Se siete nel bel mezzo di una bruciante delusione d’amore, una via di uscita ci sarebbe. Aspettate che passi la prima ondata di malessere alle stelle e poi provate a fare come Nora Ephron, che sopra ci ha scritto un libro da cui è stato tratto un film con Jack Nicholson e Meryl Streep, grazie al quale è diventata una delle scrittrici/sceneggiatrici più brillanti d’America. «Tutto è materiale» diceva lei, intendendo che, prima o poi, ogni esperienza torna buona. Delusione, rabbia e dolore possono essere carburanti potenti… non si sa mai. Comunque rileggetevi Affari di cuore (1983) che ora Feltrinelli rimanda in libreria insieme a Non mi ricordo niente (2010), brillante resoconto di ciò che Nora Ephron si ricordava o meno della propria vita.

Nora Ephron, un nome un destino
Io mi sono rivista anche Heartburn – Affari di cuore (su Prime) e devo dire che Nora Ephron sa trasformare in sofisticata commedia la tragedia di un marito che molla la moglie incinta del secondo figlio perché forse (come dicono sempre gli uomini) innamorato della sua migliore amica. Ma Nora è Nora. Già, quel nome è impegnativo: Nora, come la protagonista di Casa di bambola di Henrik Ibsen. O come Nora Barnacle, moglie di James Joyce, evocata in uno dei racconti più celebri di Gente di Dublino. A darle quel nome erano stati i suoi genitori, Henry e Phoebe Ephron, entrambi ebrei, entrambi colti scrittori di sceneggiature in quel di Hollywood, inconsapevoli che a volte il nome è un destino. Per assimilazione o diversità. Come nel caso di Nora che, ragazza californiana, sogna New York e soprattutto vuole diventare nell’ordine una giornalista, una scrittrice satirica e una celebre critica come la superlativa Dorothy Parker.


Il matrimonio con Carl Bernstein
La nostra Nora vola alto: a soli 22 anni, entrata nel settimanale Newsweek come ragazza assegnata alla posta del giornale, perché in quegli anni a scrivere sono soltanto gli uomini (!), partecipa a una class action contro la rivista per discriminazione sessuale. E se volete saperne di più leggete il libro di Lynn Povich The Good Girls Revolt oppure guardate l’omonima serie del 2016 su Amazon. Nora sa esattamente ciò che vuole e va dritta per la sua strada dicendo: «A ogni nuovo decennio ho bisogno di cambiare mestiere». E quindi giornalista per Esquire, New York Post, Cosmopolitan, ma anche co-sceneggiatrice per Tutti gli uomini del presidente e Silkwood.
Nora va avanti come un treno, ma sulla sua strada ecco l’eterno, pericoloso antagonista di ogni donna: l’amore. Un marito amatissimo, ma infedele. Nora è già stata sposata, in giovane età, per nove anni, con lo scrittore Dan Greenberg, ma la cosa non ha lasciato cicatrici insanabili. A farle veramente male è invece Carl Bernstein, uno dei due giornalisti passati alla storia per il caso Watergate. La corteggiava con «quei gesti romantici di cui solo i cinici sono capaci». Lo sposa nel 1976, nasce un figlio Jacob, ma tre anni più tardi Nora, incinta del loro secondo bambino, scopre appunto che Carl la tradisce con una delle sue migliori amiche, la giornalista inglese Margaret Jay. Un classico, direte voi. Un dramma infernale per Nora. Che però, con la sua intelligenza, lo trasforma.
Quando scivoli su una buccia di banana la gente ride; ma quando tu racconti di essere scivolata su una buccia di banana, a farli ridere sei tu. Anziché la vittima diventi il protagonista.
Dal suo dramma Nora Ephron scrive Affari di cuore
Solo per questa frase bisognerebbe farti un monumento, cara, amatissima Nora. Perché ci facevi capire che tutto si può raccontare per poterci alla fine ridere sopra. Concetto che peraltro avevi elaborato da una massima di tua madre: «Le nostre tragedie di oggi possono diventare commedie di domani». Nora nel libro scrive che suo marito Carl «era capace di fare sesso con una tapparella veneziana» e che Margaret Jay «era una giraffa dai piedi grossi». Lui minacciò rappresaglie, ma poi non accadde nulla. Nel vuoto che Carl lasciò, germogliò tutto il resto. Nora si trasferì da Washington a New York con i due figli e, dopo Affari di cuore, scrisse una serie di commedie romantiche entrate nella storia del cinema e pure nei nostri cervelli per leggerezza, ironia, romantica solidarietà per le donne testone che sanno aspettare l’amore. Harry ti presento Sally, Insonnia d’amore, C’è posta per te, Julie & Julia, chi se le dimentica? La dichiarazione di Billy Crystal a Meg Ryan la notte di Capodanno, l’Empire State Building col cuore di lucine rosse che si accendono nella notte, New York fiorita in primavera… Anche Nora alla fine trova un nuovo, vero amore, come le protagoniste dei suoi film.
E poi il vero amore
Dopo Carl Bernstein sa aspettare quello giusto. Il suo terzo marito è Nick Pileggi, non uno qualsiasi, ma la mente che ha scritto Quei bravi ragazzi e Casinò di Martin Scorsese. Si ameranno fino alla fine, quando Nora, ammalata di leucemia, muore nel 2012. La descrizione più bella di questo sentimento la dà il figlio Jacob nel documentario Everything is copy: «Mia madre era carina, però non era mai stata bella: c’erano uomini che l’avevano ferita per questo, ed era una cosa per cui aveva molto sofferto. Almeno fino a quando nella sua vita non era arrivato quest’uomo dall’animo nobile e le aveva fatto sentire che guardarla era favoloso quanto ascoltarla».
Nora Ephron ha scritto di tutto, ha dato un nome ridendo a ogni tormento o beatitudine dell’essere donna – indimenticabile il suo libro Il collo mi fa impazzire -, ivi compresa l’ossessione dei capelli. Ha raccontato l’amore così come lei lo viveva, con passione, rabbia e molta allegria. Ma di fronte a una cosa sola si è ritratta: la malattia. Ha soltanto detto una volta, chiedendosi cosa le sarebbe mancato da morta: «I miei figli, la primavera, l’autunno, il bacon, il burro, attraversare uno dei ponti per tornare a Manhattan». Un po’ come la lista delle cose per cui vale la pena vivere che Woody Allen snocciolava in Manhattan. Solo più concentrata, sintetica, mirata: tra gli affetti i figli, poi la natura nel suo ciclo, il cibo nella pienezza del gusto, l’energia della città in cui si vive e in cui si torna. Tutto il resto viene dopo. E questo è molto, molto femminile.