Quanto ci erano mancate le commedie romantiche! La scelta tra due uomini perfetti, le protagoniste con lavori che inspiegabilmente pagano affitti a Manhattan, la colonna sonora che unisce perfettamente hit e brani indie. È un po’ che lamentiamo la scomparsa di questi film, ma c’è tutto quello che amiamo delle rom-com e molto di più in Material Love, l’ultimo progetto di Celine Song.
La storia è molto carina (non è certo Nora Ephron, ma sa tener incollati allo schermo), ma ad attirare l’attenzione è la decisione finale della protagonista. Indecisa tra John (Chris Evans), l’ex storico senza soldi, e Harry (Pedro Pascal), il finance man, Lucy (Dakota Johnson) sceglie quello che secondo molte spettatrici è l’uomo sbagliato. La delusione è stata così profonda che online è nato il termine “broke man propaganda”, ovvero propaganda a favore degli uomini poveri. È giusto, ci si chiede, che una donna non consideri l’aspetto economico nella scelta dell’anima gemella?
La trama del film
Material Love inizia con una giornata-tipo nella vita di Lucy (Dakota Johnson), matchmaker (una sorta di Cupido pret-a-porter) di punta di Manhattan. Il suo motto è «Il matrimonio è un contratto», e quasi tutte le sue clienti in meno di un anno hanno trovato il principe azzurro. La sua forza sta nel metodo: sa incasellare ogni persona che ha davanti, fa le domande giuste alle clienti per capire nei massimi dettagli cosa vogliono, e mente solo quando deve. Sa come funziona il gioco e per questo ha deciso che lei – che non vuole più scendere a compromessi – non giocherà più.

Cambia tutto quando, al matrimonio di una cliente, viene approcciata da Harry (Pedro Pascal). Lui è ricco, vive da solo in un attico a Manhattan, è single ed è esattamente quello che cerca. Lucy lo definisce in gergo professionale «un unicorno», ed è incredula che possa volere una come lei. Ma alla stessa serata era presente, al lavoro come cameriere, anche il suo ex John (Chris Evans). I due non si sono mai dimenticati e ne approfittano per riprendere i rapporti. Così, ben presto Lucy si ritrova a dover scegliere tra due uomini ugualmente hot ma che le offrirebbero due vite completamente opposte. Scopre così che, nonostante i suoi calcoli perfetti quando si tratta delle altre, le leggi del suo cuore sfuggono a ogni razionalità.
Amore, classe e altri problemi
La relazione tra John e Lucy, si scopre nel corso del film, era finita proprio per questioni economiche. Lui faticava persino a portarla a cena fuori, si rifiutava di non usare la macchina a New York e si lamentava dei parcheggi troppo costosi. Lei, esasperata, soffriva più per le inevitabili discussioni che per la mancanza di lusso: figlia di una coppia che era solita litigare per i soldi, non voleva rivivere le scene della sua infanzia. Per questo molti spettatori hanno storto il naso quando il finale si è rivelato essere, al contrario di quel che avrebbe fatto intuire il titolo, molto poco materialista.

Lucy non solo sceglie di dare una seconda chance a un uomo che evidentemente non è cambiato e non cambierà, ma arriva a stravolgere la sua vita per lui. Ed è in particolare l’aspetto economico a far storcere il naso delle (tantissime) spettatrici. Che accusano la regista di aver ambientato il film in un mondo utopico che poco ha a che fare con quello reale.
Di film considerabili broke man propaganda, infatti, Hollywood è piena, a partire da classici come Titanic e The Notebook. Ma oggi c’è più sensibilità verso argomenti come le differenze di classe (che opprimono soprattutto le donne) e i ruoli di genere. Un uomo povero come Noah di The Notebook – che comunque una casa tutta sua l’aveva, e pure grande – non è più il principe azzurro ideale. È cambiato il contesto socio-economico, sì, ma sono cambiate anche le consapevolezze delle donne. Si temono (ragionevolmente) relazioni in cui il mankeeping è dato per scontato, e ci manca solo doverli pure mantenere.
Broke man propaganda: non volere un uomo povero è poco femminista?
Insomma, nei giorni successivi all’anteprima americana le critiche sono piovute non stop online. E in poco tempo sono arrivate anche a Celine Song, che non ha esitato a rispondere: «Mi delude molto leggere questi commenti», ha spiegato, intervistata da Refinery29. «Credo ci sia una grande confusione riguardo al femminismo e alla sua storia. Quando si parla di femminismo intersezionale, si parla di un movimento che alle radici è anti-capitalista e che ha sempre considerato una priorità lottare contro il classismo. Quindi mi preoccupa molto vedere come si parla delle persone povere oggi».

E ancora: «Parlare di John, un personaggio che ama Lucy e a cui Chris Evans dà vita splendidamente, definendolo solo un ragazzo povero è molto crudele. C’è qualcosa di preoccupante in questo classismo, l’atto di odiare le persone che sono povere come se fosse colpa loro. Credo sia un risultato del modo in cui la ricchezza è entrata nelle nostre vite, e soprattutto nei nostri cuori».
We are living in a material world…
La soluzione, come sempre, sta nel mezzo. Il personaggio di Lucy, con quei suoi calcoli “a prova di tutte” per trovare l’amore, è ispirato alla vita vera di Celine che per un breve periodo ha lavorato come matchmaker a New York. Il “mercato dell’amore”, con le sue caselle da segnare, è basato su evidenze scientifiche: tendenzialmente ci si innamora di chi è simile a noi per obiettivi di vita, classe e idee oltre che per l’aspetto fisico.

Avere delle aspettative e delle speranze riguardo al principe azzurro è naturale, e – in this economy – è normale che comprendano anche l’aspetto economico. Ma, allo stesso tempo, il benessere non è un obiettivo per tutte. E la scelta di Lucy (che, come si capisce nel corso del film, non amava davvero il suo lavoro) è in realtà più razionale di quanto sembri. Che bisogni essere un po’ materialiste ce lo aveva già insegnato Madonna, ma l’amore è fatto di sostegno reciproco e compromessi. Emotivi, certo, ma in alcuni casi anche economici. Vale davvero la pena rinunciarci?