La legge per il contrasto delle liste d’attesa inizia a produrre i primi risultati. Secondo il Bollettino sulle liste d’attesa realizzato dall’Agenas, nei primi sei mesi del 2026 le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate hanno erogato nei tempi di garanzia 1,6 milioni di visite mediche ed esami in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Migliorano sia le prime visite sia gli esami diagnostici, ma il quadro resta complesso: 2 milioni e 811 mila italiani continuano infatti ad attendere oltre i tempi previsti per una visita o un esame nel Servizio sanitario nazionale.
Più visite ed esami nei tempi previsti
I dati del primo semestre 2026 mostrano un miglioramento rispetto all’anno precedente. Le prime visite effettuate entro i tempi di garanzia passano dal 76,4% del 2025 al 78,5%, mentre per gli esami diagnostici la quota sale dall’82,8% all’84,6%.
Anche le prestazioni più urgenti registrano progressi. Le visite classificate come urgenti (U), da effettuare entro tre giorni, vengono eseguite nei tempi previsti nell’81% dei casi, rispetto al 77,7% dello stesso periodo del 2025. Migliora anche la situazione delle visite in classe Breve (B), da garantire entro dieci giorni, che passano dal 77,3% all’80,2%.
Segnali positivi arrivano anche dagli accertamenti diagnostici. Le prestazioni urgenti eseguite entro tre giorni salgono dal 73,2% al 76,4%, mentre quelle in classe B aumentano dal 75,9% al 77,6%.
Quasi 2,8 milioni di italiani attendono ancora oltre il dovuto
Nonostante il miglioramento generale, il numero di cittadini che aspetta più del previsto resta elevato. Nei primi sei mesi del 2026 2 milioni e 811 mila italiani hanno dovuto attendere oltre i tempi di garanzia per una visita medica o un esame.
Le attese sono generalmente più contenute per le prestazioni urgenti, mentre possono superare i 300 giorni per quelle classificate come Programmate (P), che dovrebbero essere erogate entro 120 giorni.
Per le visite urgenti, oltre l’80% viene effettuato entro tre giorni. Un ulteriore 5,1% viene eseguito il quarto giorno e il 6,1% tra il quinto e il settimo giorno dalla prenotazione al Cup. Resta però un 7,9% di prestazioni che slitta oltre la prima settimana e, nel 2,4% dei casi, la prima disponibilità arriva dopo più di un mese.
Anche per le visite classificate come Brevi quasi il 20% supera il limite dei dieci giorni. Per circa il 7% il ritardo è inferiore a una settimana, mentre per gli altri i tempi si allungano e nell’1,9% dei casi superano i sei mesi.
La situazione peggiora per le visite Differite (D), da effettuare entro 30 giorni. In questa categoria il 26,7% delle prestazioni viene eseguito oltre il termine previsto e per l’8,3% dei pazienti la prima disponibilità supera i sei mesi.
Le visite Programmate (P) rispettano i tempi nell’85% dei casi, ma il 3,6% dei pazienti deve comunque attendere oltre 300 giorni.
Gli esami diagnostici: restano criticità per colonscopie e gastroscopie urgenti
Anche per gli esami diagnostici il quadro è in miglioramento, ma alcune prestazioni continuano a registrare ritardi significativi, soprattutto nelle classi di priorità più elevate.
Secondo Agenas, quasi il 65% delle colonscopie urgenti viene effettuato oltre il limite dei tre giorni. Situazione analoga per elettromiografia e risonanza magnetica dell’addome. La gastroscopia urgente supera il tempo massimo in oltre il 50% dei casi.

Diverso il quadro per la mammografia urgente, che viene eseguita nei tempi previsti in quasi il 90% dei casi. Per le altre classi di priorità, invece, i risultati risultano sensibilmente migliori.
Regioni a confronto: miglioramenti diffusi, ma restano forti differenze
Le performance regionali continuano a essere molto eterogenee.
