Giuseppe Ungaretti è uno dei poeti italiani più importanti del Novecento. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, ha trasformato la sofferenza personale e collettiva in una poesia essenziale, fatta di poche parole cariche di significato. La sua esperienza nella Prima guerra mondiale e i lutti familiari hanno segnato profondamente la sua produzione.

Questa sera, venerdì 27 febbraio, la sua figura torna al centro dell’attenzione con il docu-film Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti, in onda in prima serata su Rai 3, che ne ripercorre la storia umana e poetica.

Giuseppe Ungaretti: la vita tra Egitto, Parigi e la guerra

Giuseppe Ungaretti nacque l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto. Il padre, operaio impegnato nei lavori per il Canale di Suez, morì quando lui aveva solo due anni. La madre, Maria Lunardini, gestiva un forno e riuscì a garantirgli gli studi. Proprio ad Alessandria, grazie alla scuola svizzera, Ungaretti si avvicinò alla letteratura.

L'anteprima della docufiction "Vita di un uomo -Giuseppe Ungaretti" al museo del MAXXI di Roma

Nel 1912 si trasferì a Parigi per continuare la formazione. Qui entrò in contatto con ambienti artistici e letterari vivacissimi e con personalità come Guillaume Apollinaire e Amedeo Modigliani. Quegli anni furono decisivi per la sua crescita culturale.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò volontario nell’esercito italiano. L’esperienza al fronte segnò in modo irreversibile la sua poetica. Nelle trincee maturò uno stile nuovo, essenziale, capace di raccontare la fragilità della vita con pochissime parole. Le poesie scritte durante il conflitto confluirono nella raccolta L’Allegria del 1919, considerata una delle opere più importanti del Novecento italiano.

Nel 1920 sposò Jeanne Dupoix, dalla quale ebbe due figli, Anna Maria e Antonietto. Nel 1936 si trasferì in Brasile per insegnare all’Università di San Paolo. Qui, nel 1939, affrontò il dolore più grande: la morte del figlio Antonietto, di soli nove anni, a causa di un’appendicite mal curata. Questo evento influenzò profondamente la sua scrittura e trovò espressione nella raccolta Il Dolore, pubblicata nel 1947.

Aderì al fascismo, nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti e intrattenne rapporti con Benito Mussolini, un’ombra che ha sempre pesato sulla figura dell’uomo e del poeta.

Negli ultimi anni visse un’intensa storia d’amore con la poetessa brasiliana Bruna Bianco. Si conobbero nel 1966, quando lui aveva 78 anni e lei 26. Tra i due nacque un legame profondo, testimoniato da un ricco scambio epistolare. Ungaretti morì il 1° giugno 1970 a Milano, lasciando un’eredità che continua a influenzare la letteratura italiana.

La poetica di Giuseppe Ungaretti: dall’Ermetismo alla ricerca dell’essenziale

Giuseppe Ungaretti ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della poesia italiana del Novecento. È considerato un precursore dell’Ermetismo, anche se la sua posizione rimane autonoma rispetto al movimento.

La sua innovazione principale riguarda il linguaggio. Ungaretti elimina ogni parola superflua e concentra il significato in versi brevi, spesso frammentati. Questa scelta stilistica restituisce alla parola poetica una forza nuova, capace di evocare emozioni profonde attraverso immagini essenziali.

I temi ricorrenti della sua poesia sono la sofferenza, la morte, la solitudine e la ricerca di senso nell’esistenza. L’esperienza della guerra emerge in modo evidente in L’Allegria, mentre il dolore per la perdita del figlio attraversa Il Dolore. In entrambe le opere la fragilità della vita diventa il centro della riflessione poetica.

Sul piano delle influenze, Ungaretti guardò al Simbolismo francese. Poeti come Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé lo ispirarono nella ricerca di un linguaggio evocativo. Fu influenzato anche dalla tradizione italiana, in particolare da Dante Alighieri e Giacomo Leopardi. La sua poesia dialoga con queste radici, ma le rielabora in modo personale.

La sua scrittura si caratterizza per l’uso del verso libero e di una sintassi frammentata. Questa scelta rompe con la tradizione metrica precedente e inaugura una nuova stagione della poesia italiana. Per questo motivo Giuseppe Ungaretti viene considerato una figura chiave per comprendere l’evoluzione letteraria del Novecento.

«Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti»: il docu-film Rai che lo racconta oggi

La figura del poeta è al centro del docu-film Vita di un uomo – Giuseppe Ungaretti, diretto da Massimo Popolizio e Mario Vitale. Il film, prodotto da Anele con Rai Documentari e Luce Cinecittà, intreccia memoria personale e storia, poesia e racconto biografico.

La narrazione alterna materiali d’archivio, parti di fiction e testimonianze. Il cuore del film è il dialogo immaginario tra Ungaretti e Massimo Popolizio, che interpreta un artista in crisi creativa. Attraverso questo confronto ideale, la poesia del Novecento entra in relazione con le inquietudini contemporanee.

Il docu-film segue due traiettorie parallele. Da un lato ripercorre la vita del poeta, dagli anni ad Alessandria d’Egitto all’esperienza parigina, dalla guerra alla maturità del secondo dopoguerra. Dall’altro racconta il viaggio interiore del protagonista, che ritrova nella parola poetica una forza capace di rigenerare l’arte e l’esistenza.

Accanto a Popolizio compaiono Davide Rondoni, ideatore del progetto, e Umberto Orsini, che legge una lettera d’amore scritta da Ungaretti a Bruna Bianco nel 1966. Completano il racconto le testimonianze di Bruna Bianco, Enrica Bonaccorti, Nicola Bultrini, Sarah Stride e Iva Zanicchi. Il risultato è un ritratto umano e profondo, lontano dai tradizionali schemi biografici.

Il film invita a riscoprire Giuseppe Ungaretti non solo come autore studiato a scuola, ma come uomo attraversato da passioni, crisi e contraddizioni. E mostra come la sua poesia possa ancora parlare al presente contraddistinto più che mai da ansia e incertezza: dalla ritornata paura per le guerre alla crisi climatica che non pare arginabile, fino alla generale sensazione di crescente difficoltà economica e insicurezza.