Sono passati ben 12 anni dalla scomparsa di Robin Williams, ma oggi per l’attore è tempo di tornare. Non in una pellicola, né in uno dei tanti docufilm ai quali ci siamo abituati, dove i protagonisti sono personaggi amatissimi, ma ormai deceduti, da Freddie Mercury a Michael Jackson. No, nel caso del protagonista dell’Attimo fuggente, tanto per citare uno dei capolavori che ha interpretato nei panni del professor John Keating, il motivo e la forma sono altri: semplicemente i figli hanno deciso di riattivarne il profilo social. Contro l’AI.
Robin Williams: riattivato il profilo Instagram
La decisione, dunque, è stata presa dai tre figli della star hollywoodiana, morta l’11 agosto del 2014. Zak, Zelda e Cody Williams hanno messo mano alla tastiera e il 17 agosto di 12 anni dopo, ecco un nuovo post sul profilo di Robin Williams: «As we recognize what would be our Dad’s 75th year, we’re grateful to see new generations discovering his work while longtime fans continue to celebrate the joy he brought into their lives», hanno scritto i figli. Insomma, l’obiettivo è ricordare il padre, che quest’anno avrebbe compiuto 75 anni, e permettere alle nuove generazioni di trovare sue fotografie, filmati e ricordi autentici.
Il valore dell’autenticità
Proprio “autentico” è un aggettivo fondamentale nell’operazione della famiglia Williams. Come spiegato su Facebook e Instagram, infatti, si vuole distinguere i sempre meno numerosi contenuti originali dai sempre più diffusi prodotti creati artificialmente. «Dal momento che la tecnologia evolve, noi vogliamo che questo rimanga un posto sicuro e affidabile, dove le storie, le foto e i ricordi condivisi riflettano la sua eredità con autenticità, calore e cura» hanno scritto i figli dell’attore, che ne hanno ricordato la capacità di saper far ridere e sorridere i propri fan.
Quando si può riattivare un profilo social
Ma quindi si può riattivare un profilo social di una persona deceduta? «La questione è molto complicata perché sostanzialmente l’account di una persona defunta può essere riaperto come commemorativo e non come se invece l’utente fosse realmente attivo. La differenza è netta: non si hanno realmente user e password, quindi non si possono leggere i messaggi dell’utente deceduto. Si ha solo la funzione di pubblicazione», spiega Andrea Barchiesi, fondatore e CEO di Reputation Manager, specializzato in analisi e gestione della reputazione online.
Si può fare in Italia?
Come chiarisce ancora Barchiesi, però, «La procedura, pur essendo prevista a grandi linee dalle piattaforme stesse, in realtà, nelle singole nazioni viene declinata in modo potenzialmente diverso. In Italia, per esempio, essere figlio o erede non equivale automaticamente a poter prendere username e password del padre deceduto e ricominciare a postare dal suo account».
Chi può gestire l’account dopo la morte
Accesso, cancellazione o limitazione nell’uso di un account di una persona deceduta, quindi, non sono “liberi” neppure per i familiari. «Dopo la morte, i diritti relativi ai dati del defunto possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio; chi agisce come mandatario del defunto; chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione», spiega l’esperto, che aggiunge: «Avere le chiavi, quindi, non significa avere il diritto di utilizzarle».
Il nodo dell’AI
Nel caso di Robin Williams si è chiarito fin da subito l’intento: non il marketing, quanto piuttosto l’esigenza di evitare che, tramite AI, lo potessero fare altri. O, peggio, che si spacciassero per autentici dei post, filmati o persino registrazioni vocali, che originali non sono. C’è il rischio? «Questo punto è a mio avviso il più interessante poiché affronta un tema enorme che è quello dell’identità e della manipolazione falsificata dell’identità stessa da parte dell’intelligenza artificiale. Riaprire un profilo social, purtroppo, non offre uno scudo sostanziale a questo tipo di manipolazione», chiarisce Barchiesi.
Un account ufficiale non mette al riparo dall’AI
«Questa avviene – prosegue Barchiesi – tramite altri canali e le sorgenti considerate dall’intelligenza artificiale molto spesso sono differenti fonti giornalistiche, ma anche enciclopedie online come Wikipedia o portali di settore. Serve un’azione più complessa, che è di cancellazione attiva – e di interazione con i canali e le piattaforme digitali – di tutto quello che è falso. Servirebbe anche un intervento di inserimento di contenuti ottimizzati per l’intelligenza artificiale per contrastare le falsificazioni più gravi». Insomma, l’intento dei figli di Williams piacerà – ed è piaciuto, stando ai like – certamente ai fan. Ma da qui a pensare di arginare l’AI, ci vorrà ben altro.