Sono giorni di caldo record, lo sappiamo. E sappiamo quanto sia importante proteggere la pelle. Ma forse ancora troppo pochi sanno che anche gli occhi hanno bisogno di accorgimenti, se si vogliono evitare danni causati dai raggi UV, che possono provocare “scottature” della cornea. Vale se si va al mare, ma anche in piscina o in montagna e, in generale, quando ci si espone al sole senza lenti adeguate.
Solo il 17% si protegge gli occhi dalle scottature
Solo 1 persona su 4 (25%) associa gli occhi arrossati e brucianti, alla fine di una giornata all’aperto, all’eccessiva esposizione ai raggi UV, nonostante il sole possa provocare una vera e propria “scottatura” della cornea. A dirlo sono i dati di un’indagine, condotta su un campione oltre 2.100 italiani da Doctolib. Ma a preoccupare ancora di più è il fatto che quasi la metà degli intervistati (45%) non sa che usando occhiali da sole senza filtro UV certificato si corrono rischi, mentre 1 italiano su 3 (33%) ha acquistato almeno una volta prodotti sulle bancarelle o per strada. Se i giovani sono poco informati, neppure i genitori se la cavano meglio: il 55% non protegge abitualmente gli occhi dei propri figli con occhiali da sole adeguati.
Giovani troppo disinvolti al sole
Se poi si va a vedere il comportamento della Gen Z, nello specifico gli under 35, la percentuale di quelli che hanno comprato occhiali da sole non certificati arriva persino a superare la metà (52%) e solo il 41% sa che una lente scura senza filtro UV può essere persino più dannosa che non indossare alcuna protezione. A spiegare il motivo è Hassan Bahja, oculista specialista in oftalmologia: «È una questione puramente fisiologica. Quando mettiamo una lente scura la nostra pupilla si dilata in automatico per far entrare più luce, proprio come succede quando entriamo in una stanza buia. Se però quel paio di occhiali non ha un filtro UV a norma, stiamo di fatto spalancando la porta ai raggi ultravioletti».
Cosa succede se si usano occhiati da sole non certificati
«In pratica – prosegue l’oculista – arrivano dritti al cristallino e alla retina in quantità molto maggiore. Per quanto possa sembrare strano, in questi casi fa meno male stare senza occhiali: l’abbagliamento del sole ci obbliga a strizzare gli occhi e la pupilla si stringe, difendendosi da sola. Usare lenti finte o di scarsa qualità solo per moda è un rischio per la vista, perché alla lunga aumenta il rischio di cataratta precoce o degenerazione maculare». Il monito, quindi, è chiaro anche se si scontra con la realtà. Nella maggior parte dei casi, infatti, il criterio di scelta degli occhiali da sole è estetico, con il 51%, mentre appena il 27% mette al primo posto la protezione UV.
Lenti a contatto ovunque e sempre: i rischi
È sempre un motivo estetico che spinge anche moltissimi giovani (il 40%) a indossare le lenti a contatto sempre, anche quando fa il bagno al mare o in piscina, e si immerge. Non va meglio, però, se si considerano tutte le fasce di età, anche quelle più “mature” con 6 italiani su 10 che non si fanno scrupoli nel non togliere le lenti in acqua. Ma gli esperti mettono in guardia rispetto ai rischi per la salute degli occhi: «Il punto è che l’acqua, che sia del mare, della piscina o anche solo della doccia in spiaggia, non è mai sterile. È popolata da microrganismi e batteri, tra i quali l’Acanthamoeba, un patogeno molto insidioso», sottolinea Bahjia.
Lenti piene di germi e batteri
Le conseguenze possono essere molto serie: «In acqua la lente a contatto si comporta come una spugna, perché si impregna e intrappola questi microrganismi, tenendoli schiacciati contro la cornea. Se consideriamo poi che la lente stessa rischia di creare dei micro-graffi superficiali sull’occhio, stiamo di fatto offrendo ai batteri la porta d’ingresso perfetta. Il risultato sono le cheratiti, infezioni corneali dolorosissime, davvero ostiche da curare e che, nei casi peggiori, possono lasciare danni visivi permanenti», sottolinea l’esperto.
Gli effetti del sole sugli occhi dei bambini
Quando, poi, si tratta di bambini, che troppo spesso non indossano occhiali da sole, i potenziali rischi sono altrettanto seri: mentre il 55% dei genitori dice di non riuscire a far tenere gli occhiali ai figli, l’oculista avverte: «I danni sono decisamente maggiori semplicemente perché il loro occhio è diverso. Fino a una certa età il cristallino (la lente naturale del nostro occhio) è perfettamente trasparente, quindi lascia passare verso la retina moltissimi raggi UV. Man mano che cresciamo e invecchiamo, il cristallino ingiallisce e inizia a fare da filtro naturale».
Cosa accade col passare degli anni
In questo caso, quindi, i danni possono emergere col passare degli anni. «Poiché i danni causati dal sole si sommano nel corso di tutta la vita, prendere troppi raggi UV da piccoli significa porre le basi per patologie oculari da adulti – conferma l’oculista – Capisco bene la fatica dei genitori in spiaggia, ma bisogna avere pazienza: montature morbide, laccetti elastici o almeno un buon cappellino con una visiera molto larga sono fondamentali fin dai primi mesi».
