Il volto è di quelli che restano impressi. E il talento gli ha fatto sfiorare già a 20 anni il Bafta, l’Oscar britannico. Dominic Sessa, oggi 23enne, ha conquistato Hollywood con un debutto indimenticabile in The Holdovers – Lezioni di vita, il film di Alexander Payne candidato nel 2024 a 5 Oscar – di cui uno vinto – che racconta il rapporto tra un insegnante di lettere (Paul Giamatti) e un ragazzo ribelle (lui), l’unico rimasto nel college durante le vacanze di Natale del 1970 perché la madre è in luna di miele con il nuovo marito. Grazie a questo ruolo il giovane attore americano dalle lontane origini italiane è oggi tra i più richiesti della sua generazione. L’anno scorso ha affiancato Jesse Eisenberg e Woody Harrelson in L’illusione perfetta – Now you see me, now you don’t, poi Michelle Pfeiffer e Chloë Grace Moretz nella commedia natalizia Oh. What. Fun.

Dominic Sessa interpreta Anthony Bourdain
Dominc Sessa è il protagonista di “Tony. Diario di un giovane cuoco”

Ora è protagonista di una storia vera: Tony – Diario di un giovane cuoco di Matt Johnson, al cinema dal 27 agosto, racconta la formazione del celebre chef newyorkese Anthony Bourdain. Siamo nel 1975 e il 19enne Tony, in lite coi genitori, scappa a Provincetown per inseguire la ragazza di cui si è invaghito. Per mantenersi lavora in un piccolo ristorante gestito da uno chef scorbutico (Antonio Banderas), che lo ospita in cambio della manovalanza in cucina e finisce per prenderlo in simpatia. Non è un vero biopic, ma un coming of age romanzato di Bourdain, ispirato ai capitoli iniziali della sua autobiografia Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York, edita in Italia da Feltrinelli.

Dominic Sessa è Tony nel film su Anthony Bourdain

Dominic, si è immedesimato in Tony?

«Più che altro ho condiviso i suoi sentimenti e tormenti interiori, oltre a una certa visione del mondo. Il regista Matt Johnson mi ha chiesto di concentrarmi su questi aspetti, che in fondo sono comuni a tanti ragazzi, anche se vivono in epoche diverse: inquietudini che a 20 anni tutti cerchiamo di mascherare».

Il film è ambientato negli anni ’70, lo stesso periodo di The Holdovers. Rispetto a oggi, come immagina fosse allora avere 20 anni?

«Penso che all’epoca un 20enne venisse considerato un adulto, o quasi. Oggi, se andasse via di casa senza dire dove, come fa Tony, i genitori ne denuncerebbero la scomparsa e la polizia lo cercherebbe dappertutto. Mi sa che invece, negli anni ’70, i ragazzi si mettevano in situazioni rischiose ma riuscivano anche a venirne fuori. Ora sono molto più protetti, e forse è un bene vista l’età delicata e spericolata».

Dominic Sessa è un vero talento
Dominic Sessa e Antonio Banderas in “Tony. Diario di un giovane cuoco”, in sala dal 27 agosto.

Il rapporto di Dominc Sessa con la famiglia

Anche lei è stato protetto durante la sua infanzia e adolescenza?

«I miei non sono mai stati super severi. Mi lasciavano abbastanza libero, perciò ho avuto anche occasione di finire nei guai».

Qual è il guaio più grande in cui stava per cacciarsi?

«Il college è un luogo dove ci sono molte regole, che i ragazzi puntano a infrangere. Io ho rischiato di essere espulso per aver fumato e comprato alcolici, ma non ho mai fatto di peggio, come invece ho visto fare a compagni che ne hanno pagato le conseguenze allora e forse anche in seguito. Non so perché non mi spingessi troppo oltre, magari ero semplicemente furbo a non farmi beccare. Però ho sempre avvertito una grande responsabilità nei confronti dei miei genitori».

Quindi restava nei binari, più o meno, per amor loro?

«I miei avevano molte aspettative su di me. Ci tenevano che prendessi bei voti a scuola e ottenessi buoni risultati negli sport (praticava, fra l’altro, hockey su ghiaccio, ndr). La mia più grande paura era deluderli. Non ho subìto pressioni, non mi hanno mai costretto né spinto a fare qualcosa che non volessi, anzi: desideravano che trovassi io per primo la motivazione a impegnarmi. Eppure mi hanno dato degli standard molto elevati e io ho sempre puntato a esserne all’altezza».

Dominc Sessa ha origini italiane

Cosa le resta delle origini italiane?

«Credo che i miei bisnonni, sia da parte di madre che di padre, venissero dall’Italia, ma confesso di non essermi mai addentrato nella storia di famiglia. So solo che, durante le feste natalizie, devo aver mangiato cibi tipici e ascoltato canzoni tradizionali del vostro Paese».