Per le prime visite, la Basilicata guida la classifica con il 98,9% delle prestazioni erogate nei tempi di garanzia. Seguono Marche (94,5%), Lazio, Veneto (91,5%), Molise (88,8%), Calabria (86,6%), Campania (84,5%), Liguria (82,9%), Lombardia (81,8%), Sicilia (79,7%), Provincia autonoma di Bolzano (78,5%), Valle d’Aosta (77,7%), Emilia-Romagna (77,2%), Toscana (77,2%), Abruzzo (73,5%), Piemonte (71,5%), Friuli Venezia Giulia (67,9%), Sardegna (64,1%), Umbria (63,7%), Puglia (55,7%) e Provincia autonoma di Trento (54,7%).
I progressi più marcati rispetto al 2025 si registrano in Liguria (+19,7%) e Lombardia (+9,5%), mentre gli arretramenti maggiori riguardano la Provincia autonoma di Trento (-8,4%) e la Sicilia (-7,5%).
Per gli esami diagnostici, superano il 90% di prestazioni nei tempi Veneto (97,1%), Campania (96%), Basilicata (94,6%) e Marche (92,4%). Seguono Lazio (89,7%), Toscana (89,6%), Molise (88,6%), Emilia-Romagna (88,3%), Liguria (85,8%), Lombardia (85,5%), Calabria (84,7%), Piemonte (81,7%), Friuli Venezia Giulia (80,4%), Sardegna (78,3%), Provincia autonoma di Bolzano (77,2%), Provincia autonoma di Trento (77%), Sicilia (71,9%), Valle d’Aosta (69,2%), Abruzzo (65,3%), Puglia (63,5%) e Umbria (62%).
Tra gli incrementi più significativi figurano Umbria (+7,8%) e Lombardia (+7,7%), mentre l’Abruzzo registra la flessione più marcata con -10,8%.
Schillaci: «La strada che abbiamo intrapreso è quella giusta»
Commentando il Bollettino Agenas, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato che «la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta», evidenziando come il provvedimento abbia favorito una sana competizione tra le Regioni.
Il ministro ha spiegato di non poter stabilire se i miglioramenti siano dovuti soprattutto al servizio pubblico o al privato accreditato, sottolineando che, dal punto di vista dei cittadini, ciò che conta è poter effettuare visite ed esami nei tempi previsti senza sostenere costi aggiuntivi rispetto a quelli dovuti.
Schillaci ha indicato come principale criticità la persistente disuguaglianza nell’offerta sanitaria tra le Regioni. «Il dato che mi piace di meno è questa disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei pazienti tra Regione e Regione», ha affermato, aggiungendo che la disponibilità di un metodo scientifico per misurare le liste d’attesa rappresenta uno strumento importante per continuare a migliorarne la gestione.
Una sanità che cambia tra digitalizzazione, costi e divari territoriali
Le liste d’attesa sono solo uno degli aspetti che stanno ridisegnando la sanità italiana. Negli ultimi mesi sono emersi anche altri cambiamenti destinati a incidere sul rapporto tra cittadini e Servizio sanitario nazionale. Dal 31 marzo 2026 il Fascicolo sanitario elettronico è entrato in una nuova fase operativa, con regole più stringenti per strutture e professionisti e l’obiettivo di rendere più completa e uniforme la raccolta della storia clinica dei pazienti su tutto il territorio nazionale.
Accanto alla digitalizzazione, cresce anche il peso economico delle cure. L’allungamento delle liste d’attesa e il costo delle prestazioni private stanno spingendo sempre più famiglie a rinviare visite ed esami o ad indebitarsi per farvi fronte.
Resta infine aperto il tema delle differenze territoriali. I più recenti dati Agenas confermano una sanità ancora “a macchia di leopardo”, con forti divari anche nei costi dei ricoveri tra le diverse regioni e strutture italiane, un elemento che si aggiunge alle disuguaglianze nell’accesso alle cure richiamate anche dal ministro Schillaci.