Quando gli occhi possono “scottarsi”
Nell’immediato, invece, il rischio di un’esposizione senza protezione ai raggi solari è la scottatura, anche per gli occhi e in particolare per la cornea. In questo caso, i “sintomi” sono spesso attribuiti ad altri motivi: solo il 25% degli italiani, infatti, collega occhi arrossati, lacrimazione e bruciore a fine giornata all’esposizione ai raggi UV.T ra gli under 35 la percentuale scende addirittura al 12%. La maggior parte attribuisce questi sintomi al cloro, alla salsedine, al vento o alla crema solare. Eppure la cosiddetta fotocheratite è una condizione ben nota agli specialisti.
Cos’è la fotocheratite
In realtà spesso si tratta di una “scottatura degli occhi”, chiamata con termine tecnico fotocheratite: «Di fatto è un’ustione della superficie della cornea provocata dai raggi UVB. Il meccanismo – spiega l’oculista – è identico a quello dell’eritema solare sulla pelle: mentre sei al sole non te ne accorgi, ma dopo qualche ora (di solito verso sera) compaiono rossore, lacrimazione abbondante, dolore e un forte fastidio alla luce. È un classico, nelle giornate in mare aperto o in alta quota. Il problema è che le persone spesso confondono questi sintomi con la banale stanchezza o con il fastidio della salsedine, e magari peggiorano le cose mettendo colliri a caso. Invece di dover curare un’infiammazione acuta, basterebbe un buon occhiale da sole per evitarla alla radice».
Gli effetti del cambiamento climatico
Ma bassa umidità, vento, aria condizionata, inquinanti atmosferici e radiazioni UV possono agire insieme e mettere sotto stress la superficie oculare, favorendo bruciore, irritazione, instabilità del film lacrimale e peggioramento dei sintomi dell’occhio secco. A richiamare l’attenzione su questo tema sono recenti evidenze scientifiche che mettono in relazione le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico con possibili effetti sulla salute oculare. Una revisione scientifica[1] dal titolo Climate Change and Its Impact on Ocular Health ha analizzato l’impatto di alte temperature, radiazioni ultraviolette, inquinamento atmosferico e ridotta umidità su diverse condizioni oculari, tra cui cataratta, occhio secco e alterazioni della superficie oculare.
Il caldo provoca l’effetto occhio secco
«Le più recenti ricerche scientifiche suggeriscono che le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico, incluse alte temperature, ridotta umidità, radiazioni ultraviolette e inquinanti atmosferici, possano contribuire all’alterazione dell’equilibrio della superficie oculare, aumentando il rischio di dry eye disease, cioè occhio secco, e aggravandone la sintomatologia» spiega Alessandra Balestrazzi, presidente dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO). Secondo la letteratura scientifica, le temperature elevate possono influenzare la stabilità del film lacrimale: in particolare, temperature ambientali molto alte, soprattutto oltre i 40 °C, possono alterare le proprietà lipidiche delle lacrime e favorire l’instabilità del film lacrimale. Anche la bassa umidità rappresenta un fattore critico. «Quando l’umidità scende al di sotto del 30-40%, le lacrime evaporano più rapidamente, il film lacrimale diventa instabile e aumentano bruciore, irritazione e visione fluttuante» aggiunge Balestrazzi. «Anche vento, esposizione prolungata al sole e aria secca favoriscono l’evaporazione lacrimale e possono peggiorare la secchezza oculare».
Le raccomandazioni
Eppure, quasi 1 persona su 4 (24%) si rivolge all’oculista soltanto quando compare un problema specifico oppure non effettua controlli regolari. Come per altri ambiti che riguardano la salute, gli uomini risultano meno attenti delle donne, mentre gli over 65 si confermano la fascia più virtuosa. Dagli esperti, però, arrivano alcuni consigli preziosi. Intanto il colore delle lenti non fa da scudo, va cercata, invece, l’etichetta che dovrebbe avere la dicitura UV400 (che blocca i raggi UVA e UVB) e il marchio CE originale. Attenzione a non pensare che le nuvole siano una protezione naturale: la maggior parte dei raggi UV passa comunque.
Attenzione all’acqua
Inoltre, l’acqua del mare e la sabbia chiara riflettono la luce come uno specchio, colpendo l’occhio da ogni direzione, anche se si è sotto l’ombrellone. Acqua e lenti a contatto non vanno d’accordo: è sempre consigliato togliere le lenti prima di tuffarsi e, in caso di difetto visivo importante, si suggerisce di indossare occhialini da nuoto a tenuta stagna e di scegliere lenti usa e getta giornaliere, da buttare appena si termina il bagno. Per evitare l’occhio secco, poi, si può far ricorso a lacrime artificiali, preferibilmente a base di acido ialuronico e in fialette monodose, evitando invece di strofinarsi gli occhi con le mani sporche di crema o sabbia.