Nel 2015 è stata raccontata da Dix pour cent, il format francese che nel 10% del titolo si riferisce alla percentuale dei manager sul compenso degli artisti e che ha ispirato altre versioni, compresa quella italiana. Il divertimento nasce dal vedere le stelle dello schermo alle prese con la quotidianità, i provini, le ansie e le crisi, anche se – ça va sans dire – ogni riferimento grande star a fatti e persone reali è casuale (nei nuovi episodi ci sono, fra gli altri, Stefania Sandrelli, Luca Argentero, Michelle Hunziker, Ficarra & Picone).

Call my agent 3 -Italia

Il mestiere dell’agente

«La serie è rielaborata in chiave comica, ma racconta bene certe dinamiche del mestiere» continua Orazi, che rappresenta attrici italiane come Alba Rohrwacher e Valeria Bruni Tedeschi, ma anche Susan Sarandon e James Franco quando lavorano da noi. «Gli agenti promuovono, tutelano e seguono la carriera degli artisti, facendo da intermediari coi produttori e occupandosi della parte contrattuale, proprio come si vede in tv. In Italia siamo circa 150 e abbiamo iniziato a occuparci anche di sceneggiatori, registi, direttori della fotografia, come negli Usa». Oltre che di giovani attori in cerca di promozione.

Dalle origini di Hollywood ai giorni nostri

La figura dell’agente nasce con Hollywood. La William Morris Agency, fondata nel 1898, ha rappresentato Charlie Chaplin, i fratelli Marx, poi Elvis Presley e i Rolling Stones. Un loro talent scout, Johnny Hyde, scoprì Marilyn Monroe (e se ne innamorò), procurandole un contratto di sette anni con la 20th Century Fox. Negli anni ’50 Lew Wasserman della MCA ebbe l’idea di far partecipare gli attori ai profitti dei film. Oggi, dalla fusione di grandi agenzie, è nata la William Morris Endeavor, che rappresenta Angelina Jolie, Ben Affleck, Matthew McConaughey, Amy Adams.

Call my agent 3 -Italia

Il press agent, l’altra metà del successo

Accanto all’agente “classico” c’è il press agent, che cura immagine e rapporti con la stampa di celebrities, film, enti e festival. Il più celebre in Italia è stato Enrico Lucherini, scomparso lo scorso luglio, noto per idee geniali e finti scoop che hanno fatto la storia. Celebre l’episodio del ghepardo sulla Croisette nel 1963, noleggiato per far fotografare Claudia Cardinale al Festival di Cannes con Il Gattopardo di Visconti. Oggi non ci sono aneddoti “alla Dolce Vita”, ma il lavoro di agenti e uffici stampa è più articolato: si occupano anche di accordi con brand di moda e la professione è in forte ascesa, grazie alle piattaforme streaming.

Un mestiere in evoluzione

Ma come si diventa agente o press agent? Un tempo non esistevano corsi specifici: si imparava sul campo, spesso con stage dopo lauree in Comunicazione, Marketing o Giornalismo. È il caso di Pierluigi Manzo, autore di Professione Press Agent – Manuale di sopravvivenza (Les Flâneurs). È un abecedario per chi vuole capire gli aspetti pratici, tutto quello che va fatto per scrivere un comunicato stampa, organizzare le interviste o assistere un artista in trasferta. Catanese, 48 anni, ufficio stampa di festival cinematografici come Taormina e Torino e di attori come Alessandro Gassmann, Claudio Santamaria e Anna Valle, Manzo ripercorre nel libro la sua esperienza da quando, dopo la laurea, viene chiamato a fare uno stage a Studio Universal, il canale tv della Universal Pictures.

Call my agent 3 -Italia

Dietro le quinte della comunicazione

Alla domanda: «Che competenze si richiedono a un press agent?», risponde subito: «Capacità di scrittura, per sintetizzare e informare la stampa, e capacità relazionale, per instaurare un buon rapporto sia con gli artisti sia con i giornalisti. Bisogna essere molto flessibili e disponibili: durante festival ed eventi si lavora anche la sera e nel weekend, cosa che può non piacere a tutti. Avrei mille aneddoti da raccontare. Una volta alla Mostra del Cinema di Venezia impazzii perché Isabelle Huppert voleva muoversi in auto anche nell’area pedonale del Lido e, una volta avuti i permessi e una piccola auto elettrica, decise che preferiva andare a piedi visto il bel tempo. Con Laetitia Casta ho avuto un feeling immediato: durante una promozione a Milano, quando ha scoperto che era il mio compleanno, mi ha regalato un quarzo che era stato il suo portafortuna».

Una passione nata per caso

Se oggi esistono corsi specifici, fino a qualche anno fa la professione di agente era così misteriosa che raramente un giovane pensava di seguire quel percorso. «Io neanche sapevo cosa fosse: volevo diventare veterinario, per pagarmi gli studi facevo il modello, per questo avevo un’agente, Donatella Mauro. Visto che era a fine carriera, mi chiese di darle una mano. Così mi sono appassionato e ho imparato», racconta Orazi. Gli fa eco Manzo: «Nep- pure io ne sapevo nulla, ma avevo una grande passione per il mondo dello spettacolo. Da ragazzino inseguivo gli attori che arrivavano a Catania per avere autografi o scambiare due chiacchiere. Una volta scrissi a Kim Rossi Stuart una lettera così accorata che mi rispose e accettò di incontrarmi in teatro. Ma allora non avrei neanche so- gnato di poter fare l’agente»