Per il Marocco continuano a essere ore difficili. Dopo tre notti trascorse in strada, spesso al freddo nelle zone montagnose della catena dell’Atlante, a ridosso di Marrakech, si cerca di mettere in moto la macchina degli aiuti per i terremotati. Molti villaggi sono distrutti o riportano ingenti danni, senza contare il numero di feriti – almeno 2.400 – e quello delle vittime, oltre 2.100. Secondo le Nazioni Unite il sisma ha colpito complessivamente 300.000 persone, che ora hanno bisogno di aiuto. Ma il governo di Rabat ha fatto sapere che lo accetterà soltanto da quattro Paesi: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Spagna e Regno Unito.

Terremoto in Marocco: aiuti sì, ma solo da 4 Paesi

La macchina dei soccorsi si è messa in moto fin da subito e la risposta internazionale in termini di offerta di aiuto e solidarietà è stata immediata e molto forte, almeno quanto quella registrata in occasione di un altro terremoto di proporzioni enormi come quello che ha colpito la Turchia tra il 5 e il 6 febbraio 2023. Come allora, l’Italia non ha tardato a far sentire la propria vicinanza alla popolazione e al Governo. Ma in questa occasione, a 48 ore dal sisma in Marocco, avvenuto venerdì notte, la risposta ha sorpreso: il re Mohammed VI ha chiesto alle autorità e ai cittadini di pregare in tutte le moschee del Regno, ma il Marocco ha fatto sapere di aver accettato squadre di soccorritori soltanto da quattro Paesi, cioè Spagna, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Qatar.

Le polemiche per il rifiuto

Naturalmente la risposta ha gelato chi era pronto a offrire supporto, come il presidente della Ong francese Secouristes sans Frontières, Arnaud Fraisse: «Normalmente avremmo preso un aereo che decollava da Orly un minuto dopo il sisma. Purtroppo non abbiamo ancora l’accordo del governo marocchino». Secondo la Ong al momento chi sta aiutando la popolazione lo fa in modo volontario, perché già sul posto. Ma forse proprio questo, il fatto di lasciar intervenire in modo tempestivo chi si trova già sul territorio colpito, potrebbe spiegare la posizione di Rabat. «Certamente Qatar ed Emirati sono molto presenti nel Paese e possono portate subito aiuti concreti. Questo potrebbe spiegare perché siano nella lista dei Paesi dai quali il Marocco al momento avrebbe accettato interventi», spiega Giuseppe Dentice, responsabile del desk Mena (Medio Oriente e Nord Africa) del Centro Studi internazionali CeSI.

Gli altri Paesi che aiuteranno il Marocco

«Il fatto che figuri anche la Spagna è facilmente spiegabile per un discorso di prossimità geografica», prosegue Dentice. D’altro canto la storia del Marocco si intreccia con quella della Spagna, anche per via dell’immigrazione tra i due Paesi e per la gestione delle enclave di Ceuta e Melilla. Quanto al Regno Unito, «Anche in questo caso c’è un rapporto storico, legato a legami che partono dalla seconda metà del 1500 e che ha portato i due regni a percepirsi come partner regionali e internazionali affidabili», spiega l’esperto.

Le possibili ragioni dell’esclusione (anche dell’Italia)

Gli analisti, però, invitano alla massima prudenza nel valutare le ragioni dell’esclusione di altri Paesi dalla macchina degli aiuti. A giocare potrebbero essere ragioni di opportunità politica interna, per esempio il fatto di non mostrare debolezza nel dover ricorrere ad aiuti internazionali massicci; o questioni di equilibri nell’area nel nord del Sahara, come con la vicina Algeria. «Al momento non ci sono elementi per una valutazione oggettiva della situazione, è ancora presto. C’è da vedere cosa accadrà nei prossimi giorni, quando il Marocco potrebbe annunciare un ampliamento della lista di Paesi inclusi nella macchina dei soccorsi – spiega Dentice – Personalmente io eviterei di alimentare tesi che ad oggi non trovano fondamento, come una presunta rivalità con l’Algeria, con la quale l’Italia ha stretto i propri rapporti e con cui qualcuno ipotizza che il Marocco possa avere eventuali frizioni. La dimostrazione sta nel fatto che anche Algeri ha dato pubblica disponibilità agli aiuti. Quanto all’Italia, c’è una relazione storica molto forte con il Marocco, non solo per la presenza di una nutrita comunità marocchina nel nostro Paese. Ci sono stati anche ingenti investimenti e cooperazione nel paese nordafricano, quindi escludo che ci siano ragioni politiche nella scelta», sottolinea l’analista.

Terremoto in Marocco: situazione drammatica

«Teniamo presente che la situazione in Marocco nelle aree colpite dal sisma è ancora molto confusa – prosegue Dentice – Gli interventi di rimozione delle macerie e l’assistenza agli sfollati nelle aree interne sono complicati, così come far arrivare aiuti in zone montagnose dove superare alcuni passi non è semplice neppure in condizioni di normalità. Ripeto, è troppo presto per eventuali speculazioni geopolitiche». Comunque l’Italia, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è detta pronta a inviare aiuti e team sanitari, come dichiarato anche da Francia, Turchia e Stati Uniti.

Come aiutare le popolazioni sfollate

Intanto la Croce Rossa Italiana ha aperto fin da subito, sul proprio sito web (cri.it) una raccolta fondi per aiutare la Mezzaluna Rossa marocchina a soccorrere la popolazione colpita dal terremoto. È possibile, quindi, aiutare chi ha perso la casa o i familiari, accedendo alla sezione apposita, con il presidente della CRI, rosario Valastro, che ha confermato: «La Croce Rossa Italiana è pronta a portare aiuto e soccorsi. I nostri centri operativi di emergenza sono in stato di allerta. C’è bisogno dell’aiuto di tutti. Dona ora!». «Dobbiamo supportare i soccorritori. La priorità di tutti deve essere salvare più vite possibili. La Mezzaluna Rossa Marocchina (MRCS) si è da subito attivata per affiancare le autorità locali nelle operazioni di ricerca di superstiti, per raggiungere coloro che sono intrappolati sotto le macerie, fornire il primo soccorso e prendersi cura dei sopravvissuti. Davanti ad una emergenza così grande ha bisogno del sostegno di tutti: la popolazione colpita dal sisma avrà bisogno di un grande supporto anche nei mesi a venire come ha sottolineato la Federazione internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa», ha dichiarato Valastro.