Assunta inizialmente con un contratto a termine di un mese, poi prorogatole per altri tre. Ottenuto un ulteriore prolungamento di quattro mesi si sarebbe vista annullare il rinnovo appena firmato perché incinta. Protagonista della vicenda una trentenne di San Giovanni Valdarno, in Toscana, impiegata presso l’area di servizio Arno est dell’Autosole di proprietà di Sarni, una delle grandi aziende della ristorazione autostradale con oltre 2.500 dipendenti in tutta Italia.
La proroga di contratto annullata in mezz’ora
Il caso di ordinaria precarietà è stato denunciato con una nota dalla Filcams Cgil di Arezzo. «La donna era stata assunta per un mese – spiega il sindacato -, il contratto era stato prorogato la prima volta per tre mesi, la seconda per quattro. Quest’ultima proroga è stata revocata dopo che la lavoratrice ha comunicato all’azienda di essere incinta».
«Nella ristorazione autostradale – aggiunge Filcams – la maternità anticipata è obbligatoria e la lavoratrice, appena venuta a conoscenza del suo stato di gravidanza, ha informato l’azienda tramite un messaggio WhatsApp. Mezz’ora dopo l’impresa ha formalizzato al Centro per l’impiego la decisione di annullare immediatamente la proroga del contratto, che sarebbe scaduto nel gennaio prossimo».
Sindacati: «Storia simbolo del precariato»
«Una storia simbolo del precariato e di come possono ancora oggi essere trattate le donne e cioè buttate fuori dal posto di lavoro in mezz’ora perché stanno diventando madri», commenta Marco Pesci, segretario della Filcams. «Non è affatto un caso – commenta Pesci -: il legame fra il Whatsapp e il mancato rinnovo è fin troppo evidente. Non l’hanno voluta più al lavoro perché lei è incinta».
«In questo modo – aggiunge Pesci – la dipendente si è trovata senza lavoro e senza la possibilità di accedere alla maternità. Come Filcams abbiamo impugnato la revoca della proroga del contratto e chiesto il ripristino del rapporto di lavoro. Non possiamo tollerare che una lavoratrice venga cacciata solo perché aspetta un figlio. È un grande salto indietro nei diritti delle donne e dei lavoratori».
Garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori
Tra l’altro, ricorda ancora Pesci, «la maternità anticipata, obbligatoria per i lavoratori della ristorazione lungo la rete autostradale, non è a carico dell’azienda ma dell’Inps. Il costo insomma non sarebbe ricaduto su Sarni ma sulle casse pubbliche. È un modo di intendere i diritti dei dipendenti che ci riporta ai padroni delle ferriere».
Una riflessione che non coinvolge nel caso specifico solo Sarni, ma anche la committenza, Autostrade per l’Italia, le cui concessioni delle aree di servizio sono di origine pubblica: «Sarebbe fondamentale una verifica dei soggetti cui le affida – conclude il segretario della Filcams – prevedendo già nelle concessioni la garanzia del rispetto dei diritti dei lavoratori che svolgono quotidianamente un servizio per tutta l’utenza che si affida al trasporto autostradale».