Il decreto lavoro del Primo maggio ridisegna il sistema degli incentivi alle assunzioni. L’obiettivo è chiaro: rendere più conveniente il lavoro stabile, soprattutto per donne e giovani. Ma questa volta con regole più precise. I bonus restano, anzi vengono rafforzati. Tuttavia, per accedervi, le aziende dovranno rispettare condizioni più rigorose, a partire dal cosiddetto «salario giusto». Accanto agli incentivi, arrivano anche misure per la conciliazione vita-lavoro e nuove tutele per alcune categorie di lavoratori.

Decreto lavoro Primo maggio 2026: cosa prevede la bozza

Il cuore del decreto è un pacchetto di incentivi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Le agevolazioni riguardano in particolare donne, giovani under 35 e lavoratori nelle aree della Zes unica del Mezzogiorno.

Le imprese potranno beneficiare di esoneri contributivi fino al 100%, per un periodo massimo di 24 mesi. Tuttavia, questi vantaggi non saranno automatici. Il decreto introduce una condizione chiave: gli incentivi saranno concessi solo alle aziende che garantiscono ai lavoratori un trattamento economico in linea con i contratti collettivi più rappresentativi. È quello che viene definito «salario giusto».

Inoltre, per accedere ai bonus, le assunzioni dovranno generare un incremento occupazionale reale. Non basterà sostituire un lavoratore con un altro. Il datore di lavoro non dovrà aver effettuato licenziamenti nei sei mesi precedenti nella stessa unità produttiva. In caso contrario, l’incentivo non sarà riconosciuto.

Bonus donne e giovani: come cambiano gli incentivi

Tra le novità più rilevanti ci sono i cosiddetti bonus «2.0» per donne e giovani. Nel caso delle lavoratrici, le aziende che assumono a tempo indeterminato donne senza un impiego da almeno 24 mesi, o da 12 mesi se appartenenti a categorie svantaggiate, potranno ottenere un esonero totale dei contributi fino a 650 euro al mese. L’importo sale a 800 euro per le lavoratrici residenti nelle regioni della Zes.

Per i giovani under 35, il meccanismo è simile. Le assunzioni stabili effettuate fino al 31 dicembre 2026 potranno beneficiare di uno sgravio contributivo del 100%, fino a 500 euro al mese, che salgono a 650 euro nelle regioni del Centro-Sud coinvolte. Anche in questo caso, è richiesto che il giovane sia disoccupato da almeno 24 mesi, o da 12 mesi se rientra in specifiche categorie svantaggiate.

La durata degli incentivi è generalmente di 24 mesi. In alcune situazioni particolari, come per alcune categorie più ampie di lavoratori svantaggiati, la durata può ridursi a 12 mesi. Restano esclusi alcuni ambiti, come il lavoro domestico e, per alcune misure, l’apprendistato.

Zes, salario giusto e stop ai contratti pirata

Un capitolo specifico riguarda la Zes unica del Mezzogiorno. Qui gli incentivi puntano a sostenere le piccole imprese. Le aziende con fino a 10 dipendenti potranno ottenere un esonero contributivo totale, fino a 650 euro al mese per 24 mesi, assumendo lavoratori over 35 disoccupati da almeno due anni.

Ma il vero elemento di novità è il legame tra incentivi e «salario giusto». Il decreto stabilisce che i benefici saranno accessibili solo se la retribuzione non è inferiore a quella prevista dai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni più rappresentative.

Questa scelta mira a contrastare i cosiddetti contratti pirata, cioè accordi con condizioni economiche più basse. In pratica, il decreto introduce un meccanismo che rafforza i minimi salariali senza fissare un salario minimo per legge. Nei settori senza contrattazione, si dovrà comunque fare riferimento al contratto più vicino all’attività svolta.

Conciliazione vita-lavoro, rider e caregiver: le altre misure

Oltre agli incentivi, il decreto introduce anche interventi su altri fronti. Per le imprese che investono nella conciliazione vita-lavoro, è previsto un esonero contributivo fino all’1%, con un tetto massimo di 50 mila euro annui. La misura riguarda le aziende che ottengono una specifica certificazione legata a politiche di welfare, maternità e paternità.

Arrivano anche novità per i rider. L’accesso alle piattaforme digitali dovrà avvenire tramite sistemi di identificazione sicuri, come Spid o carta d’identità elettronica. Le piattaforme dovranno inoltre garantire maggiore trasparenza sul funzionamento degli algoritmi e non potranno assegnare più account allo stesso lavoratore.

Infine, il decreto prevede una copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni per chi svolge attività di caregiver familiare. Si tratta di una misura sperimentale che punta a riconoscere e tutelare un lavoro spesso invisibile.