La scrittrice spagnola Clara Sánchez è ora in libreria con il nuovo romanzo, “La casa che attende la notte”. Un invito a lasciarsi guidare dall’istinto più profondo. Come ha fatto lei, un bestseller dopo l’altro. «Non ho mai vissuto la scrittura con ansia»
«Non è positivo essere consapevoli di tutto, l’unico modo per trovare la direzione è abbandonare la luce e scegliere la notte, lasciandosi guidare dall’istinto più profondo». Bisogna lasciare al caso la possibilità di guidare i nostri passi, perché magari su quelle tracce incontreremo un destino che ci farà cambiare, ci renderà migliori. È la conclusione a cui si giunge dopo aver letto il nuovo romanzo di Clara Sánchez, La casa che attende la notte (Garzanti).
La trama del nuovo romanzo di Clara Sánchez
La 70enne autrice spagnola, amatissima per i suoi bestseller, tra cui Il profumo delle foglie di limone, e vincitrice dei principali premi letterari iberici, torna con un thriller psicologico ambientato nel quartiere madrileno Calle de Velázquez. Tutto parte dal civico 39, in cui entrerà Alicia, studentessa 22enne e baby sitter di Rafael, 9 mesi, varcando l’antico portone dell’edificio da cui l’adolescente Hugo è uscito di casa e non ha più fatto ritorno. Da quel momento Alicia si addentrerà in un mistero dai risvolti surreali e il suo non sarà l’unico punto di vista di questo libro a due voci dal finale sorprendente.
Il romanzo racconta le ombre che si annidano dietro la quotidianità, con una componente surreale. Com’è nata l’idea?
«Man mano che passano gli anni, mi è sempre più chiaro lo squilibrio tra corpo e coscienza. Possiamo dominare il corpo, ma con la psiche è più difficile: non a caso, abbiamo bisogno di psicologi che ci aiutino a capirne il mistero. Nel romanzo la psiche è rappresentata da Hugo, l’adolescente che scompare nel nulla. Mi è piaciuto scrivere di lui, perché attraverso i suoi dubbi e le sue riflessioni mi sono posta anch’io tante domande sulla parte spirituale della nostra vita».
Rafael cresce a vista d’occhio sotto gli occhi di Alicia. Il piccolo sembra avere dei superpoteri…
«Alicia si fa irretire dal fascino di Rafael e dei suoi genitori, Lira e Leonardo. La 22enne è in un momento critico della sua vita, Rafael ha bisogno delle sue attenzioni e lei quasi si appropria della vita del bambino. Anche perché il padre è assente e disinteressato, la madre vittima di una malinconia che la porta altrove con la mente. Alicia è l’unica che, nonostante le raccomandazioni della sorella Elisa, osa addentrarsi nell’enigma Rafael».
Hugo assomiglia a tanti adolescenti fragili di oggi. La famiglia non intercetta il malessere, con la sorella ha un rapporto conflittuale. Solo l’insegnante Lira gli sta vicino.
«Lira è per Hugo quello che Alicia è per Rafael. Nessuna famiglia è un ingranaggio perfetto e quella di Hugo non fa eccezione. Lui è la metafora della solitudine adolescenziale. Si interroga sul senso del vivere, sulla morte, e in questo rappresenta anche la nostra solitudine come umani davanti alle grandi domande».
Una domanda in sospeso: è possibile la vita oltre la morte?
Dopo il colpo di scena finale, rimane in sospeso la domanda: è possibile la vita oltre la morte?
«La mia parte spirituale dice che non può finire tutto qui. Le religioni danno due opzioni: resurrezione e reincarnazione. La resurrezione è impossibile, ma non escludo la reincarnazione, del resto nel nostro Dna siamo portatori di geni precedenti a noi. Ma di una cosa sono convinta: noi lasciamo qualcosa negli altri, vogliamo che parte di noi rimanga nei nostri discendenti. Nel libro cito un filosofo che diceva: “L’anima è quasi niente”. Ecco, alla fine noi non diventiamo “niente”, rimaniamo quel “quasi”».
Rafael, come Dante nella Divina Commedia, ci conduce in un viaggio surreale. Pensa che i bambini abbiano un istinto che fa vedere loro le cose oltre il velo dell’apparenza?
«Sono sicura che abbiamo dei superpoteri. Osservo la mia nipotina di 3 anni e mi domando come possa imparare tante cose tutte insieme. Loro non sanno di avere quel potere e noi adulti sappiamo interpretarlo così poco. La vita fisica è estremamente corta per imparare, per avere consapevolezza non solo della coscienza ma anche di quello che va oltre. Per questo ho dato a Hugo la possibilità di “allargarsi” in un’altra persona: per dargli il tempo di capire chi era e che cosa gli era successo».
Leonardo è inadeguato come marito e padre, mentre i personaggi femminili sono forti, come in tutti i suoi romanzi.
«Lui rappresenta gli uomini di quest’epoca. Stanno perdendo terreno, non riescono a stare al passo con le cose che cambiano. Sono privi di umiltà, e questo impedisce loro di capire come comportarsi nei confronti delle donne. Si sentono aggrediti, ed è come se volessero punirci. Si sentono sotto attacco, e vogliono vendicarsi. E i giovanissimi, in Rete, sono investiti da messaggi violenti. Tutto questo si sta normalizzando, me ne accorgo quando li osservo nella vita reale, quando insultano e umiliano le donne. La politica non fa abbastanza contro quello che definisco, senza mezzi termini, terrorismo contro le donne».

Clara Sánchez e la longevità del succcesso
In un mondo in cui tutto va in fretta, lei è tra le autrici più longeve. Più di 35 anni di successi: come se li spiega?
«Sono la prima a esserne sorpresa. Ho sempre scritto per passione, è stato il mio modo di esprimermi, a prescindere dall’esito. E ho sempre avuto un lavoro per mantenermi dal punto di vista economico, questo mi ha impedito di riversare tutte le mie aspirazioni sulla letteratura. Non ho mai vissuto la scrittura con ansia».
Le sue lettrici più numerose hanno più di 40 anni. Lei è un modello di longevità professionale e femminista…
«Sono grata alle mie lettrici. Empatizzo con le “over”, perché hanno la consapevolezza di non dover dipendere economicamente e sentimentalmente da un uomo, sanno che una donna può esprimersi su più terreni, senza limitazioni. Sarò sempre grata a mia madre: era infermiera e lasciò il lavoro, rinunciando all’autonomia, ma ha insegnato a me e a mia sorella a essere indipendenti, quindi libere. Presi talmente alla lettera la sua lezione che a 14 anni ero già terrorizzata all’idea di non trovare un lavoro».
Cosa pensa delle nuove generazioni di donne?
«Ne vedo due tipologie: alcune volitive, centrate, indipendenti; altre che si rifugiano nel sogno dell’uomo che cambierà loro la vita. Si percepisce anche dalla lettura, sempre più diffusa, dei romance. Alle dipendenti dal romanticismo consiglierei di diventare più consapevoli, perché il principe azzurro può trasformarsi in mostro».
Il suo libro è uscito in anteprima in Italia. Perché?
«Amo i lettori spagnoli, ma qui in Italia vengo investita da un entusiasmo anche tangibile. Mi abbracciano, mi fermano per parlare: per me è una carezza al cuore».