Pare che sia una foto manipolata con l’AI ciò che avrebbe spinto Zohuar Atif a uccidere Abanoub Youssef. Nella foto, il ragazzo ucciso abbraccia la fidanzata di Zohuar, sua amica d’infanzia.
Una foto, vera o finta, non può essere un movente di un omicidio
Lo rivela La Repubblica che ha intervistato proprio questa ragazza, minorenne, che ora racconta di stare male e aver paura di uscire di casa. Si sente in colpa. Come se la colpa fosse sua. Come se la colpa fosse di quei ragazzi, i compagni, che avrebbero creato una foto falsa e l’avrebbero messa in giro. Abbracciare un altro ragazzo, nella realtà o nella finzione, può essere un movente – quindi da valutare, comprendere e accettare – perché questo venga ucciso?
La foto che avrebbe scatenato la gelosia
La foto che ritrae i due, abbracciati, sarebbe dunque andata in giro per poi atterrare sul cellulare di Zohuair. «Credo sia partito tutto dal suo orgoglio» dice la ragazza. «Qualche altra provocazione gli ha fatto perdere la ragione». I ragazzi dunque provocavano Zohuair da tempo, aizzando in qualche modo la sua gelosia, che era nota. Quindi sarebbero moralmente responsabili dell’uccisione di “Abe”? Ce lo stiamo chiedendo tutti. E se lo chiede anche la sua ragazza, che ha paura a uscire di casa. Racconta che anche i suoi genitori hanno paura e che al lavoro si sentono a disagio, perché la gente parla solo di questo. E parla di come in qualche modo questa ragazza sia coinvolta, cioè anche “responsabile”. Un copione già visto.
La ragazza e gli amici non hanno alcuna colpa
Ma questa ragazza e i suoi amici non hanno alcuna colpa. Non sono responsabili della reazione violenta di Zohuair. «In questo modo legittimeremmo l’omicidio, il fatto cioè che chi uccide abbia un movente comprensibile e accettabile» dice Luana Sciamanna, avvocata penalista, responsabile dell’ufficio legale dei Centri Antiviolenza dei Castelli romani. «Anche uno scherzo di pessimo gusto resta uno scherzo. Si può immaginare una reazione dal parte della persona che si sente offesa, ma di certo non che uccida». Da quando si può essere imputabili per il pensiero?
I ragazzi avrebbero aizzato la gelosia di Zohuar
L’amicizia tra la ragazza e il ragazzo ucciso durava dalle scuole elementari. Un rapporto che dunque avrebbe scatenato la gelosia del 18enne, dipinto come un ragazzo difficile, già seguito dai servizi sociali che però non l’avrebbero individuato come pericoloso. Un ragazzo che vive in 52 metri quadri, due stanze per sei persone. Un ragazzo che nell’ultimo periodo si sarebbe informato su sette varie e riti satanici e su come si viene puniti in Italia se si uccide un uomo. Lo raccontano i suoi compagni che, in un certo modo, hanno solleticato la sua gelosia e il suo disagio, ma non sono di certo responsabili di ciò che ‘è avvenuto dopo.
A doversi arrabbiare per la manipolazione, sono le persone ritratte nella foto
Semmai, di una cosa sono responsabili: «Se hanno davvero creato quella foto con l’AI, hanno commesso un reato relativo alla violazione della privacy, a cui si può aggiungere la molestia, ma niente di più» dice l’avvocata. A sentirsi quindi offesi e legittimati ad arrabbiarsi, sarebbero quindi i ragazzi ritratti nella foto, non chi l’ha diffusa». Se considerassimo responsabili questi ragazzi, allora qualsiasi pretesto sarebbe buono per uccidere. Anche la gelosia.