Vi ricordate la Brat Summer? Sembra passata una vita, e invece si tratta di meno di due anni fa. Da allora si sono susseguiti trend ed estetiche stagionali, influenzati dalla moda, la musica, le nicchie social e la sempre più incerta attualità. Quest’estate, però, sembra che qualcosa si sia interrotto. Forse non per sempre, magari è solo una pausa, ma è comunque una bella boccata d’aria. Mentre Hollywood è stretta nella morsa della magrezza estrema, nel mondo della musica qualcuno comincia a sottrarsi all’ennesima moda esagerata. E, tra paparazzate “spontanee”, hit “da cameretta” e outfit messy, si parla della prima Normal Girl Summer della GenZ. In cui vince chi smette di impegnarsi (o almeno chi è più bravo a fingersi effortless), e non c’è niente di più cool della normalità.
«Fuck el estilo, Fuck el stylist»
L’espressione Normal Girl Summer arriva da un post ironico pubblicato da Vestiaire Collective, piattaforma francese di acquisto e rivendita di articoli di lusso second hand. Con una serie di foto che ritraggono le pop star del momento, da Addison Rae a Gracie Abrams, la pagina ha mostrato che gli articoli più desiderati dagli utenti sono ancora quelli indossati dalle star. Ma non sul palco né sui red carpet.
Da anni ormai sono le “pap walk”, le finte camminate organizzate per farsi fotografare in pose falsamente spontanee, ad essere una passerella molto più interessante di quelle ufficiali. Ed è curioso notare come oggi molte celebrità scelgano di apparire disordinate, fuori moda, vestite con indumenti da palestra o “da casa”. Per loro è sicuramente un modo per risultare più vicini al pubblico, ma c’è di più. Da tempo ormai l’immagine della pop star irraggiungibile, perfetta, impeccabile persino quando porta fuori il cane, è superata.
Ozempic, inflazione e un mondo che va a rotoli
Ad avere dato il colpo di grazia al nostro interesse verso il mondo glam di Hollywood e della musica è stata l’epidemia dei farmaci GLP-1. Se le prime a farne uso sono state i volti noti della battaglia al bodyshaming (causando non poche sofferenze a chi le aveva viste come paladine di un movimento), oggi sono in tante, troppe, a sfigurarsi. Si conta sulle dita di una mano chi negli ultimi mesi non ha fatto red carpet o pap walk preoccupanti. E ormai è talmente difficile riconoscere le star che diventa impossibile pensare di riconoscer(si) in loro.
Contribuisce la situazione sempre più incerta del mondo, dove le notizie di guerra sono all’ordine del giorno e l’inflazione è fuori controllo. Concerti, meet&greet ed eventi esclusivi hanno ormai prezzi che suonano più come un investimento che come una serata speciale. E se quell’affetto che lega fan e VIP diminuisce, il gioco non vale più la candela.
L’ascesa di Zara Larsson, Adéla e Audrey Hobert: the baddest bitches ain’t in LA
A coronare la Normal Girl Summer è l’avanzata di alcune pop star già note da anni, che solo oggi vengono apprezzate. La prima è sicuramente Zara Larsson, che forte della hit Midnight Sun non ha mai smesso di usare il suo successo per parlare di tematiche come razzismo, legalizzazione delle droghe leggere, femminismo. Ma anche della Palestina e – più recentemente – persino dei prezzi dei concerti.
Un’altra è Audrey Hobert, storica autrice e collaboratrice di Gracie Abrams. L’anno scorso ha pubblicato Who’s the clown, un album passato in sordina finché la sua Sue me non è stata scelta nella colonna sonora di Off Campus. A differenza di Gracie, Audrey Hobert non è bellissima, non è elegante e non è di classe: anzi si mette in ridicolo nei video clip e durante i concerti salta su un tappeto elastico, fa battute sulla sua bruttezza e ironizza persino il suo bisogno di essere amata. Con il suo «Sue me I wanna be wanted!» («Denunciami, voglio solo essere desiderata!») canta gli atteggiamenti un po’ tossici delle ragazze insicure, e torna a fare un pop che non parla a chi si sente una it girl in erba ma un’eterna sfigata.
Ma la stella del momento è Adéla Jergová, in arte Adéla, già nota per aver partecipato a un talent show su Netflix (dal quale è stata formata la band Katseye). Con la sua Ain’t in LA, Adéla ha in ostaggio TikTok da mesi. «Maybe tonight we don’t gotta run away, it’s all a lie, the baddest bitches ain’t in LA» («Forse oggi non dobbiamo andarcene, è tutta una bugia, le ragazze più cool non sono a LA»), è l’inno di una generazione che sceglie di stare dove sta bene, non per forza nelle grandi città. E lei, con i suoi capelli rosa e lo smokey eye che ricorda lo stile del pop dei primi anni ’10, proveniente da Bratislava, si fa portavoce del contro-movimento.