Ci risiamo, torna la scuola e tornano anche loro, i pidocchi, croce (senza delizia) di madri e figli. Per i genitori di bambini in età prescolare e scolare è un vero incubo: il controllo della testa dei figli, alla ricerca dei piccolissimi parassiti, che oggi sembrano diventati più resistenti ai normali prodotti in commercio. Il motivo sembra legato a una mutazione genetica degli insetti, che però possono ancora essere debellati, con pazienza e con altri ritrovati.

Pidocchi super-resistenti: cosa è successo

A quanto pare i pidocchi, quegli insetti quasi invisibili che attecchiscono principalmente su capelli e cuoio capelluto dei più piccoli, sembrano diventati più forti, al punto che i tradizionali shampoo e spray che servono ad eliminarli sono diventati in alcuni casi meno efficaci. Colpa di alcune mutazioni genetiche, che avrebbero permesso ai pidocchi di resistere in particolare a due principi attivi dei principali prodotti anti-pediculosi in commercio: la permetrina o le piretrine naturali.

Aumenta la resistenza verso gli shampoo anti-pidocchi

«In effetti è vero: i pidocchi hanno sviluppato una certa resistenza nei confronti di permetrina o piretrine naturali, che finora hanno rappresentato l principio attivo più usato per questo tipo di problema, contenuto in shampoo e creme anti pediculosi – conferma l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, che aggiunge: «Pur non avendo ancora a disposizione dati precisi, anche perché non esiste un sistema di sorveglianza mirato, è stata segnalata una resistenza specifica alla permetrina».

Quando può fallire il trattamento

«Va però precisato che il fallimento al trattamento non sempre è dovuto a una resistenza: molto spesso è dovuto a un’applicazione non corretta o non adeguata nelle quantità, per esempio se non si è effettuato il secondo trattamento a distanza di qualche giorno; oppure a una diagnosi errata o a una banale reinfezione», prosegue Bassetti. Tra gli errori più comuni indicati dall’Istituto Superiore di Sanità, infatti, ci sono proprio il mancato secondo trattamento, che va invece effettuato a distanza di 7-10 giorni dal primo; l’eccessiva fretta o superficialità, mentre i prodotti anti pediculosi andrebbero distribuiti su tutto il cuoio capelluto, specie dietro le orecchie e sulla nuca, mantenendoli in posa almeno un minuto; infine poca attenzione a evitare il contagio tra componenti della stessa famiglia per scongiurare l’effetto ping-pong.

Come combattere i pidocchi oggi

Di fronte alla maggior resistenza dei pidocchi, però, cosa fare? Come suggeriscono gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma nelle loro linee guida, risultano sempre efficaci altri ritrovati a base di silicone (come il Dimeticone). Si tratta di lozioni che agiscono creando una pellicola impermeabile attorno al pidocchio: non riuscendo più a respirare, quindi, il parassita muore per soffocamento e disidratazione. In pratica, il risultato non è garantito tanto dall’azione chimica quanto da quella meccanica.

Il caro vecchio pettine e la tecnica wet combing

Sempre a livello meccanico è utilissimo (anche se fastidioso!) ricorrere al caro vecchio pettine a denti fitti in metallo (il wet brush) e alla tecnica del wet combing, cioè la ricerca e la rimozione dei pidocchi a capelli bagnati, in inglese wet, appunto. Prima di procedere si applica una generosa quantità di balsamo, che rende più facile la rimozione dei pidocchi al passaggio del pettine, controllando e trattando ciocca per ciocca. Solo nel caso in cui anche così non si risolvesse il problema, allora è bene rivolgersi al pediatra o a un dermatologo che possa suggerire prodotti più forti, sotto controllo medico.

Il mito da sfatare: pidocchi e igiene

La legge prevede che i casi di pediculosi siano dichiarati dalle famiglie alla scuola, che informa le altre famiglie. Purtroppo, però, resistono vergogna e alcune false credenze, come quella per cui i pidocchi prolifererebbero in condizioni di scarsa igiene: «È un mito duro da sfatare: avere i pidocchi non significa essere sporchi. I pidocchi si trasmettono soprattutto attraverso un contatto diretto, di testa con testa o capelli con capelli, specie a scuola. Avere i capelli sporchi non influisce. Il fattore che incide maggiormente è proprio la quantità di contatti ravvicinati: non a caso l’età più a rischio è quella prescolare o scolare», precisa Bassetti.

I pidocchi delle altre parti del corpo

Un discorso diverso, invece, va fatto per i pidocchi che possono attecchire su altre parti del corpo. Come chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità sul portale Epicentro, «Quelli che infestano l’uomo appartengono a tre specie diverse a seconda delle zone del corpo che colpiscono: pidocchi del capo, (Pediculus capitis humanus); pidocchi del corpo o delle vesti, (Pediculus corporis humanus); pidocchi del pube, (Phthirus pubis)». «In questo caso alcuni fattori che possono agevolare la presenza dei pidocchi hanno a che fare con modalità di lavaggio scorrette dei vestiti, per esempio, o del corpo. Ci tengo, però, a precisare che non è corretto affermare che i pidocchi siano in aumento», dice Bassetti.

Le altre precauzioni

Quanto all’eliminazione dei pidocchi, oltre all’uso di insetticidi specifici, l’ISS ricorda che bisogna «disinfettare le lenzuola e gli abiti, lavandoli in acqua a 60°C o a secco (in particolare i cappelli, cuffie o fasce per la testa), oppure lasciare gli abiti all’aria aperta per 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontani dal cuoio capelluto). Oggetti o giocattoli venuti a contatto con la persona infestata devono essere lasciati all’aria aperta o conservati al chiuso per 2 settimane. Pettini, spazzole e fermagli devono essere lavati e disinfettati accuratamente immergendoli in acqua molto calda per almeno 10 minuti».

Come eliminare gli altri pidocchi negli adulti

«Per quanto riguarda il pidocchio del pube, è consigliabile rasare i peli delle parti colpite, per rimuovere uova e parassiti, ed effettuare il trattamento con i prodotti insetticidi frizionandoli sulle zone interessate. Naturalmente, occorre controllare bene che il trattamento sia stato efficace ed eventualmente ripetere l’applicazione dopo 4-7 giorni. Anche i partner delle persone infestate dovranno adottare lo stesso procedimento», spiega l’ISS. Oltre al lavaggio, occorre disinfettare gli abiti, con polvere insetticida specie sulla superficie «che è stata a contatto con il corpo, insistendo sulle cuciture, sulle pieghe, ma anche nelle tasche, nei risvolti e nelle attaccature dei bottoni». Lo stesso vale per letti, reti, materassi, cuscini e coperte. «Lenzuola e vestiti dovranno essere lavati con acqua a 90° gradi, o a secco a una temperatura di 70°C, per un’ora», conclude L’ISS, che sconsiglia il fai-da-te per i medicamenti specifici.