Se hai visto Shall We Dance?, probabilmente ricordi Richard Gere che scopre quasi per caso il ballo da sala. E naturalmente ricordi Jennifer Lopez, malinconica maestra di danza che inizialmente attira la sua attenzione. Quello che forse non sai è che questa storia era già arrivata al cinema otto anni prima. Shall We Dance? è infatti il remake americano di Shall We Dansu?, film scritto e diretto da Masayuki Suo nel 1996.

E Hollywood, almeno questa volta, non ha stravolto l’originale. Ha conservato personaggi, situazioni e soprattutto il cuore della storia. Eppure, spostandola da Tokyo a Chicago, ne ha cambiato inevitabilmente alcune sfumature. Perché dietro quelle lezioni tenute in gran segreto ci sono due modi diversi di guardare alla danza, al matrimonio e persino alla felicità.

Prima di “Shall We Dance?” c’era il giapponese “Shall We Dansu?”

Partiamo dall’inizio. Nel 1996 Masayuki Suo porta nei cinema giapponesi Shall We Dansu?. Il protagonista è Shohei Sugiyama, interpretato da Kōji Yakusho. È un uomo di mezza età con un lavoro, una moglie, una figlia e una vita apparentemente sistemata.

Eppure qualcosa non torna. Sugiyama avverte un’insoddisfazione difficile da definire. Non c’è una grande tragedia da superare, né una vita da ricostruire. C’è piuttosto quella sensazione sottile che può arrivare quando tutto sembra essere al proprio posto, ma non basta più.

Poi, durante il viaggio in treno verso casa, vede una donna alla finestra di una scuola di ballo. È Mai Kishikawa, interpretata da Tamiyo Kusakari. Quell’immagine lo incuriosisce abbastanza da spingerlo a entrare nella scuola e iscriversi a un corso.

All’inizio è attratto dalla donna. Presto, però, scopre qualcosa di molto più importante: gli piace ballare. La danza diventa uno spazio tutto suo, capace di riaccendere entusiasmo e curiosità.

Il film ebbe un importante riconoscimento in patria. Ai Japan Academy Awards ottenne, tra gli altri, il premio per il miglior film. Il sito ufficiale dell’Academy giapponese sottolinea proprio la trasformazione del protagonista. Un uomo comune entra quasi per caso nel mondo del ballo e finisce per scoprirne il fascino.

Otto anni dopo Hollywood riprende quella storia. La sceneggiatura americana è firmata da Audrey Wells e la regia da Peter Chelsom. Nei crediti ufficiali del remake compare anche Masayuki Suo, autore dell’opera sulla quale il nuovo film è basato.

Le analogie: la storia che Hollywood ha deciso di conservare

Guardando i due film uno dopo l’altro, le somiglianze saltano subito agli occhi. Il remake non prende soltanto l’idea generale dell’originale. Ne conserva buona parte dell’architettura narrativa.

John Clark, interpretato da Richard Gere, è un avvocato di Chicago. Ha successo, una moglie che ama e una famiglia. Nonostante questo, sente che nella sua vita manca qualcosa.

Anche lui vede una donna attraverso la finestra di una scuola di ballo mentre torna a casa in treno. È Paulina, interpretata da Jennifer Lopez. E anche lui, dopo quell’incontro a distanza, decide di iscriversi alle lezioni.

Il parallelismo continua. John parte con una curiosità legata all’insegnante e finisce per innamorarsi della danza. Tiene nascosta alla famiglia questa nuova passione e la moglie comincia a sospettare che ci sia un’altra donna. Nel film americano Beverly, interpretata da Susan Sarandon, arriva a rivolgersi a un investigatore privato.

Persino alcuni personaggi secondari mantengono funzioni molto simili. È il caso del collega che coltiva segretamente la stessa passione. Nel remake americano è Link, interpretato da Stanley Tucci.

Non sorprende quindi che Roger Ebert definisse quello americano un remake piuttosto vicino all’originale. Anche il Los Angeles Times, all’uscita del film, osservava come l’adattamento avesse conservato non soltanto lo spirito, ma numerosi elementi della storia originale.

Cambiano i nomi, gli attori e la città. La domanda al centro della vicenda, invece, resta intatta: cosa succede quando scopri qualcosa che riesce a farti sentire di nuovo vivo?

La differenza più importante di “Shall We Dance?” è nascosta nella cultura giapponese

Ed è qui che il confronto diventa davvero interessante. Perché un comportamento identico può avere un significato diverso quando cambia la società nella quale avviene.

