Illustrazione di Elisa Macellari

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Cara Chiara, è successo. Mi ha chiesto di sposarlo. Non farmi le congratulazioni, lo sto scrivendo con l’animo più triste e appesantito del mondo. Non sono molte le cose che ho capito di me stessa, ma di una sono sicura: non voglio legami stabili. Perché non sono fatta per averne. Sono uno spirito libero, amo la mia indipendenza. Adoro le relazioni intense, ma non ho la minima intenzione (e me lo ripeto da quasi 10 anni, ormai) di rovinarle con la costrizione, le ipocrisie, i doveri di tutti matrimoni che ho visto intorno a me. Il dovere è l’esatto contrario dell’amore. Eppure con lui mi trovo bene. La storia è andata avanti, devo ammetterlo, splendidamente, molto più a lungo di qualsiasi altra relazione avessi avuto in precedenza. Dopo 2 anni e mezzo mi ero quasi illusa di aver trovato l’armonia perfetta. E ora sono qui, incerta se rovinare tutto dicendogli di no o rovinare tutto dicendogli di sì. Perché non ha saputo accontentarsi della bellezza libera che avevamo? Tormentata

Mia cara Tormentata, com’è strana la vita, non è vero? Passiamo tempo a progettare, a costruire un’immagine di noi stessi, a dirci: «Sono fatta così»… E poi arriva qualcuno a mettere in crisi quell’autoritratto. Di «Sono fatta così» te ne sei detta parecchi. Sei indipendente, sei libera, non sei una da legami stabili. Ma a contraddirti non è stata la proposta. No, sono stati i 2 anni e mezzo precedenti. È stata la vita dispettosa a smentirti. Ti ha dimostrato che, sì, sei capace – eccome – di stare con qualcuno. Sei felice di esserlo, avresti voglia di continuare. E un matrimonio che cos’è? Né più né meno che un modo per dire a tutti, allo Stato, a Dio, agli amici, a chi vuoi tu, quello che già è un dato di fatto: siete uniti, volete esserlo ancora. Non limitarti. Non decidere a priori ciò che sei. Lascia fare alla vita, che ne sa sempre un po’ di più.

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