Ogni settimana pubblichiamo le risposte di Chiara Gamberale alle domande delle lettrici, sia online che sulla carta. Per scriverle, manda una mail a [email protected]

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Ciao, Chiara.
Ho 63 anni portati bene e da circa 10 sono coinvolta in una strana relazione, nata poco dopo la mia separazione, con un uomo conosciuto su un sito di incontri. È una persona che mi ha affascinato da subito, sia fisicamente sia intellettualmente, che mi ha fatto scoprire un lato erotico di cui ignoravo l’esistenza e del quale mio marito diceva, a ragione, che non era soddisfatto. Purtroppo il nostro rapporto si limita a questa sfera, un rammarico che è soltanto mio, perché lui non ha mai dimostrato di volere che la relazione evolvesse nonostante sia libero da legami sentimentali o familiari. In cuor mio ho sempre sperato che ci fossero dei cambiamenti, però, al tempo stesso, mi sento molto appagata sessualmente. Mi domando ogni tanto se staccarmi da lui, metterlo un po’ alla prova, per riuscire così a ottenere qualche passo in più. E invece è lui che ogni tanto si stacca: più precisamente, è lui che mantiene le distanze, mentre io mi muovo in un perimetro molto ristretto. Ci vediamo oramai esclusivamente a casa mia, incontri praticamente clandestini, molto intensi, ma tutto è racchiuso qui. Io ho timore a chiudere la storia, ma so anche che così non va bene. Grazie.
Anonima

Mia cara Anonima,
e perché non dovrebbe andare bene? Noi donne, quasi sempre, cerchiamo ostinatamente in una relazione che si fonda sulla meraviglia di un incontro fra corpi anche la grande storia d’amore, ma… Se fosse questo l’intoppo che ci porta poi a soffrire? Se il nostro fosse un modo vigliacco di restare sperando che ci sia quello che non c’è, come nella canzone meravigliosa degli Afterhours? Mentre leggevo la tua lettera pensavo: che bello! Scoprire a 63 anni una parte di sé che non si conosceva, sentirsi finalmente appagate nell’intimità: che bello! E tutto questo dopo aver già avuto un matrimonio. Insomma, a meno che questa storia così com’è non ti comporti una sofferenza ingovernabile, e dalle tue parole non mi pare che sia così, ti invito ad autorizzarti a viverla e a goderti tutto, anche la clandestinità.

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Disegno di Elisa Macellari