Nel film di Suo, la necessità di nascondere le lezioni di ballo è strettamente legata all’ambiente sociale raccontato. Il ballo occidentale di coppia mette i protagonisti in una situazione insolita: due persone devono avvicinarsi, toccarsi e muoversi insieme.

Il film costruisce parte della sua comicità proprio sull’imbarazzo provocato da questa esperienza. Ma dietro il sorriso c’è anche una riflessione sulle convenzioni sociali e sulla difficoltà di mostrare apertamente desideri ed emozioni.

Quando la stessa storia arriva negli Stati Uniti, questo meccanismo diventa più difficile da sostenere. Prendere lezioni di ballo a Chicago non possiede automaticamente lo stesso carattere trasgressivo.

Il Los Angeles Times individuò proprio qui una delle difficoltà dell’adattamento. Il remake doveva spiegare perché John non dicesse semplicemente alla moglie di essersi iscritto a un corso. E doveva spiegare perché non le proponesse di partecipare.

Anche Roger Ebert notò un problema simile nel trasferimento della storia. Alcuni comportamenti familiari perfettamente funzionali al contesto dell’originale risultavano meno naturali nella versione americana.

Non significa che il remake perda il proprio senso. Significa che deve cercarlo altrove. Il segreto diventa meno sociale e più personale: John non sembra vergognarsi tanto della danza quanto del bisogno che lo ha portato fin lì.

Da Tokyo a Chicago: come cambia il protagonista

Sugiyama e John partono quasi dallo stesso punto. Sono uomini di mezza età, professionalmente realizzati e inseriti in una famiglia. Entrambi percepiscono però un vuoto che non riescono subito a spiegare.

La differenza sta nel mondo che li circonda. Sugiyama è un salaryman e il film giapponese lega la sua storia anche alle regole sociali del suo ambiente. La scoperta del ballo assume così il sapore di una piccola rottura con ciò che ci si aspetta da lui.

John Clark vive, invece, in una cornice americana più individualista. Nel suo caso emerge maggiormente il tema della realizzazione personale. Ha già ottenuto ciò che, sulla carta, dovrebbe renderlo felice. Eppure sente il bisogno di qualcosa che appartenga soltanto a lui.

C’è poi un’altra differenza evidente: Hollywood mette al centro delle immagini due star come Richard Gere e Jennifer Lopez. Il remake accentua inevitabilmente il fascino e la componente romantica della danza. Per Lopez, del resto, il movimento è parte della sua identità artistica fin dagli esordi: prima della carriera da cantante e dei film che ne hanno segnato il percorso, c’è stata proprio la danza.

Gere, invece, arrivava a Shall We Dance? con alle spalle alcuni dei ruoli che lo avevano trasformato in un’icona del cinema romantico. Un’immagine dalla quale avrebbe poi saputo allontanarsi, fino ad affrontare il suo primo ruolo da protagonista in una serie tv a 70 anni, con MotherFatherSon.

Ma qui non interpreta un seduttore in cerca di un’altra donna. Paulina è inizialmente la scintilla che porta John nella scuola. Il vero incontro destinato a cambiargli la vita, però, è quello con il ballo.

Ma non trasforma la storia in quella di un tradimento. Paulina è inizialmente la scintilla che porta John nella scuola. Il vero incontro destinato a cambiargli la vita, però, è quello con il ballo.

È uno degli aspetti che il remake conserva meglio. La danza non serve semplicemente a conquistare qualcuno. Diventa il modo attraverso il quale il protagonista riscopre una parte di sé.

Due film, due modi diversi di raccontare la stessa rinascita

Alla fine, forse, è proprio questa la ragione per cui Shall We Dance?, in onda mercoledì 12 agosto in prima serata su Rete4, continua a funzionare. La sua storia parte da un sentimento molto semplice e tutt’altro che raro: avere una vita piena e accorgersi che manca ancora qualcosa.

L’originale giapponese racconta questa inquietudine attraverso una società nella quale il ballo diventa anche una piccola sfida alle convenzioni. Il remake americano sposta, invece, l’accento sulla ricerca individuale della felicità e sul rapporto di coppia.

In entrambi i casi, però, la soluzione non è scappare dalla propria vita. È tornarci con qualcosa in più.

Ed è forse la somiglianza più bella tra i due film. Sugiyama e John entrano in una scuola di ballo attratti da una donna. Ne escono avendo scoperto una passione.

Se conosci soltanto Richard Gere e Jennifer Lopez, quindi, recuperare Shall We Dansu? può riservare una sorpresa. E non è l’unico caso in cui scoprire l’originale asiatico dietro un remake permette di guardare una storia con occhi diversi: è accaduto, per esempio, anche con Memories, che deriva da un film sudcoreano del 2006.