Barbe ghiacciate, cacciatori, esploratori. Per secoli l’Artico è stato una faccenda da uomini: un’epica di conquista scritta al maschile tra i ghiacci. Ma basta allargare l’inquadratura per cambiare la storia: dalla pioniera Léonie d’Aunet, prima donna a raggiungere le Svalbard nel 1839 e poi a raccontarle in un libro, fino alle scienziate e alle guide di oggi, la presenza femminile attraversa tutta la storia dell’arcipelago. Gestiscono spedizioni, lavorano nei centri di ricerca, conducono barche tra i fiordi. Il loro sguardo è al centro della narrazione polare. Alle isole Svalbard il cambiamento si legge anche nei numeri: a Longyearbyen e Ny-Ålesund, dal 2009, quasi il 73 per cento della crescita demografica registrata è femminile. Ed è forse da loro che conviene partire per capire che cosa significa, oggi, vivere a 1.300 chilometri dal Polo Nord, al 78° parallelo. Dove il sole scompare per mesi e d’estate si dimentica di tramontare.

Nella città senza sale parto

Le Svalbard sono un arcipelago di montagne, fiordi e distese bianche nel Mar Glaciale Artico. Quasi il sessanta per cento del territorio è coperto da oltre 2.000 ghiacciai. Longyearbyen sorge su Spitsbergen, l’isola maggiore, tra l’Adventfjorden e versanti senza alberi: appena una quarantina di chilometri di strade, nessuna delle quali collega gli altri insediamenti. L’ex città del carbone, dove nel 2025 ha chiuso anche l’ultima miniera norvegese, vive oggi soprattutto di ricerca, turismo e servizi. Anche il suo statuto è singolare: territorio norvegese ma fuori da Schengen, non richiede visto né permessi di soggiorno e lavoro, purché si possa provvedere al proprio sostentamento.

Marina van Dijk nel suo laboratorio di gioielleria
Marina van Dijk nel suo laboratorio di gioielleria. Foto: Massimo Dall’Argine

Quando Marina van Dijk, olandese, arrivò a Longyearbyen, la città più a nord del Pianeta, era il 1995. Trent’anni dopo è ancora qui. Nella sua piccola casa azzurra lavora l’argento trasformando il paesaggio in oggetti da portare addosso: un orso polare, una montagna, il profilo di un ghiacciaio. Nel frattempo ha navigato come skipper, vissuto in una vecchia stazione di caccia. «Quando sono rimasta bloccata con la barca a vela nel ghiaccio per un intero inverno, ho capito che l’Artico costringe a guardarsi dentro». Ha imparato i paradossi di una comunità di circa 2.500 abitanti e oltre 60 cittadinanze dove le donne possono fare quasi tutto. Tranne partorire. «Quando arriva il momento, devi lasciare l’isola». L’ospedale di Longyearbyen non ha una sala parto e nelle settimane precedenti la nascita si vola sulla terraferma.

Siv Limstrand, reverenda della chiesa di Longyearbyen.
Siv Limstrand, reverenda della chiesa di Longyearbyen. Foto: Massimo Dall’Argine

«La comunità si costruisce tenendo le porte aperte, di casa e della chiesa. Le persone devono sapere che possono entrare, anche solo per un caffè» aggiunge la reverenda Siv Limstrand alla guida della parrocchia. «Servono luoghi che diano un senso di continuità».

La terra degli orsi polari

Fuori da Longyearbyen inizia la terra degli orsi polari, un territorio selvaggio dove ci si muove con guide esperte e adeguate misure di protezione. È qui che lavora Marta Paludetto, conducendo spedizioni in slitte trainate da cani. A una decina di chilometri dal centro, Trapper’s Station, di Basecamp Explorer, ospita una muta di circa ottanta Alaskan husky. È a Bolterdalen, un avamposto che replica i vecchi insediamenti dei cacciatori.

Marta Paludetto, guida di sleddog, prepara i cani per un’escursione con le slitte
Marta Paludetto, guida di sleddog, prepara i cani per un’escursione con le slitte. Foto: Massimo Dall’Argine

L’avventura inizia subito: si studia il carattere dei cani, si stringono le imbragature, si impara l’equilibrio precario dei pattini. «Appena esci dalla città devi partecipare, osservare, decifrare i mutamenti del paesaggio. Ogni cane ha carattere e ruolo nella muta; la forza conta meno della capacità di leggere animali, neve e terreno».

