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La pensione? Pensaci da giovane

Non solo devono fare i conti con stipendi inferiori. Anche quando smettono di lavorare le donne spesso ricevono una pensione più bassa rispetto agli uomini. Una, ennesima, disparità che ha radici lontane. E va colmata fin da ragazze. Gli esperti ci spiegano come

La vita delle donne procede per gap, ovvero penalizzanti divari di genere. Si comincia dalla scuola, dove la maggior parte non sceglie corsi di studi nelle discipline Stem, che più facilmente garantiscono un proficuo futuro professionale, per il pregiudizio che le materie tecnico-scientifiche siano “da maschi”. Sul lavoro il gap è nelle buste paga, spesso assai più leggere di quelle dei colleghi. All’età della pensione poi, la buona notizia – la maggiore aspettativa di vita delle donne – viene beffata da assegni risicati rispetto a quelli degli uomini. La “fiaba” potrebbe chiudersi così: e vissero più a lungo, più malate e più squattrinate. Ma questo finale si può cambiare? Sì, soprattutto se si è consapevoli che «la pensione è una cosa da giovani», come sostiene l’economista Annamaria Lusardi, docente a Stanford, tra i più importanti studiosi al mondo di educazione finanziaria (ora in libreria con Il sapere che conta, Mondadori).

A causa del part time (e non solo) le donne hanno stipendi più bassi

Ma come si forma il pension gap? «Il problema degli importi bassi delle pensioni delle donne nasce dal tipo di lavoro e da quanto si lavora» spiega Cristina Bolzani del Dipartimento previdenza Spi nazionale Cgil. «Nel settore privato un uomo ha una retribuzione media annua di 26.000 euro, una donna di 18.000. La differenza deriva in parte dal fatto che le donne sono impiegate in ambiti e con qualifiche meno remunerativi. Si pensi, per esempio, che i quadri sono per il 68% uomini e per il 32% donne, i dirigenti per 78% uomini e per il 22% donne. Ma un altro fattore è cruciale: le giornate di lavoro sono mediamente 251 per un uomo contro le 236 di una donna».

Le donne, con meno contributi, faticano ad accedere alla pensione anticipata

Chiariamo: non siamo sfaticate, il paradosso è che lavoriamo il doppio – dentro e fuori casa – perché il peso della cura della famiglia resta sulle nostre spalle. «Le donne hanno una carriera più discontinua» spiega Ginevra Zucconi, consulente finanziaria e patrimoniale (autrice di La finanza chiara e semplice, in uscita a giugno per Harper Collins). «Dopo la maternità, ammesso che continui a lavorare, spesso la donna prende il part-time o magari rifiuta un salto di carriera perché le impedirebbe di dedicarsi ai figli o ai genitori anziani. Risultato? Accumula meno contributi». Con una quantità di contributi bassa si riduce non solo il peso dell’assegno, ma anche la gamma di opportunità per andare in pensione. «La pensione di vecchiaia, che si ha a 67 anni, è quella a cui più facilmente accedono le donne, perché il minimo contributivo è 20 anni. Poche invece arrivano ai 41 anni e 10 mesi di contributi necessari per la pensione di anzianità (agli uomini sono chiesti 42 anni e 10 mesi). In entrambi i casi c’è un pension gap, tanto che la pensione di vecchiaia nel settore privato per le donne è mediamente del 41% inferiore a quella degli uomini, quella di anzianità del 24%» precisa Bolzani.

Le donne devono programmare bene le pensione perché vivono più a lungo

Va poi sottolineato un altro elemento. «Il gap salariale non c’è solo in Italia, ma anche nel mondo» dice Annamaria Lusardi. «Tuttavia, anche a parità di salario con gli uomini, le donne si occupano spesso solo della finanza quotidiana per far quadrare i conti, non delle pianificazioni di lungo periodo, come l’acquisto della casa e gli investimenti. Sarebbe invece importante che lo facessero perché sono loro a vivere più a lungo e oggi, con le prospettive di longevità che abbiamo davanti, anche a 60 anni ti puoi reinventare». Spesso le donne arrivano alla pensione senza aver ben chiaro quanto spetti loro. «Un metodo rapido per cominciare a farsi un’idea è andare sul sito dell’Inps e digitare “la mia pensione futura: simulazione della mia pensione”» suggerisce Zucconi. «Siccome la pensione statale è molto inferiore al reddito percepito in età lavorativa, conviene pensare a integrarla, per esempio con strumenti di previdenza complementare come i fondi pensione. Ne esistono di diversi tipi e con diverse modalità di adesione».

