Anna, caregiver della madre, i requisiti per “Opzione donna” li aveva tutti, però quell’opportunità è stata cancellata e lei ora non sa che fare. Rosalba ha deciso di chiedere 26.000 euro in banca per riscattare gli anni di università e andarsene dall’ufficio il prima possibile. Giovanni con altri colleghi ha firmato per l’uscita anticipata dal lavoro, ma nel frattempo è aumentata l’età pensionabile e lui rischia di finire tra i “nuovi esodati”, cioè senza sostegno economico. Elisa ha iniziato tardi a lavorare, sa che riceverà una pensione troppo bassa per vivere e a 60 anni, per la prima volta, ha accettato di sposarsi: l’ha convinta il suo compagno, perché poi eventualmente possa avere la reversibilità.

La maggior parte degli italiani è in ansia per la pensione

Queste storie confermano i dati della Ricerca sulla previdenza sostenibile di Sella Sgr, realizzata con Research Dogma: l’83% degli italiani tra i 25 e i 65 anni è in ansia per la pensione e solo il 10% conosce bene la propria situazione previdenziale. Ormai la parola stessa evoca l’idea di uno slalom lungo una pista puntellata di ostacoli dove, se non sei ben preparato, rischi di farti male.

Le donne hanno spesso pensioni più basse

E, in genere, le più penalizzate sono le donne, perché hanno carriere frammentate e sono occupate nei settori meno remunerativi. Risultato? Scarsi contributi e assegni tardivi e risicati. Tra molte di loro serpeggia una preoccupazione passiva: temono il futuro, ma non riescono a trasformare questa paura in azione. Non solo: una su 4 non sa nulla di previdenza complementare.

Alcune persone hanno perso anni di contributi

«Cresce il bisogno di capire quando e come si potrà andare in pensione. Ora che è tutto telematizzato, la situazione pare migliorata, ma conosco persone che sono andate a lavorare molto presto e hanno poi scoperto che all’inizio non erano state assunte e, quindi, hanno perso anni di contributi» dice Sabrina Grazini, consulente del lavoro seguitissima sui social (@sabrine_graz, e autrice di E tu lo sapevi?, Sperling & Kupfer). Per prima cosa consiglia di fare un check iniziale della propria situazione sul sito dell’Inps (inps.it) attraverso i simulatori “Pensami” e “La mia pensione futura”.

Gli uomini sono più attivi nell’adesione a fondi pensioni

La materia pensionistica è complessa e permangono solide barriere culturali che frenano le donne dall’approcciarla in modo efficace. «Io stessa, laurea in Giurisprudenza e master in Economia e banca, non mi vergogno a dire che, quando dovevo decidere se lasciare il Tfr in azienda o no, ho chiamato mia madre» racconta Anna Vinci, cofondatrice di Ciaoelsa (ciaoelsa.com), start-up di consulenza nel mondo della previdenza complementare. «Nella nostra audience tra i 35 e i 50 anni a informarsi sono più le donne che gli uomini: il 60% del totale, tra gli over 50, invece, le cose si equilibrano. Mi ha colpito vedere che, quando si passa all’azione, il nostro comparatore viene usato per aprire un fondo pensione da uomini in 7 casi su 10».

Motli giovani non sanno cosa sia la previdenza complementare

Le difficoltà ad approcciare temi finanziari così come l’atteggiamento più proattivo da parte maschile paiono radicarsi presto. «Tra i giovani c’è una sfiducia generale sulla possibilità di arrivare ad avere una buona pensione pubblica» spiega Emanuela Rinaldi, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Milano-Bicocca. Lo studio effettuato dalla stessa Rinaldi insieme alla collega Veronica Cucchiarini di Milano-Bicocca con Arca Sgr mostra che la previdenza complementare è una terra incognita: il 62% di studenti e studentesse non sa cosa sia.

I ragazzi sono più pragmatici delle ragazze rispetto agli obiettivi finanziari

«Quando poi si fanno loro domande aperte, i maschi mostrano di avere una visione più articolata dei loro obiettivi finanziari. E dopo aver frequentato un corso di educazione previdenziale, come quello che abbiamo organizzato con Arca Sgr, diventano più consapevoli su come integrare la previdenza nei loro investimenti» aggiunge la professoressa. «Le ragazze, anche quelle con ottime competenze teoriche, faticano di più a tradurle nella pratica sotto forma di pianificazione finanziaria».

