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Su Cenerentola (e sul potere della gentilezza)

Il film di Kenneth Branagh rivoluziona ciò che abbiamo sempre pensato della gentilezza. Proprio come aveva fatto pochi mesi fa un altro film per ragazzi: Big Hero 6.

Sono tempi fortunati per la gentilezza.

Si, lo so, stando al tasso di aggressività che si registra per le strade e nelle città non si direbbe.

Ma per fortuna c’è il cinema. E da quella fabbrica di finzione, che tanto condiziona il nostro immaginario, arriva un messaggio in controtendenza.

Prendiamo Cenerentola. La protagonista del film nelle sale il prossimo 12 marzo ha un che di rivoluzionario.

Fino a oggi, le eroine sono sempre state gentili. Ma la gentilezza era la causa della loro vulnerabilità, il motivo per cui si mettevano nei guai, la principale giustificazione che si adduceva al fatto che un principe azzurro dovesse salvarle. Nella nuova Cenerentola, invece, è sinonimo di forza. È il superpotere per eccellenza.

Non solo: finalmente in questo film si chiarisce un annoso equivoco. La gentilezza non è una dote innata, come molti amano credere. Bensì un impegno: quello che Cenerentola prende con sua mamma morente, ma anche quello che ognuno di noi prende con se stesso nel momento in cui decide di impostare le proprie relazioni sociali su questo valore.

Essere gentili costa fatica. Per riuscirci, bisogna sudare e, soprattutto, crederci.

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La buona notizia è che anche sul fronte maschile si alzano le quotazioni della gentilezza.

Il film che ha vinto l’Oscar per la migliore animazione, Big Hero 6, ha tutti gli ingredienti del blockbuster per maschietti: robot, suspence, cattivi, cattivissimi e ben 6 supereroi.

Sotto l’armatura d’acciaio del  coprotagonista, però, si nasconde Baymax, un goffo e imbranato pupazzo gonfiabile, una  sorta di mega marshmallow che, tanto per intenderci, è doppiato da Flavio Insinna. La sua frase tormentone è: «In una scala da 1 a 10, quanto ti fa male?». È un robot, certo, ma è costruito per accudire, per prendersi cura del prossimo.

Ora, scusatemi se sono ottimista, ma nutro davvero forti speranze nella generazione di maschietti che crescerà con un supereroe che dice: «Non sono programmato per ferire un essere umano ma per guarirlo».

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