Prelievi, prime visite specialistiche ed esami: dal 21 settembre è entrato in vigore il nuovo sistema tariffario previsto dai Nomenclatori della specialistica ambulatoriale e della protesica.

Il provvedimento riguarda più di 4.100 prestazioni, ma gli aumenti interessano poco più di 600 voci. Non significa quindi che da settembre tutte le prestazioni sanitarie costeranno di più. La maggior parte, circa il 78%, mantiene infatti la tariffa precedente.

Quali prestazioni hanno una tariffa più alta

L’aggiornamento non riguarda tutte le prestazioni allo stesso modo. Tra quelle interessate c’è il prelievo di sangue, per il quale l’aumento indicato è di 50 centesimi. Per le prime visite specialistiche la variazione può invece arrivare a un euro.

Non cambiano le tariffe di tutti gli esami di laboratorio: l’incremento riguarda il prelievo, mentre le altre prestazioni di laboratorio restano invariate. Non sono interessate dall’aumento neppure le visite di controllo.

Dal 2024 è cambiato anche l’elenco delle prestazioni garantite dal SSN

L’aggiornamento delle tariffe si inserisce in un quadro più ampio di revisione delle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale. Ormai quasi due anni fa era entrato in vigore un nuovo tariffario per le prestazioni disponibili gratuitamente, tra cui anche la procreazione medicalmente assistita.

Il cambiamento riguarda quindi non soltanto quanto viene riconosciuto alle strutture sanitarie per le singole prestazioni, ma anche l’aggiornamento dell’offerta assistenziale garantita dal SSN. È in questo contesto che si colloca la revisione dei Nomenclatori entrata in vigore il 21 settembre.

Chi può pagare di più

L’eventuale aumento riguarda i cittadini che pagano il ticket e che utilizzano una delle prestazioni per le quali la tariffa è stata modificata. La maggiore spesa dipende quindi dal tipo di visita o esame effettuato e non si applica indistintamente a tutti gli assistiti.

Secondo le stime del ministero della Salute, l’impatto medio dell’aggiornamento è di circa 1,50 euro all’anno per cittadino. Si tratta di una media riferita alla popolazione e non di un aumento fisso che ogni persona si troverà a pagare.

Chi non paga di più

Non sono interessate dagli aumenti le persone che hanno diritto all’esenzione dal ticket per reddito, patologia o età, nei casi in cui l’esenzione copra la prestazione effettuata. Le regole sulle esenzioni, infatti, non sono state modificate con l’entrata in vigore dei nuovi Nomenclatori.

L’aggiornamento riguarda le tariffe delle singole prestazioni e non introduce un aumento uguale per tutti. Per capire se una persona spenderà di più bisogna quindi considerare sia la prestazione richiesta sia l’eventuale esenzione.

Il tetto massimo del ticket resta invariato

Anche con il nuovo sistema di tariffe, il ticket ordinario non può superare i 36,15 euro. Il tetto massimo resta quindi quello già previsto prima dell’aggiornamento.

Non cambia neppure il numero massimo di prestazioni che possono essere inserite nella stessa ricetta: sono otto. L’aumento della tariffa di alcune prestazioni non modifica quindi né il limite massimo del ticket né quello relativo alle prestazioni prescrivibili sulla stessa ricetta.

Liste d’attesa e rinuncia alle cure

Il nuovo sistema di tariffe entra in vigore mentre il Servizio sanitario nazionale continua a fare i conti con difficoltà di accesso alle prestazioni. Nel 2024 il 7,7% della popolazione, ovvero 4,5 milioni di italiani, hanno rinunciato a visite, esami o altre cure di cui avevano bisogno. Il fenomeno è cresciuto negli anni e presenta differenze rilevanti tra le Regioni, con la Sardegna in particolare difficoltà.

Anche i tempi di attesa restano un nervo scoperto. Nel primo semestre del 2026 sono migliorati i tempi ma quasi 3 milioni di cittadini hanno comunque dovuto attendere più del previsto. Le differenze tra le Regioni restano marcate e per alcuni accertamenti diagnostici i tempi continuano a superare quelli stabiliti.

Questi dati aiutano a inquadrare la revisione delle tariffe in un sistema sanitario nel quale l’accesso alle cure non dipende soltanto dal costo della prestazione, ma anche dalla possibilità di ottenerla nei tempi previsti.