Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà presente. Dovuto principalmente all’aumento dei gas serra nell’atmosfera, è causato, o quantomeno accelerato, dall’attività umana. Combustione di combustibili fossili, deforestazione che riduce la capacità degli ecosistemi di assorbire CO2, industrie e agricoltura che emettono metano e protossido di azoto, sono tra i principali responsabili dei cambiamenti nei pattern climatici, aumentando le temperature medie, gli eventi estremi e alterando i cicli naturali. L’epicentro di questo cambiamento si colloca nelle metropoli che, nonostante occupino il 2% della superficie del pianeta, sono responsabili dell’85% delle emissioni di CO2. Lo rivela l’ultimo rapporto di Ener2Crowd, che stila la classifica delle città più inquinanti del mondo.
Le prime in classifica
In cima alla classifica delle città più inquinanti del mondo si trovano le megalopoli cinesi: Handan (206,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti), Shanghai (195,5 Mt), Suzhou (158,1 Mt), Dalian (147,7 Mt) e Pechino (141,5 Mt). È quanto hanno dedotto gli analisti di Ener2Crowd, basandosi sui dati della ricerca Keeping Track of Greenhouse Gas Emission Reduction Progress and Targets in 167 Cities Worldwide. Lo studio è stato condotto da Ting Wei, Junliang Wu e Shaoqing Chen, ricercatori della School of Environmental Science and Engineering della Sun Yat-sen University in Cina.
Non solo Cina, tutte le città in classifica
Tra le città più inquinanti del mondo le metropoli cinesi la fanno da padrone, con le prime cinque posizioni e Tianjin sesta in classifica. Segue Mosca (128 Mt), per poi tornare in Cina con Wuhan (114,4 Mt), Quingdao (95,5 Mt), Chongqing (82,7 Mt), Wuxi (79,4 Mt), Urumqi (77,3 Mt). Dopo Bangkok (75,8 Mt) e Istanbul (74,9 Mt), troviamo Guangzhou (73,5 Mt), Huizhou (71,7 Mt), Shijiazhuang (69 Mt), Zhengzhou (67,8 Mt), Shenyang (64,3 Mt), Shenzhen (64,2 Mt), Kunming (64 Mt), Hangzou (63,9 Mt). Chiudono la top 25 Tokyo (60,5 Mt), Hong Kong (58,7 Mt) e New York (54,2 Mt).
Un quadro allarmante
Il quadro delineato dalla ricerca è allarmante che non lascia scampo. «Senza un’azione decisa rischiamo di vivere in un mondo di caldo estremo, crisi idrica e catastrofi climatiche» avverte Niccolò Sovico, CEO e co-fondatore di Ener2Crowd. E prosegue: «Il caldo estremo di questi giorni è un avvertimento. Possiamo ancora invertire la rotta, ma il tempo sta finendo». Ondate di calore record, siccità prolungate, incendi devastanti e alluvioni violente stanno mettendo a dura prova la resilienza dei territori e delle comunità in tutto il mondo. Secondo il rapporto IPCC delle Nazioni Unite, ogni decimo di grado in più può fare la differenza tra un futuro gestibile e uno segnato da instabilità climatica, crisi alimentari e migrazioni forzate.
La soluzione negli investimenti
Per Paolo Baldinelli, Executive Chairman e co-fondatore di Ener2Crowd, «servono investimenti immediati e massicci. Parliamo di 600 miliardi di euro in più ogni anno per accelerare la transizione energetica. Solo così potremo azzerare le emissioni nette entro il 2050». Per combattere il cambiamento climatico gli investimenti sostenibili sono uno strumento potente. È necessario puntare su energie rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica e tecnologie pulite che consentono di ridurre le emissioni di gas serra, e di favorire una transizione verso un’economia a basse emissioni.