Poche donne e pochi giovani hanno un fondo pensione

«Un terzo dei lavoratori italiani è iscritto a un fondo pensione, ma solo un quarto lo tiene attivo, continuando ad alimentarlo. Ad avere una forma di previdenza complementare sono soprattutto gli uomini. Le donne, che ne avrebbero più bisogno, non ce l’hanno perché non hanno accesso a un fondo di categoria o non hanno la disponibilità economica per aderirvi» spiega Emanuela Notari, fondatrice dell’Active Longevity Institute di Milano e docente dell’Executive master in Longevity Planning per consulenti finanziari. «Un discorso simile vale per i giovani, che non pensano alla vecchiaia. A mio avviso, succede non perché si comportino da cicale, ma perché alcuni non credono di avere diritti futuri, altri al contrario pensano che avranno una pensione come i loro genitori. Però il lavoro ha cambiato forma, è sempre meno “blindato” e chi ha iniziato da poco a lavorare avrà tanti buchi contributivi, per cui rischia di trovarsi con una pensione bassa e non prima dei 70 anni».Bisogna, quindi, agire fin da giovani.

Risparmiare vuol dire occuparci della nostra salute finanziaria

«Il fattore tempo è cruciale» ricorda la professoressa Lusardi, che dal 2017 al 2023 è stata Direttrice del Comitato per l’educazione finanziaria presso il governo italiano dando un grande impulso allo sviluppo di questa materia nel nostro Paese. «Se uno impara presto a prendersi cura delle proprie finanze, le cose risultano più semplici. Per questo con il Comitato abbiamo voluto parlare di finanza anche nelle scuole. La pensione è una questione da giovani, perché bisogna iniziare a occuparsene presto. Quando stiamo per uscire dal mondo del lavoro, manca il tempo per accumulare ricchezza». Gli altri due fattori da considerare sono il risparmio e l’investimento. «Occorre mettere da parte, in modo sistematico, somme di denaro anche piccole, perché nel tempo diventano grandi» continua Lusardi. «Come la medicina non ci aiuta solo quando ci sono le malattie, ma con la prevenzione ci spinge ad adottare comportamenti che ci permettono di stare bene, così con il risparmio ci occupiamo della nostra salute finanziaria: avere un cuscinetto precauzionale è uno scudo contro gli shock improvvisi come una spesa imprevista. Poi, dobbiamo investire in strumenti capaci di far crescere la nostra ricchezza, ma è difficile riuscirci se non entri nel mercato azionario. Gli italiani invece tendono a lasciare i soldi sul conto corrente o a fare investimenti perlopiù solo in titoli di Stato».

Bisogna imparare l’abc della finanza personale

La professoressa disinnesca la paura di molti: «Si pensa che la finanza sia qualcosa di complesso, ma noi stiamo parlando della finanza personale: tutti possono occuparsene a patto di avere almeno l’abc della conoscenza finanziaria, competenza oggi indispensabile come il saper leggere e scrivere. Il mondo cambia velocemente, è importante tenere il passo, informarsi e formarsi: il sapere ti rende meno fragile, ti dà nuove skills con cui approfittare di opportunità attorno a te, per esempio per ottenere un lavoro migliore. L’investimento nella propria istruzione paga un buon tasso di interesse, a ogni età». Il messaggio, per le donne, è chiaro: studiate, lavorate e continuate a studiare. In palio, con la pensione, c’è la nostra serenità.

In libreria

Ecco due nuovi libri per imparare a gestire i soldi per un futuro sereno: Il sapere che conta, firmato dall’economista Annamaria Lusardi per Mondadori, è una preziosa guida all’abc della finanza personale.

La finanza chiara e semplice è un manuale scritto dalla consulente finanziaria Ginevra Zucconi: esce a giugno per Harper Collins.

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