Questa sera, martedì 24 marzo, Le libere donne arriva al suo ultimo appuntamento su Rai 1 con gli episodi 5 e 6. Una serie intensa, che ha riportato alla luce una pagina poco raccontata della storia italiana. Ma soprattutto ha fatto conoscere – o riscoprire – Mario Tobino, lo psichiatra e scrittore da cui tutto prende origine. La sua non è solo una storia professionale. È il racconto di una vita trascorsa accanto a donne dimenticate, in un tempo in cui la malattia mentale era spesso sinonimo di esclusione e silenzio.
Chi era Mario Tobino: medico, scrittore e testimone del suo tempo
Mario Tobino nacque a Viareggio nel 1910 e scelse la medicina dopo un percorso scolastico irregolare ma vivace. Durante gli anni universitari iniziò a scrivere, affiancando fin da subito la passione letteraria alla formazione scientifica. Le due dimensioni, nella sua vita, non si separarono mai.
Dopo la laurea, si avvicinò alla psichiatria e nel 1939 iniziò a lavorare in un ospedale psichiatrico. Poco dopo partì per la guerra in Libia come ufficiale medico. Fu un’esperienza dura, che segnò profondamente il suo sguardo sull’essere umano e che più tardi sarebbe diventata materia narrativa.
Il vero punto di svolta arrivò nel 1942, quando fu assegnato all’ospedale psichiatrico di Maggiano, vicino Lucca. Qui rimase per oltre quarant’anni. Non solo come medico, ma anche come direttore e, soprattutto, come osservatore attento della vita che si muoveva dentro quelle mura.
Scelse perfino di vivere lì, in due piccole stanze all’interno della struttura. Di giorno curava le pazienti. Di notte scriveva. Una scelta radicale, che racconta quanto fosse totale il suo coinvolgimento umano e professionale.
Nel corso della sua vita partecipò anche alla Resistenza e vinse importanti riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Strega nel 1962 e il Premio Campiello nel 1972. Morì nel 1991, lasciando un’opera che ancora oggi continua a interrogare il nostro modo di guardare alla fragilità.
Mario Tobino e le donne del manicomio di Maggiano
Il cuore della storia di Tobino è nel rapporto con le pazienti del reparto femminile di Maggiano. In un’epoca in cui i manicomi erano spesso luoghi di isolamento e contenimento, dominati da pratiche dure e coercitive, il suo sguardo fu diverso.

Non considerava le donne solo come “casi clinici”. Le osservava come persone, con storie, desideri, ferite. Molte di loro non erano affette da patologie gravi, ma erano state internate perché scomode, ribelli o semplicemente fuori dagli schemi sociali dell’epoca.
Il suo lavoro si mosse proprio su questo confine. Da una parte il ruolo medico, dall’altra una sensibilità umana che lo portava a cercare alternative alle pratiche più violente, come l’elettroshock. Cercava, quando possibile, strade più rispettose, capaci di restituire alle pazienti almeno una parte della loro identità.
Questa attenzione emerge anche nella fiction, dove il personaggio interpretato da Lino Guanciale prova a difendere la dignità delle donne ricoverate, mettendosi spesso in contrasto con il sistema in cui lavora.
Il libro che ha ispirato la serie: Le libere donne di Magliano
Nel 1953 Tobino pubblicò Le libere donne di Magliano, il libro da cui è tratta la serie. Non è un romanzo tradizionale, ma un’opera che nasce dall’esperienza diretta in ospedale.
Il testo racconta la vita quotidiana del reparto femminile. Le piccole abitudini, le crisi improvvise, le gelosie, i silenzi. È un mosaico di storie che restituisce alle pazienti una voce, senza idealizzarle ma nemmeno ridurle a etichette.
Proprio per questo il libro è considerato ancora oggi uno dei più importanti nella letteratura italiana sul tema della malattia mentale. Anticipa, in qualche modo, una riflessione che diventerà centrale solo anni dopo, con la legge Basaglia e la chiusura dei manicomi.
La fiction prende spunto da quel mondo, rielaborandolo in chiave narrativa. Non è una biografia fedele, ma conserva il nucleo più autentico: il rapporto tra follia, libertà e dignità.
Il finale de Le libere donne: cosa succede negli ultimi episodi
Gli ultimi due episodi, in onda questa sera, promettono un finale intenso e drammatico. Le tensioni accumulate nel corso della serie arrivano al punto di rottura.
Una delle pazienti compie un gesto estremo, mentre Margherita è sempre più coinvolta nel rapporto con Tobino. La scoperta dei sentimenti del medico da parte di Paola apre un conflitto personale che si intreccia con il contesto storico.
Intanto la minaccia del regime fascista si fa sempre più concreta. Nell’ospedale si nasconde una paziente ebrea e questo mette in pericolo medici e degenti. Il clima si fa sempre più teso, fino a un’escalation di violenza e decisioni irreversibili.
Il ballo organizzato da Paola, che doveva essere un momento di respiro, diventa il teatro di eventi drammatici. Tra fughe, rivelazioni e scontri, ogni personaggio è costretto a scegliere da che parte stare.
Il finale chiude la storia con uno sguardo amaro ma anche consapevole, lasciando emergere il peso delle scelte individuali in un’epoca segnata dalla paura.