Dominic Sessa ha iniziato a recitare per il teatro e ama la scrittura

Ha iniziato a frequentare corsi di recitazione da ragazzino. Mai avuto paura di entrare in un mondo competitivo come quello degli attori?

«A dire la verità, non pensavo all’aspetto della concorrenza. O forse sono stato competitivo senza neanche rendermene conto. Ho studiato recitazione con l’idea di trasferirmi dal New Jersey, dove sono nato, a New York per fare l’attore teatrale. Mai avrei pensato al cinema».

Dominic Sessa
Dominic Sessa nel film interpreta Anthony Bourdain

Ha studiato anche letteratura inglese, proprio come lo chef Anthony Bourdain: aveva per caso ambizioni letterarie?

«Sì, al liceo mi piaceva scrivere e prendevo sul serio i temi che ci assegnavano, su qualsiasi argomento fossero. In realtà gli insegnanti erano molto severi e non regalavano facilmente voti alti nella scrittura o nella letteratura inglese.

Oggi mi piacerebbe scrivere un’opera teatrale, concentrarmi sui dialoghi. Il teatro è sempre stata la mia ambizione, solo dopo The Holdovers mi sono appassionato al cinema e ho cercato di andare avanti in questo settore, ottenendo altri ruoli.

Sono consapevole di aver appena iniziato un percorso che dura una vita intera, non credo ci sia mai un momento in cui pensi di avercela fatta: c’è sempre da imparare, devi continuare a migliorare. Oggi sono felice di raccontare storie viaggiando e lavorando con interpreti straordinari».

Lavorare con grandi attori è importante

Dominic Sessa è un grande talento
Dominic Sessa e Antonio Banderas nel film “Tony. Diario di un giovane cuoco”

Per esempio, Paul Giamatti in The Holdovers e Antonio Banderas in Tony. Diario di un giovane cuoco. Com’è stato lavorare con loro?

«Sono stati entrambi importantissimi per me. Professionali, generosi, pronti a mettere a loro agio tutte le persone sul set. Grazie a questo, eravamo calmi e rilassati, cosa molto importante in situazioni normalmente stressanti, soprattutto per me che ero il nuovo arrivato. Lavorare così è un piacere e ti porta a dare il meglio. Per merito loro ho avuto esattamente l’atmosfera e l’energia di cui, essendo giovane, avevo bisogno».

In Tony c’è una scena molto buffa che si ripete più volte. Il protagonista dorme su un’amaca sul terrazzino dello chef Banderas che, ogni mattina, lo sveglia con una secchiata d’acqua. Quante ne ha prese sul set del film?

«Tante! (ride, ndr). Speravo che il regista Matt Johnson avrebbe concentrato quelle riprese in una sola giornata, così mi sarei tolto il pensiero in fretta. Invece me ne faceva fare una ogni volta che aveva in calendario un’ora vuota… Avrò beccato un gavettone al giorno, o quasi!».

Il “vero” Bourdain: breve storia dello chef che per primo ha raccontato senza filtri la vita frenetica in cucina

Lo chef
Anthony Bourdain,
di cui il film racconta
gli esordi in cucina.
Lo chef Anthony Bourdain, di cui il film racconta gli esordi in cucina. Foto IPA

Anthony Bourdain si diploma 22enne nel 1978 al Culinary Institute of America e lavora in molti ristoranti celebri, tra cui la brasserie Les Halles di Manhattan. Nel 2000 scrive il memoir Kitchen Confidential – Avventure gastronomiche a New York, raccontando anche la sua giovinezza ribelle, non esente dall’uso di stupefacenti, e svelando il lato oscuro della sua professione (10 anni dopo arriverà, sempre per Feltrinelli, il seguito Al sangue). Nel 2002 e 2003 Bourdain diventa il conduttore-viaggiatore di A Cook’s Tour, in giro per il mondo alla ricerca di posti, preparazioni e cibi perfetti.

Tra il 2005 e il 2012 per questo antropologo del gusto arriva la consacrazione televisiva globale con i viaggi e gli incontri di Anthony Bourdain: No Reservations. Seguirà, sulla CNN tra il 2013 e il 2018, l’ancora più ambiziosa e impegnativa Parts Unknown, serie premiata con numerosi Emmy Awards in cui esplora, attraverso la tavola, la storia, la politica, l’anima dei luoghi visitati. La vita da giramondo mette in crisi il matrimonio con Ottavia Busia, sposata nel 2007, dalla quale ha avuto una figlia. Nel 2016, durante le riprese del programma a Roma, Bourdain incontra Asia Argento: con lei inizia una relazione che 2 anni dopo verrà troncata dall’attrice. Nel giugno 2018 lo chef muore suicida a 61 anni durante la registrazione di una puntata a Strasburgo. Non lascia messaggi, ma amici e collaboratori hanno parlato di anni segnati da depressione, solitudine e burnout: l’altro lato del successo e dell’inarrestabile routine da globetrotter.