L’estate è una sfida organizzativa ed economica se hai figlie e figli in età scolare ma, alla fine, settembre torna sempre riportandoci i soliti vecchi problemi quotidiani: il rientro in classe a mezza giornata e senza mensa, gli edifici scolastici privi di condizionatori (il 93%), le biblioteche civiche senza un’area per l’infanzia (oltre il 40%).
Pochissime le strade scolastiche
E poi i troppo rari spazi pubblici per adolescenti e le pochissime strade scolastiche, per quanto si cominci a parlarne anche grazie a campagne come Streets for Kids (a Roma sono poche decine su 1200 scuole, segnala Clean Cities), e così via. Un percorso accidentato a cui impariamo ad adattarci, presi nel groviglio della cosiddetta conciliazione di lavoro e famiglia.
Il tempo della partecipazione per i genitori
Ma la sociologia spiega che i tempi di vita non sono soltanto quelli del lavoro e della cura, sono molteplici, e tra questi c’è il tempo per sé, che comprende anche le relazioni e la partecipazione. È questo il tempo che molti genitori si stanno riprendendo così da unire le forze, formarsi e sostenersi per dialogare con le istituzioni e generare cambiamenti nel proprio territorio.
Occorre collaborare dal vivo
Due esempi per ispirarci. L’associazione francese Parents et féministes, nata nel 2019, apre spazi di incontro per famiglie, gestisce gruppi di parola e organizza conferenze a sostegno di genitorialità alla pari ed educazione non sessista. A Milano, dal 2025 un gruppo di genitori dell’Istituto comprensivo Cappelli lotta insieme alle insegnanti contro l’aumento dei canoni di affitto nel quartiere, perché causa traslochi e sfratti che privano bambine e bambini non solo della comunità ma anche della continuità educativa. L’attivismo digitale, molto diffuso tra i giovani italiani (lo praticano 3 su 10), ha il suo valore, ma per incidere sul territorio serve ancora collaborare dal vivo. Un registro nazionale delle associazioni di genitori non esiste, ma con una ricerca online è facile trovare quella più vicina.