In Italia la cura dei bambini resta quasi interamente a carico delle famiglie, in particolare delle madri. Secondo il Rapporto Family (Net)Work 2025, analisi annuale sul welfare familiare in Italia, solo il 5,5% dei genitori affida la cura dei propri figli a una figura esterna come la baby sitter o la tata. Una percentuale piccola, ma dietro cui si muove un mercato del lavoro in continua evoluzione e chiamato a rispondere a bisogni sempre più complessi.

Baby sitter, tata, nanny e au pair: differenza tra i profili professionali

Baby sitter, tata e nanny non sono la stessa cosa. Le baby sitter rappresentano circa il 18% dei collaboratori domestici in Italia e, nel 60,6% dei casi, lavorano meno di 30 ore settimanali, rileva sempre il Rapporto Family (Net)Work 2025. Si tratta della figura più diffusa e flessibile: lavora spesso part-time e, nella maggior parte dei casi, per più famiglie.

Come diventare tata a tempo pieno
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La tata, invece, segue generalmente una famiglia per volta, per molte ore al giorno, e diventa una figura di riferimento nella routine del bambino. La nanny è una figura di matrice anglosassone, sempre più richiesta nelle grandi città: lavora full-time, anche in convivenza, e unisce cura ed educazione.

In Italia, i tre ruoli rientrano tutti nella categoria “lavoro domestico”, insieme a badanti e colf. Rispetto a queste ultime, però, babysitter, tate e nanny sono mediamente più giovani (il 47% ha meno di 50 anni) e presentano una quota più alta di italiane (40,3%), segno che le famiglie tendono ad affidare la cura dei figli a persone culturalmente percepite come più vicine.

Come diventare tata a tempo pieno
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Infine ci sono le au-pair: non sono lavoratrici domestiche, ma ragazze – in genere tra i 18 e i 30 anni – inserite in programmi di scambio culturale. Vivono con una famiglia, offrono un aiuto limitato nella cura dei bambini e nelle faccende domestiche, in cambio di vitto, alloggio e di un compenso settimanale. L’impegno orario è ridotto e l’obiettivo principale resta l’apprendimento linguistico e culturale. Non possono sostituire una tata o una nanny, specialmente se sono richieste competenze educative specifiche.

Una scuola per diventare “tata d’élite”

“Tenere” un bambino, oggi, non è più sufficiente, soprattutto quando è molto piccolo. Da questa esigenza nasce il primo corso italiano per tate della fascia d’età 5-36 mesi, lanciato da Scuola in Fasce, ente di formazione privato dedicato ai professionisti della prima infanzia e guidato da Alhena Scardia, che questo mondo lo conosce bene: è infatti puericultrice, neo-studentessa di Psicologia e madre di 5 figli.

La scuola costruisce percorsi formativi su misura, orientati alla pratica e al lavoro nelle famiglie. «Subito dopo la nascita di un figlio i genitori sono “coccolati” da parenti, nonni, amici, ma quando il bambino inizia a crescere il supporto si interrompe bruscamente» spiega Scardia. «Il corso Tata d’élite nasce per colmare questo vuoto, formando professioniste in grado di riconoscere le tappe evolutive tra i 5 e i 36 mesi, dallo sviluppo psicomotorio alla pedagogia della prima infanzia, dall’igiene del bambino all’alimentazione, con moduli su svezzamento tradizionale, vegetariano e vegano».

Il vero costo di una tata a tempo pieno

Ampio spazio è dedicato alla gestione del sonno, che nel primo anno cambia radicalmente. «L’obiettivo è permettere alla tata di sapere cosa proporre, quando e perché, adattando le attività all’età e allo sviluppo del bambino. Le famiglie cercano figure preparate, capaci di accompagnare i figli nei primi anni di vita con competenza e continuità».

Le scuole per diventare tata
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Quelle che si rivolgono alla scuola chiedono soprattutto figure a tempo pieno, per 40 ore settimanali. «Significa affidare a una sola persona 8 ore della giornata del proprio figlio, con una grande responsabilità educativa» osserva Scardia. La tata d’élite, però, non è destinata solo alle famiglie altolocate. «La scuola risponde alle richieste anche di chi ha budget più contenuti, inserendo in casa allieve in formazione, sempre affiancate e supervisionate».

Il corso per le partecipanti è online e costa 1.799 euro. «Può sembrare tanto, ma una tata ben formata arriva a guadagnare 1.500 euro netti al mese, anche di più se in modalità live-in, ovvero se vive con la famiglia h24» precisa Scardia. Le iscritte ai corsi sono in maggioranza giovani, ma frequentano anche educatrici di asilo nido già laureate «che desiderano una formazione più specifica sulla fascia 0-3 anni» e altre professioniste in cerca di un cambiamento lavorativo. «Ci sono poi tante mamme che intendono solo migliorarsi o che hanno vissuto sulla propria pelle la solitudine della maternità e vogliono mettersi a servizio delle altre».

L’importanza della formazione

«Anche se l’attività viene svolta saltuariamente, è fondamentale che la tata abbia una preparazione adeguata» sottolinea Luisa Gardella, responsabile della formazione di Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico. «La priorità assoluta è la sicurezza del bambino: conoscere e prevenire i rischi domestici, dalle prese elettriche alle scale, è essenziale. Così come saper affrontare una manovra di disostruzione, che nei nostri corsi trattiamo in modo pratico». Altrettanto cruciale è il rispetto delle regole della famiglia. «La tata deve essere allineata con i genitori e attenersi alle indicazioni condivise, assicurando coerenza educativa nel rapporto con il bambino. Infine, è fondamentale una comunicazione trasparente con mamme e papà, senza omissioni. La fiducia si costruisce anche attraverso la chiarezza e l’onestà nel racconto quotidiano».

Il lavoro domestico in Italia è ancora poco riconosciuto

Nonostante il ruolo centrale nella società, il lavoro domestico di rado beneficia delle politiche di sostegno all’occupazione. Dice Andrea Zini, presidente di Assindatcolf: «Babysitter, badanti e colf sono state storicamente escluse dai bonus e dagli incentivi che hanno sostenuto altri settori, soprattutto durante la pandemia. Non dimentichiamo che oltre il 55% degli addetti è ancora in nero, un primato negativo che rende il comparto fanalino di coda in Italia». Un paradosso, se si considera che senza baby sitter e tate, la partecipazione femminile al mercato del lavoro sarebbe ancora più fragile.

tata a tempo pieno
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Come diventare tata a tempo pieno

La formazione per tate e baby sitter non è obbligatoria, ma è molto richiesta dalle famiglie. Assindatcolf propone corsi gratuiti fino a 64 ore, focalizzati su sicurezza, prevenzione degli incidenti domestici e comunicazione con i genitori (assindatcolf.it).

Percorsi più strutturati sono organizzati da piattaforme private come Scuola in Fasce (scuolainfasce.it). Esistono poi corsi di formazione regionali, spesso gratuiti per i disoccupati, e di primo soccorso pediatrico organizzati dalla Croce Rossa e consigliati a chi lavora con bambini, anche se in modo saltuario.