L’Australia ha raggiunto un traguardo storico, per il quale lavora da anni: azzerare virtualmente i tumori al collo dell’utero, causati dal virus HPV. Dopo essere stato il primo Paese al mondo a introdurre l’immunizzazione di massa per le ragazze nel 2007, ora può affermare che, dal 2021, ultimo anno con dati ufficiali nazionali disponibili, non si è registrato alcun caso di carcinoma cervicale nelle donne sotto i 25 anni. E l’Italia, a che punto è con le vaccinazioni contro l’HPV?

Australia, addio virtuale al tumore al collo dell’utero

Non è un miracolo e tecnicamente non si può dire che il carcinoma cervicale sia completamente “debellato, ma poco ci manca e a raggiungere questo traguardo storico non poteva che essere l’Australia, da sempre capofila nelle campagne di vaccinazione contro l’HPV, ritenuto il responsabile di questa forma oncologica che colpisce le donne. È la prima volta da quando esistono rilevazioni puntuali, cioè dal 1982. Gli autori del report che pone Camberra al centro dell’attenzione medica non esitano a indicare che il risultato è “quasi certamente” attribuibile all’impatto dell’immunizzazione, partita in maniera massiva nel 2007.

L’Oms e il traguardo del 2030

D’altro canto la battaglia contro il tumore al collo dell’utero è anche tra le priorità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel 2020 si era data tempo per eliminare la patologia fino al 2030, fissando un obiettivo molto ambizioso, scandito da tre tappe intermedie e definito con la sigla 90-70-90: arrivare al 90% delle ragazze vaccinate contro l’HPV entro i 15 anni; al 70% delle donne sottoposte a screening con test ad alte prestazioni (come pap-test o HPV test) entro i 35 anni e i 45 anni (target poi portato dall’EU Beating Cancer Plan al 90%); infine, al 90% delle donne con lesioni cervicali precancerose o invasive trattate in modo tempestivo, grazie anche a screening puntuali.

A che punto è l’Italia

La sensibilizzazione aumenta, ma l’Italia è ancora molto lontana da queste percentuali. La soglia ottimale prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale fissa al 95% nel 12esimo anno di vita il valore da raggiungere, ma nessuna Regione o Provincia autonoma è minimamente vicina a questo numero. Come indica Epicentro, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità, la copertura delle ragazze nate nel 2012 è ferma al 51,18%. In generale, l’ISS parla di «un andamento in crescita delle vaccinazioni anti HPV per le ragazze rispetto al 2023». Non va meglio per i ragazzi, fermi al 44,56% per i nati del 2012.

Metà dei genitori dice “no”

«L’HPV è responsabile di quasi il 100% dei tumori della cervice uterina e di una quota significativa dei tumori dell’ano, della vulva, della vagina, del pene e dell’orofaringe. L’infezione, molto diffusa nella popolazione generale, può essere prevenuta efficacemente grazie a strategie integrate di vaccinazione e screening», ricordava ancora un anno fa Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI) dalle pagine del Corriere della Sera. Ma le recenti statistiche indicano che la media di adesione allo screening cervicale arriva a meno del 50% (esattamente al 46,9%),vmentre poco più della metà dei genitori (56%) ha aderito all’invito delle ASL a far vaccinare i propri figli.

Perché i genitori non fanno vaccinare i figli?

Eppure in Italia è ormai stata introdotta la vaccinazione universale contro l’HPV, sia per le femmine che per i maschi, totalmente gratuita (a pagamento per gli adulti, ma pur sempre disponibile). «Purtroppo i motivi di scarsa adesione a mio avviso sono principalmente tre: pesa ancora la diffidenza nei confronti dei vaccini, specie dopo il periodo Covid per via delle vaccinazioni a m-RNA, che avevano dato alcuni problemi. Ma va chiarito che questo vaccino non contiene materiale genetico.

Un altro fattore è la mancanza di campagne di informazione capillare, specie nelle scuole. Purtroppo, poi, esiste ancora una forma di tabù nell’affrontare certi temi che hanno a che fare con la sfera sessuale», spiega Carlo Antonio Liverani, ginecologo già Responsabile di Oncologia ginecologica preventiva presso la clinica Mangiagalli-Policlinico di Milano.

Il tabù che resiste nelle scuole

«Posso confermare che io stesso, quando sono stato chiamato a parlare ad alcuni studenti delle scuole medie a Milano, da Regione Lombardia sono stato sollecitato a prestare attenzione al linguaggio da utilizzare. Ma sono stati i ragazzi stessi a farmi domande dirette e chiare. Per esempio, mi hanno chiesto se il papilloma potesse venire anche agli omosessuali – racconta Liverani – Questo dimostra quanto sia importante l’educazione sessuale, superando le resistenze specie di alcuni genitori. Per debellare una malattia occorre prendere ad esempio il passato e fare campagne massive, come accaduto contro il vaiolo; all’epoca fu il coinvolgimento di Elvis Presley, immortalato mentre si vaccinava, a spingere molte persone a seguirne l’esempio», sottolinea Liverani.

Non solo per le femmine

L’immunizzazione, tra l’altro, è prevista anche per i maschi, proprio per limitare la diffusione del virus. «Vaccinare anche i ragazzi ha un duplice scopo: intanto evitare che il virus, di cui gli uomini sono portatori, possa essere trasmesso alle donne; ma anche proteggere gli stessi uomini da tumori HPV-correlati, come quelli all’ano, pene e cavo orale. Quest’ultimo sta creando allarme negli Stati Uniti, dove infatti sono state prodotte delle speciali pellicole da applicare alla bocca. Una soluzione molto “limitata”. Purtroppo il pap-test non si può fare per individuare questa forma oncologica, quindi non c’è screening specifico, se non rivolgendosi all’otorino o al dentista, ma quasi nessuno lo fa», spiega Liverani.

L’esempio dei virtuosi, come Australia e Scozia

Secondo gli esperti occorrerebbe, quindi, seguire l’esempio virtuoso di prevenzione dell’Australia, ma anche quello della Scozia. Si tratta, infatti, di un altro Paese all’avanguardia dove è stata registrata la quasi completa scomparsa delle lesioni CIN3 (lesione intraepiteliale cervicale, una lesione allo stadio grave) nelle giovani donne vaccinate prima di entrare in contatto con il virus. Si tratta di realtà che dovrebbero dimostrare l’efficacia di campagne di informazione che si affiancano all’istituzione della Giornata di Sensibilizzazione per l’eliminazione del tumore della cervice uterina e degli altri tumori HPV-correlati, che ricorre il 17 novembre.

I prossimi vaccini contro più virus HPV

«Purtroppo va ricordato che ci sono altri ceppi dell’HPV responsabili del carcinoma alla cervice uterina e non inclusi nei vaccini attualmente disponibili, quindi siamo ancora lontani dal poter parlare di malattia debellata. Tra l’altro il tumore al collo dell’utero può anche non essere causato dal virus. Diciamo che in Italia già con il vaccino quadrivalente (che protegge dall’HPV 16 e 18 e dai condilomi 6 e 11) c’è un’ottima protezione: non è impossibile, ma molto improbabile che una donna sviluppi un carcinoma alla cervice uterina È già stato messa a punto, però, anche una formulazione nona valente e in futuro arriverà quello che immunizza da 14 forme, mentre in Cina si parla già di 20: quello è il traguardo futuro».