Debutta martedì 10 marzo su Rai 1, la nuova fiction con Lino Guanciale ispirata a una storia vera della psichiatria italiana. Ambientata tra Lucca e Viareggio negli anni della Seconda guerra mondiale, la serie porta sullo schermo il lavoro dello psichiatra Mario Tobino nel manicomio femminile di Maggiano.

Tra storie di pazienti dimenticate e un sistema medico ancora segnato da pratiche coercitive, la fiction racconta un capitolo poco conosciuto della storia italiana e riflette su dignità, libertà e diritti delle donne.

Quando e dove vedere Le libere donne

La fiction Le libere donne debutta martedì 10 marzo in prima serata su Rai 1. La miniserie è composta da sei episodi, distribuiti in tre prime serate, con due episodi per ogni appuntamento.

Il calendario della programmazione prevede:

  • Prima puntata: martedì 10 marzo
  • Seconda puntata: martedì 17 marzo
  • Terza puntata: martedì 24 marzo

Per chi non può seguire la messa in onda televisiva, tutti gli episodi sono disponibili anche in streaming su RaiPlay, la piattaforma gratuita della Rai.

La trama della fiction con Lino Guanciale: tra follia e violenza

La storia è ambientata tra Lucca e Viareggio negli anni della Seconda guerra mondiale. Protagonista è Mario Tobino, psichiatra e poeta appena rientrato dal fronte libico, che inizia a lavorare nel manicomio femminile di Maggiano.

Roma, sede Rai via Severo, photocall serie Rai "Le libere donne". Nella foto: Michele Soavi, Grace Kicaj, Gaia Messerklinger, Lino Guanciale

In un’epoca in cui i manicomi sono luoghi di contenimento più che di cura, Tobino cerca di introdurre un approccio più umano nei confronti delle pazienti. Il suo modo di lavorare entra però spesso in conflitto con quello dei colleghi e della direzione dell’ospedale, che continuano a utilizzare metodi rigidi e invasivi.

La routine dell’istituto cambia quando arriva Margherita Lenzi, giovane donna internata dal marito dopo un gesto che ha scandalizzato la comunità. Tobino inizia a dubitare della sua presunta follia e sospetta che la donna sia vittima di violenze e di un sistema che usa il manicomio come strumento di controllo.

Nel frattempo riappare nella sua vita Paola Levi, antico amore giovanile diventata staffetta partigiana durante la guerra. Tra la ricerca della verità su Margherita e i sentimenti che riaffiorano dal passato, Tobino si trova coinvolto in un conflitto personale e morale. La serie dimostra che non esistono limiti alla cattiveria e alla condizione di difficoltà che proprio le donne si sono trovate ad affrontare anche in epoca moderna.

La storia vera dietro la serie

La fiction è liberamente tratta dal romanzo Le libere donne di Magliano, pubblicato nel 1953 dallo psichiatra e scrittore Mario Tobino.

Il libro nasce dall’esperienza diretta dell’autore nel manicomio di Maggiano, dove lavorò per molti anni nella divisione femminile dell’ospedale psichiatrico. Tobino raccontò le storie delle pazienti a partire dalle cartelle cliniche e dalla sua osservazione quotidiana della vita all’interno dell’istituto.

Molte delle donne ricoverate non erano considerate malate in senso clinico. Spesso erano persone ritenute troppo libere, troppo scomode o troppo fuori dagli schemi per una società fortemente patriarcale. La follia diventava così un’etichetta con cui venivano isolate e silenziate.

Attraverso la fiction, questa pagina della storia della psichiatria italiana torna al centro dell’attenzione e invita a riflettere sullo stigma legato alla malattia mentale e sui diritti delle persone ricoverate negli istituti.

Il cast della fiction Rai

A interpretare il protagonista Mario Tobino è Lino Guanciale, uno degli attori più noti della fiction italiana.

Accanto a lui nel cast troviamo:

  • Grace Kicaj, nel ruolo di Margherita Lenzi;
  • Gaia Messerklinger, che interpreta Paola Levi;
  • Fabrizio Biggio, nei panni del dottor Anselmi.

Completano il cast numerosi attori della scena televisiva italiana, tra cui Paolo Briguglia, Francesca Cavallin, Paolo Giovannucci, Massimo Nicolini, