L’ultimo punto di ascolto sta nascendo in un luogo simbolo: nell’oratorio Don Guanella, a Scampia. Lì cinque psicologi saranno a disposizione di chiunque abbia bisogno di aiuto per combattere ogni forma di dipendenza: alimentare, dal fumo, dal gioco. Soprattutto i ragazzi. Anzi, i ragazzini.
La nuova Generazione Zeta e la dipendenza dal gioco
Non ci sono dati ufficiali (è molto difficoltoso metterli insieme perché chi ne è vittima non lo ammette), ma le stime dell’Osservatorio di Konsumer Italia, associazione di promozione sociale, raccontano di un fenomeno in emersione: di ragazzini tra i 14 e i 19 anni – la cosiddetta nuova Generazione Zeta – che passano molto, troppo tempo nel gioco online, fino, in molti casi, a diventarne dipendenti. Figli anche nostri che nella Rete (e non solo, anche nei vari Bingo, i locali dedicati al gioco) trovano un intrattenimento ormai infinito, su cui i genitori spesso non hanno controllo.
La vera emergenza sono i ragazzini
Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia, ci apre gli occhi su un segmento di giocatori a rischio dipendenza molto diverso da quello scolpito nel nostro immaginario: maschio, adulto, incallito scommettitore fino a compromettere le risorse personali e della propria famiglia. Appartiene a questo cliché la notizia del suicidio di pochi giorni fa a Sesto San Giovanni: un pensionato 71enne, dopo aver ricevuto lo sfratto a causa dei debiti di gioco, si è lanciato dal sesto piano. «Questi sono casi drammatici, casi limite» spiega Premuti. «La vera emergenza è rappresentata dai ragazzi: secondo le ultime ricerche IPSAD\ESPAD del CNR, sono oltre il 40% a giocare senza la necessaria maturità. Tra gli adulti fino a 40 anni, la percentuale è del 9,3 per cento, per scendere a 3,5% tra i 61 e gli 84 anni. Parliamo di persone a rischio di dipendenza, un limite che stanno varcando anche i giovanissimi».
Dove giocano?
Ma dove gioca la nuova Gen Z? Prima dei 18 anni non si può accedere alle sale gioco. Possibile allora trovarli in questi “casino” che ormai spuntano come funghi nelle nostre periferie? «Questi luoghi sono legali ma riservati ai maggiorenni. In teoria ci sono controlli obbligatori all’entrata ma tutto è affidato all’eticità dei gestori. Molti ragazzini accedono ugualmente a queste sale».
I controlli nelle sale gioco legali
Una volta dentro, sono le stesse macchinette a “regolare” il traffico: proprio per evitare la dipendenza, ogni 15 minuti si bloccano. «Ciò non toglie che il giocatore migri da una macchinetta all’altra, e a quel punto dev’essere il personale lì presente, formato come prevede la legge, a intercettare questa criticità» dice Premuti. Succede per davvero? «Nei piccoli bar di quartiere è facile notarlo e intervenire, ma nelle grandi sale il controllo è impossibile. Quello che sappiamo è che i ragazzini a volte impegnano la loro paghetta, per poi iniziare a fare piccoli furti, in casa, a scuola, nelle palestra che frequentano».
Prima di giocare al bar, però, i ragazzi lo fanno a casa. Ormai per loro non è difficile entrare nel dark web, dove i giochi all’inizio sono gratuiti. «Quando ci si iscrive, viene dato un bonus fino anche a 100 euro, con cui si inizia a vivere l’esperienza. Quando si perde, però – e possono volerci anche solo tre minuti – inizia la caccia ai soldi».
Dipendenza dal gioco: le ragazze non sono immuni, anzi
Una spirale a cui non sono estranee le ragazze: «Un’indagine ha portato allo scoperto ragazzine di 14 anni che frequentavano i siti di incontri per potersi poi pagare il gioco. Se fino ai 40 anni le donne a rischio dipendenza sono in minoranza, dopo quella soglia il rapporto si inverte: iniziano col Gratta e vinci da 50 centesimi e arrivano a giocarsi la pensione in pochi giorni».
Il giro d’affari legato al gioco legale
Il giro d’affari del gioco legale in Italia è enorme. «Gli italiani spendono circa 120 miliardi all’anno, 20 miliardi solo nei Gratta e vinci. Di questi 120, l’83 per cento torna sotto forma di vincita. La parte restante viene divisa tra erario e gestori, a cui spetta una bella fetta di guadagni: circa 8-10 miliardi» prosegue Premuti. Già: una manicata di macchinette rappresenta il 50 per cento dei guadagni di un piccolo bar. Un’occasione ghiotta per i gestori.
Il progetto Non dipendo, scelgo
Tra le Regioni dove si gioca (legalmente) di più, secondo i dati ADM, è la Lombardia. Anche per questo il progetto Non dipendo, scelgo, nato nel 2019, si è sviluppato con l’apertura, dopo quelle di Civitanova e di Termoli, di una sede a Milano e successivamente in provincia di Savona. Si tratta di un progetto continuo di ascolto a supporto su tutte le dipendenze (tranne da sostanze, per le quali esiste il SerT, Servizio per le Tossicodipendenze), anche dal fumo e alimentari. Ed è rivolto non solo a chi vuole uscirne, ma anche a chi vuole prevenirle o a chi vuole aiutare un proprio familiare o amico.
I telefoni a cui rivolgersi per chiedere aiuto
Il quartier generale è a Roma in locali sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Ad aiutare l’associazione, un pool di psicologi e un numero telefonico (lo 0689020610 o l’800661501) a cui rivolgersi. «Abbiamo inoltre messo i piedi una piattaforma di e-learning, con la quale offriamo un supporto tecnico, costante e continuo, che serve ai Centri di ascolto attivi sui vari territori ma anche a quelli che sono in via di costituzione, come l’oratorio Don Guanella. Una rete a maglie larghe per intercettare problematiche che affliggono tante famiglie».
Il gioco è la dipendenza prevalente, prima della droga
Il servizio di Konsumer Italia ha fatto registrare, nel 2024, 780 richieste di informazioni, di cui 464 palesi e 316 in forma anonima: «Il Lazio – afferma Premuti – è la regione con più contatti, 211, e ha generato 33 incontri a distanza e 5 in presenza. Il gioco d’azzardo patologico è la dipendenza prevalente, seguono gli stupefacenti, l’alcool, i videogiochi e le abitudini alimentari, come bulimia o anoressia. Fa pensare il fatto che il 40% delle persone che si rivolgono a noi dopo numerosi tentennamenti preferisce rimanere anonima. Il che evidenzia l’abisso in cui si è precipitati e da cui vogliamo tirarli via».