La prima prova: scrivere una biografia

03 11 2017 di Nina
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La editor Nina lancia la prima sfida alle concorrenti: scrivere un breve biografia secondo lo schema del "viaggio dell'eroe". Qui spiega di cosa si tratta con consigli ed esempi a cui ispirarsi

I lettori che seguono il talent conoscono le dieci aspiranti scrittrici attraverso le biografie che hanno inviato a Donna Moderna: hanno scoperto i nomi, il luogo nel quale vivono e qualche dettaglio sul lavoro e la famiglia.

«Come prima prova ora dovranno condividere con loro un altro tipo di “biografia”: massimo 1.000 battute (spazi inclusi) basate sullo schema narrativo del viaggio dell’eroe.»

Cosa si intende per "viaggio dell'eroe"

Un memoir racconta come il suo protagonista, attraverso un’esperienza o una costellazione di esperienze collegate, sia giunto a conquistare una nuova consapevolezza.

Un po’ come un eroe mitico, il nostro personaggio principale è chiamato a compiere una specifica impresa: per portarla a compimento, dovrà probabilmente superare una sfida, sconfiggere uno o più avversari, risolvere conflitti e superare traumi; ci riuscirà grazie al sostegno di aiutanti e avvalendosi di doni, oggetti magici o risorse di cui, talvolta, nemmeno era a conoscenza.

Ciascuno di noi costruisce e rimanda agli altri – non solo attraverso i propri testi, ma anche nelle conversazioni quotidiane – una ben precisa narrazione di sé, che il più delle volte si basa sullo schema del viaggio dell’eroe, sopra richiamato. Questa narrazione parla di noi, della nostra personalità e del nostro sguardo sul mondo più di qualsiasi biografia, per quanto dettagliata.

Come affrontare la prova

Le domande a cui rispondere

L’evento al centro del viaggio delle 10 concorrenti – la loro impresa, il loro obiettivo, il destino che sono state chiamate a compiere – dovrà essere l’esperienza attorno alla quale costruire il memoir. Chi è la protagonista? Quali ostacoli (esterni o interiori) ha incontrato? Quali lotte ha dovuto sostenere? C’era una posta in gioco? In chi o in che cosa ha trovato alleati o aiutanti? Com’è andata a finire? Come l’ha cambiata questa esperienza? Quale insegnamento ha ricevuto e vuole trasmettere ad altri

Esempi a cui ispirarsi

Ecco di seguito un paio di esempi di sintetiche biografie costruite secondo lo schema narrativo del viaggio dell’eroe.

«La mia vita è divisa a metà, c’è un prima e un dopo. 
Il confine è un guardrail che si strappa le mie gambette dal ginocchio in giù, il 22 agosto del 2005.
 Avevo ventotto anni, una chioma di capelli corvini, un’abbronzatura da paura, una carriera lanciatissima, una grande famiglia, un manipolo di amici super affezionati e un fidanzato da almeno una decina d’anni. Sapevo chi ero ed ero abituata a contare soprattutto sulle mie forze: questo mi faceva sentire al sicuro, imbattibile.
In un secondo è sparito tutto.
Io, Giuseppina nata Versace sotto un cielo fortunato, che ha fatto di me la bimba carina quanto basta di una buona famiglia e mi ha regalato l’appartenenza a una terra dura e bellissima e alla sua gente, improvvisamente non avevo più niente.
Di fronte a me, un confine. E una scelta: attraversarlo o no. Provare a guardare oltre oppure rimanere attaccata a un passato che non esisteva più.
Credo di aver fatto la scelta giusta. Ho sfoltito i bagagli e, portandomi dietro solo la luce chiarissima della fede e quella forte irradiata delle persone che hanno camminato al mio fianco, ho attraversato il dolore. Di là, be’, un grande dono».
(Giusy Versace, Con la testa e con il cuore si va ovunque, Mondadori, Milano 2014) 


«Non ricordo quando mi sono detta addio.
È successo anni fa, quando credevo di non avere nulla da perdere, ma ho finito col perdere me stessa. Non so dire esattamente come, semplicemente è successo. Così, naturalmente – un lento progredire verso il buio dell’anima.
Vivevo laggiù, lontana da tutto ciò che è reale, da tutto ciò che è vita; dove nessuno può sentirti, dove ogni scopo si trasforma in rinuncia.
In tutto il tempo che ho passato sotto quelle acque pesanti penso di aver travolto qualcuno. Qualcuno è annegato insieme a me. Qualcuno l’ha abitato insieme a me, quel buio, ma nessuno può trovare un senso nel trattenersi così a lungo in un posto dove l’abbandono e la solitudine sono gli amici più cari.
Quando sei lì, tornare indietro sembra impossibile; senza senso ogni tentativo. L’unica cosa che ti rimane da fare è continuare a scendere. Pensi: “La verità è laggiù che mi aspetta. Manca poco, servirà questa maledetta sofferenza, e finalmente raggiungerò la pace”. Ma laggiù c’è soltanto altra merda.
Poi capita qualcosa. Non ricordo quando o cosa sia successo. È stato come attraversare una lunga galleria per poi ritrovarmi davanti a questa montagna illuminata dal sole. So che il percorso è ancora in salita, che ci sarà ancora da sudare, ma scorgo la cima e sento di avere la forza di arrampicarmi, di scegliere, di non lasciarmi sola più, di prendermi per mano e accompagnarmi ovunque io voglia ricominciare, ovunque ci sia una luce da abbracciare, ovunque ci sia uno spazio per respirare».
(Cecilia Cuoghi, Mi chiedo scusa, Giraldi Editore, Bologna 2017)

Prima prova: leggi gli elaborati delle 10 concorrenti

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