Occorre pianificare presto il proprio futuro previdenziale

Molti senior oscillano invece tra l’ansia e la frustrazione. Ed è comprensibile: alcuni sono figli di baby pensionati che si erano ritirati dal lavoro prima dei 50, mentre loro vedono il diritto all’assegno previdenziale allontanarsi sempre più. «Siamo un Paese con una speranza di vita in aumento, un basso tasso di natalità e pochi lavoratori, quindi oggi la coperta è davvero corta» precisa Anna Vinci. «Il consiglio è di informarsi il prima possibile per pianificare il proprio futuro previdenziale, ricordando che ogni situazione è specifica: per esempio, il riscatto della laurea può essere utile a uno e dannoso per un altro.

Con la pensione anticipata contributiva si esce dal lavoro a 64 anni

Per anticipare l’uscita non ci sono trucchi particolari, ma possibilità poco note. Una, legata alla pensione pubblica, è l’anticipata contributiva: è per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio ’96 e dà la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni senza arrivare alla pensione di vecchiaia, che oggi è a 67 anni ma dal 2027 subirà ulteriori adeguamenti all’aspettativa di vita. I requisiti? Devi aver versato contributi per almeno 20 anni e questi devono corrispondere a una pensione di almeno 3 volte la pensione sociale, cioè circa 21.000 euro lordi all’anno.

Con l’opzione RITA si può avere una assegno pensionistico 10 anni prima

Un’altra opportunità è la RITA, Rendita integrativa temporale anticipata, ed è legata ai fondi pensione. Permette di smettere di lavorare in anticipo usando il tuo fondo per crearti un assegno pensionistico: in sostanza, ti autopaghi la pensione. Quando puoi farlo? Cinque anni prima della pensione di vecchiaia o anche 10 anni prima, ma in questo caso devi essere senza lavoro da almeno 2 anni».

L’approccio al fondo pensione deve variare a seconda della fase di vita

L’esperta dà poi un consiglio sui fondi pensione. «Quando la data del pensionamento si avvicina, la priorità è consolidare il capitale» aggiunge Vinci. «Spostare il portafoglio su linee prudenti riduce il rischio di vedere diminuire il valore del fondo a causa di una crisi di mercato poco prima della conversione in rendita. Alcuni fondi hanno un meccanismo di adeguamento automatico, negli altri spetta all’iscritto ribilanciare gli investimenti nel corso del tempo».

Molti non si rendono conto che la pensione comporta cambiamenti radicali

A proposito di tempo, quello che per l’Inps può essere il momento giusto per la pensione può non trovarti preparata. Racconta Michaela Scotellaro, autrice di Pensione. Voglio una vita spericolata. I segreti per farlo (Anteprima) e del blog Happypensy: «Ero all’apice della carriera in una multinazionale, ma quando si è presentata l’opportunità di uno scivolo l’ho colta al volo. Poi, però, mi sono resa conto che avevo dato poca importanza a come sarebbe stata la mia vita dopo. In realtà, la pensione è un cambiamento radicale e mi contattano soprattutto donne alla ricerca di un confronto e di consigli. A loro, ma anche agli uomini, dico: preparatevi per non ritrovarvi senza risorse che vi accompagnino nell’epoca della longevità. Attrezzarsi emotivamente e finanziariamente alla pensione è, in fondo, un vero lavoro».

Il Tfr sarà sempre più spesso in fondi pensione

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto novità per il Tfr, il trattamento di fine rapporto. Ce le spiega la consulente del lavoro Sabrina Grazini. Dal 1° luglio 2026 i neoassunti nel settore privato, esclusi i domestici, hanno solo 60 giorni dall’assunzione per esprimere una scelta esplicita sulla destinazione del Tfr maturando. La norma riguarda tutti i lavoratori di prima assunzione o che iniziano un nuovo rapporto di lavoro. Se non comunicano entro i 60 giorni di voler lasciare il Tfr in azienda o di destinarlo a una forma di previdenza diversa da quella di categoria, scatta l’adesione automatica alla forma pensionistica complementare prevista dal contratto collettivo, nazionale, territoriale o aziendale.