La definizione è chiara: per mankeeping si intende «il lavoro di alcune donne nell’aiutare a tenere insieme i bisogni sociali ed emotivi degli uomini nel corso della loro vita». Secondo Angelica Puzio Ferrara, ricercatrice alla Stanford University che ha coniato il termine, «Può includere il modo in cui si sostengono i propri partner nelle sfide quotidiane o nelle situazioni di subbuglio più profonde, organizzando anche la loro vita sociale». Chi si è già rivista nell’identikit?

Le donne e il mankeeping

Insomma, la figura indicata dalla dottoressa Ferrara è quella di chi quotidianamente non solo si prende cura del partner negli aspetti pratici (dal preparare il pranzo e la cena, al lavare e stirare i suoi vestiti), ma anche da un punto di vista psicologico: lo sostiene, quindi, nelle sfide che si trova ad affrontare sul lavoro, in caso di trasferimenti, conflitti in ufficio o semplicemente scelte professionali. Ma non basta. arriva anche a contribuire affinché il proprio compagno o marito abbia una vita sociale soddisfacente. Un esempio? Mantenendo rapporti cordiali con amici (o mogli di amici), in modo da poter godere e far godere al partner dei benefici che provengono dalle relazioni sociali.

Le donne supportano il sistema sociale maschile

In modo analogo al kinkeeping, cioè tutte quelle pratiche che le donne compiono ogni giorno per tenere unita la famiglia, sia da un punto di vista emozionale che relazionale, questa mansione è affidata in modo preponderante (e sbilanciato) alle donne. Viene da chiedersi, dunque, se senza mogli o compagne gli uomini possano contare su altre “reti”, composte magari da amici datati, compagni di calcetto, tennis o padel post lavoro. Secondo Ferrara le donne sono un «pezzo del supporto al sistema sociale maschile» fondamentale. Ma è davvero così?

Perché gli uomini si affidano alle donne

«Secondo un’indagine del Censis del 2024, il 56,5% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si sente solo. Contestualmente negli Stati Uniti sta aumentando il numero di uomini che dicono di non avere amici stretti. Sono dati che fotografano una situazione attuale, ma che si uniscono a un sistema sociale consolidato nel quale l’uomo è storicamente stato educato a non mostrare le proprie emozioni», commenta Alessandro Capelli, Sociologo della Comunicazione presso lo IED. «Mentre le donne hanno sempre potuto contare su una rete di amiche con le quali parlare anche delle proprie emozioni, per gli uomini questo è sempre stato ed è tutt’ora difficile», aggiunge Capelli.

La mancanza di una rete esclusivamente maschile

Di fatto, quindi, per il sociologo Capelli manca una vera e propria rete maschile alla quale fare affidamento, per confrontarsi o confidarsi, complice anche il retaggio di un sistema sociale patriarcale: «Si tratta di un modello costruito nei secoli dagli uomini e per gli uomini, basato su un’idea di forza e successo, che non lascia spazio (o ne lascia molto poco) ai sentimenti e alla sfera psicologica. Se da un lato è devastante per quanto riguarda la libertà, autonomia e i diritti delle donne, dall’altro rappresenta anche una gabbia per gli uomini, perché impone loro quel modello di mascolinità e forza che può nuocere al loro benessere emotivo. Non a caso oggi i ragazzi lo rifiutano», sottolinea il sociologo.

Superare il passato e uscire dalla solitudine

La società, dunque, sta cambiando e con essa occorre che evolvano anche i rapporti tra i generi e l’equilibrio all’interno delle coppie, come suggerisce il sociologo: «Oggi viviamo in una condizione di maggiore solitudine, con famiglie sempre meno numerose e isolate: entrambi i generi lo percepiscono, ma gli uomini risultano più “scoperti” rispetto alle donne. Queste trasformazioni sono amplificate dai social, lo vediamo tutti i giorni. Per questo occorrono risposte nuove che credo debbano partire proprio da un nuovo modello sociale ed educativo, che deve iniziare a scuola».

Più educazione sentimentale ed emotiva per i maschi

«Io penso – ribadisce ancora Capelli – che sia fondamentale l’educazione sentimentale ed emotiva a scuola, sia per le ragazze che per i ragazzi. Credo che occorra continuare a investire per implementare gli sportelli psicologici di prossimità, rendendoli sempre più accessibili: fortunatamente oggi la salute mentale non è più un tabù, ma serve proseguire nel democratizzare e cancellare gli altri stereotipi che riguardano la sfera delle relazioni uomo-donna. Dobbiamo destrutturare l’idea che l’uomo debba essere forte, perché non solo sbagliato socialmente, ma devastante anche per la figura maschile».

Meno peso sulle donne, più equilibrio nelle coppie

Un risvolto dello squilibrio nella gestione del benessere emotivo, tra l’altro, ha a che fare anche con le stesse donne. Secondo Ferrara, complice l’evoluzione del ruolo delle donne nel corso degli anni, queste ultime oggi sarebbero meno disposte a farsi carico anche di questa “incombenza”, cioè della gestione del benessere psicologico dei partner, e dunque preferirebbero la singletudine, che permetterebbe loro di dedicare più tempo a se stesse. «Proprio il riequilibrio anche all’interno delle coppie passa da una maggiore presa di consapevolezza maschile dei propri sentimenti e fragilità», conclude Capelli.