La Spagna ha approvato una riforma che amplia il congedo parentale per la nascita e la cura dei figli a 19 settimane per ciascun genitore (dalle 16 esistenti), stabilendo una totale parità di genere. Per le famiglie monogenitoriali, il congedo sale a 32 settimane. Con l’approvazione del nuovo decreto legge, il Paese iberico rafforza il proprio impegno per una genitorialità condivisa e inclusiva. L’intervento normativo si inserisce nel quadro europeo della conciliazione tra lavoro e vita privata.
Prevista una indennità del 100%
Il diritto al congedo, che entrerà in vigore dal 29 luglio 2025, rimane individuale e non trasferibile ed è coperto dalla previdenza sociale con un’indennità pari al 100% della base imponibile: questo significa che, durante questo periodo, i beneficiari riceveranno l’intero stipendio.
19 settimane di congedo parentale per ciascun genitore
La riforma del congedo parentale in Spagna stabilisce un principio chiaro: entrambi i genitori hanno diritto a un periodo di assenza dal lavoro identico, non trasferibile e interamente retribuito di 19 settimane. Il congedo potrà essere goduto con una certa flessibilità: 17 settimane dovranno essere utilizzate nel primo anno, le restanti due fino a quando il bambino non compirà 8 anni.
32 settimane per le famiglie monogenitoriali
Per le famiglie monogenitoriali, il congedo sale a 32 settimane, di cui quattro flessibili. Questa struttura mira a garantire una tutela equa per tutti i bambini, indipendentemente dal modello familiare.
Un modello europeo avanzato
Con questa riforma, la Spagna si allinea ai paesi europei più avanzati in materia di congedo parentale. La misura supera le raccomandazioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e rispetta pienamente la Direttiva UE 2019/1158. Il tasso di utilizzo del congedo da parte dei padri spagnoli è tra i più alti in Europa, segno di un cambiamento culturale in atto. La parità nella durata del congedo tra madri e padri, introdotta già nel 2021, ha favorito una maggiore partecipazione delle donne al lavoro e una distribuzione più equa delle responsabilità familiari.
Congedo parentale, i Paesi guida in Europa
In Europa, solo alcuni paesi offrono ai padri un periodo di congedo parentale particolarmente generoso. Tra questi spiccano la Finlandia, la Svezia e la Norvegia. In Finlandia, i genitori possono contare su un totale di 160 giorni da suddividere tra loro come preferiscono. In Svezia, questo tempo sale a 480 giorni, mentre in Norvegia si arriva a 46 settimane complessive, sempre da ripartire liberamente tra mamma e papà. Anche la Germania prevede una forma di congedo flessibile, chiamata Elternzeit, che può durare fino a 14 mesi e che i due genitori possono condividere. Tuttavia, l’ammontare dell’indennità dipende dal reddito di ciascuno. In Francia, invece, il permesso concesso ai padri è più breve: si tratta di 28 giorni, dei quali solo una settimana è obbligatoria.
Com’è la situazione in Italia
In Italia, il quadro è meno favorevole e piuttosto articolato. Ai neo papà spettano obbligatoriamente 10 giorni di congedo retribuito al 100%, da prendere nei due mesi prima o nei cinque mesi dopo la nascita del figlio. È possibile prolungare questo periodo fino a un massimo di sei mesi — o sette, ma solo se almeno tre di questi sono consecutivi — anche in modo non continuativo. In questo caso, però, la retribuzione scende: nei primi tre mesi si riceve l’80% dello stipendio, mentre nei successivi la percentuale si abbassa al 30%. Una prima bozza della recente legge di bilancio prevede che il congedo parentale potrà essere richiesto da ciascun genitore fino ai 14 anni del figlio e non più fino a 12. In caso di malattia dei bambini, ciascun genitore, alternativamente, avrà il diritto di astenersi dal lavoro non più per 5 giorni l’anno ma per 10 e nel caso in cui i figli abbiano tra i tre e i 14 anni (non più tra i tre gli 8).