Quando eravamo ragazze, la scelta era una: burrocacao o rossetto? Poi sono arrivati i gloss e, a poco a poco, i rimpolpanti, le maschere, perfino gli scrub… E tutto è cambiato.
Il boom dei prodotti per le labbra
I prodotti per la cura delle labbra occupano sempre più spazio sugli scaffali di profumerie, farmacie e supermercati. E i numeri lo confermano. Secondo Cosmetica Italia, l’associazione nazionale che rappresenta le imprese del settore, le vendite hanno fatto registrare a fine 2024 una crescita sopra la media rispetto all’andamento complessivo del mercato cosmetico: sono aumentate dell’8,8%, generando un valore di oltre 510 milioni di euro. Un boom vero e proprio.
Prodotti per tutti i gusti
Ce n’è per tutte le esigenze: lip oil, lip plumper, lip butter. E anche, letteralmente, per tutti i gusti: ciambella glassata, pasticcino alla fragola, caramello salato, toffee alla vaniglia, sorbetto alle more… A patto di aggiudicarseli in tempo. Alcuni prodotti, infatti, diventano iconici ancor prima di essere lanciati, finiscono sold out in poche ore e creano liste d’attesa interminabili. Intanto il marketing corre veloce, trasformando il gloss in ciondolo per la borsa o in portachiavi con tanto di moschettone, anche in edizione personalizzata e in versione gioiello.
Da dove nasce l’ossessione per la cura delle labbra?
Ma da dove nasce questa attenzione, per non dire ossessione, per la cura delle labbra? È un semplice fenomeno di costume o dietro c’è qualcosa di più? «Le labbra hanno un significato psicologico molto profondo: sono legate all’oralità, quindi al nutrimento, al piacere, alla relazione e alla comunicazione. Sono una delle prime zone del corpo attraverso cui, fin da piccolissimi, facciamo esperienza del mondo e degli altri. Per questo restano, anche da adulti, un simbolo potente di desiderio, vitalità ed espressività» risponde la dottoressa Ilaria Consolo, psicoterapeuta e vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma.
Labbra: l’unica zona franca in cui poter restare rotonde
«In un’epoca come la nostra, in cui il corpo viene controllato, normato, indirizzato verso la performance, le labbra diventano uno dei pochi spazi in cui è ancora consentito mostrarsi morbide e sensuali. Valorizzarle significa affermare la nostra presenza, identità e attrattività, senza però mettere in discussione l’ideale dominante di magrezza ed efficienza». In pratica, sono l’unica parte in cui ci sarebbe concesso di restare “rotonde”, una zona franca che sfugge alla smania snellente con cui opprimiamo fianchi, pancia, gambe. «Nella società della prestazione il nostro fisico deve essere magro, funzionale, ferocemente efficiente. Le labbra rappresentano una sorta di eccezione a questa logica e dare loro attenzione significa trovare uno spazio in cui il desiderio può ancora essere mostrato, purché sia anch’esso misurato e continuamente monitorato».
L’ossessione per la cura delle labbra per non pensare all’anima
I trattamenti specifici riflettono un iper investimento narcisistico sui dettagli. «In un corpo sempre più disciplinato e regolato, la cura si concentra su micro-zone che diventano portatrici di identità e valore» commenta ancora la psicoterapeuta Ilaria Consolo. «Le labbra non sono più solo truccate, ma curate, trattate, “allenate”: diventano un punto privilegiato su cui esercitare attenzione e auto-definizione». I filler appartengono a questa logica. «Rispecchiano l’epoca della prestazione, in cui il nostro fisico non viene stravolto come nell’era del silicone, ma continuamente “aggiustato”, modificato, ottimizzato». Vale non solo per le donne, ma anche per gli uomini, che sempre più ricorrono a trattamenti estetici di rimodellamento e rimpolpamento della bocca. Come se il corpo fosse una gigantesca sineddoche: lo “frazioniamo” in parti – la pelle, le labbra, i muscoli, i capelli – per allontanare quanto più possibile il pensiero di tutto quello che c’è dentro: l’anima, le paure, le emozioni, la relazione con l’altro da noi. La morte.

Le labbra come veicolo di ribellione
Cose che non possiamo controllare ma che definiscono chi siamo. «L’attenzione nei confronti delle labbra è ancestrale: nelle tombe delle regine assire, tra i corredi funerari, sono state trovate paste cosmetiche ad hoc. Mentre nell’antico Egitto si usava l’ocra per ravvivarle» spiega la dottoressa Virginia Vandini, sociologa e presidente dell’associazione Il valore del femminile. «Perfino i governi se ne sono occupati: in epoca vittoriana, per esempio, il make up sulla bocca identificava le donne come prostitute. Negli anni ’60 le ragazze scelsero rossetti dalla nuance anticonvenzionali per comunicare il loro desiderio di ribellione e auto-affermazione. Oggi il corpo è desacralizzato, ha perso cioè la sua dimensione spirituale e viene trattato come un oggetto da modellare, consumare, esporre o medicalizzare, privato dell’aura di rispetto e inviolabilità che aveva nelle antiche civiltà. Nelle tradizioni sciamaniche, per esempio, la bocca è fondamentale per arrivare a certi stati di coscienza attraverso il respiro: è un veicolo per raggiungere dimensioni non legate alla materia, quindi forme di espressività uniche che trascendono il presente e la fisicità. Individuali».
Perché ci facciamo i selfie con la bocca a cuore?
Quell’individualità che l’essere umano ricerca e che invece è così difficile da raggiungere, prigioniera di stereotipi e ideali di fisicità. I selfie con la bocca in primo piano cercano proprio di acchiappare il nostro mistero profondo. «Quando le adolescenti mettono in evidenza le labbra sui social, spesso non si tratta solo di seduzione in senso adulto, ma di una ricerca di visibilità, conferma e riconoscimento mediante il corpo» conclude la dottoressa Ilaria Consolo. «Le labbra diventano un linguaggio fisico immediato per dire: “Io esisto”, “Guardami”». Prendersene cura, alla fine, può trasformarsi in un gesto di accudimento verso di sé. A patto che nasca da un ascolto e non da un bisogno. Chiediamoci, quando compreremo il prossimo gloss, se lo stiamo facendo per noi stesse o per inseguire un’immagine che non ci appartiene.