
Sono 1,64 milioni gli italiani che, negli ultimi vent’anni, hanno deciso di vivere altrove. In questo stesso periodo, i rientri sono stati poco più di 800mila: un saldo negativo che racconta l’emorragia di un Paese in cui sempre più cittadini scelgono di partire. Secondo il rapporto “Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes, la nuova mobilità non è una fuga, ma una risposta a mancanze strutturali che rendono difficile vivere e lavorare con dignità. Dietro le statistiche ci sono volti, famiglie e storie di chi, spesso, all’estero trova ciò che in Patria non riesce a realizzare.
Un’Italia che continua a partire
Dal 2006 a oggi gli espatri non si sono mai fermati. La pandemia aveva rallentato i movimenti, ma nel 2024 si è registrata una nuova impennata: oltre 123mila iscrizioni all’Aire per espatrio, con un aumento del 36,5% rispetto all’anno precedente. I rimpatri, invece, calano. Il saldo del 2024 tocca così il record negativo di oltre 100mila unità. La fotografia è chiara: su cento residenti, dodici vivono fuori dall’Italia. Una «ventunesima regione» che cresce ogni anno e che conta più di 6,4 milioni di iscritti all’Aire, quasi quanti gli stranieri residenti nel Paese.
Chi sono gli italiani all’estero: giovani, famiglie e «nonni baby sitter»
A fare le valigie sono soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni, seguiti dagli adulti fino ai 49. Cercano stipendi più alti, riconoscimento professionale, ma anche qualità della vita. Accanto a loro, una presenza sempre più visibile: quella dei «nonni baby sitter». Molti over 60, infatti, si trasferiscono per sostenere figli e nipoti all’estero, diventando un punto di riferimento per le nuove famiglie. Insieme ai giovani, rappresentano l’altra faccia di un’emigrazione che non è più solo economica, ma affettiva e solidale. Le donne sono ormai quasi la metà degli iscritti all’Aire (48,3%) e crescono più degli uomini. Segno che le nuove generazioni femminili trovano fuori dall’Italia spazi e tutele più solidi per conciliare vita e lavoro.
Germania al primo posto, l’Europa resta il baricentro
La meta preferita resta l’Europa, che accoglie oltre il 70% di chi parte. Nel 2024 la Germania ha superato il Regno Unito, seguita da Spagna, Svizzera e Francia. È nel Continente europeo che si concentra anche la maggior parte dei rientri, a conferma di una mobilità sempre più interna all’Unione. Fuori dall’Europa, le destinazioni più scelte restano Stati Uniti e Brasile, ma con numeri molto inferiori. Il dato più interessante, sottolinea la Fondazione Migrantes, è che la mobilità non è più solo una «fuga di cervelli»: riguarda tutti, dai professionisti ai lavoratori autonomi, dalle famiglie ai pensionati.
Le ragioni degli italiani all’estero
Dietro ogni provincia che si svuota, spiega il rapporto, c’è una politica pubblica che non ha funzionato. La mancanza di lavoro stabile, la difficoltà di costruire un futuro, la carenza di servizi adeguati spingono sempre più persone a cercare altrove un equilibrio possibile. Non è una scelta leggera, ma spesso l’unica percorribile. Le disuguaglianze territoriali alimentano l’esodo interno e, in molti casi, l’emigrazione all’estero diventa la tappa successiva.