Sleddog ad Adventdalen, grande e desolata valle glaciale lunga circa 30 km e situata sull’isola di Spitsbergen,
Sleddog ad Adventdalen, grande e desolata valle glaciale lunga circa 30 km e situata sull’isola di Spitsbergen. Foto: Massimo Dall’Argine

Vento e visibilità possono riscrivere un itinerario nel giro di poche ore. «Ogni giorno non si decide una meta ma fin dove è prudente spingersi». A volte fino alla grande apertura di Adventdalen, immensità bianca e spoglia. In motoslitta le distanze cambiano e l’obiettivo si sposta verso le estremità più selvagge dell’arcipelago. Se le condizioni lo permettono, si raggiunge la costa est, tra piane ghiacciate fino al pack della baia di Mohnbukta, dove il bianco cancella il superfluo e obbliga a vedere meglio ciò che resta.

Design, arte e musei

Sulla via del ritorno, prima che ricompaiano le case di Longyearbyen, una lama di cemento conficcata nella montagna segnala l’ingresso del Svalbard Global Seed Vault: scavato nel permafrost, custodisce campioni di semi provenienti da tutto il mondo. Longyearbyen è una piccola capitale vivace: nel centro sfilano i negozi illuminati, c’è il via vai del passeggio, si sente il profumo di caffè uscire da Fruene, uno dei luoghi d’incontro della città.

la fotografa Eva Grøndal
La fotografa Eva Grøndal. Foto: Massimo Dall’Argine

Di fronte il design contemporaneo del centro culturale Nordover mette insieme un cinema, un negozio di arte e artigianato e una sala espositiva. È qui che la fotografa Eva Grøndal ha esposto Tidslag, progetto collettivo che mette in dialogo gli scatti degli anni ’50 dei genitori con i suoi. Scardina il mito polare: «Nelle immagini d’epoca ci sono donne, feste, bambini. La quotidianità che si tende a dimenticare celebrando solo l’eroismo maschile». Una normalità inattesa, ai piedi dei vecchi tralicci minerari che tagliano ancora il profilo delle montagne. Oggi, molto più visibile di allora.

Ci arrivi così

Dall’Italia si raggiunge Longyearbyen, la capitale, via Oslo. Sas e Norwegian collegano Svalbard dalla Norvegia, con voli da Tromsø e Oslo (flysas.com; norwegian.com).

Gli hotel d’atmosfera

Funken Lodge è un raffinato boutique hotel, con interni nordici, camino e biblioteca dedicata alla letteratura polare (funkenlodge.com). Più informale, Basecamp Hotel (basecampexplorer.com): legno, pelli, vecchi sci e mappe d’epoca ricreano l’atmosfera delle spedizioni.

La sauna galleggiante SvalBad, affacciata sull’Adventfjorden a Longyearbyen. Foto: Massimo Dall’Argine

Gli indirizzi gourmet

Ridisegnato dallo studio Snøhetta, Huset è l’indirizzo gastronomico di Longyearbyen. Lo chef Alberto Lozano costruisce il menu intorno a selvaggina, pesce artico, piante spontanee (huset.com). In un ex edificio minerario, Gruvelageret serve cucina artica contemporanea (gruvelageret.no). Per colazione o pausa merenda, Fruene è un caffè-pasticceria amato dai residenti dove gustare cinnamon bun, torte fatte in casa e cioccolato artigianale (fruene.no).

piatto gourmet di Ptarmigan (pernice bianca) dello Huset Restaurant.
Piatto gourmet di Ptarmigan (pernice bianca) dello Huset Restaurant. Foto: Massimo Dall’Argine

I musei da non perdere

Lo Svalbard Museum (svalbardmuseum.no) è il punto di partenza per capire l’arcipelago: quattro secoli di storia tra caccia, miniere, esplorazioni, natura e cambiamento climatico. Il North Pole Expedition Museum (northpolemuseum.com) ricostruisce le grandi corse al Polo Nord attraverso fotografie, filmati e reperti originali.

Se cerchi informazioni

visitsvalbard.comvisitnorway.com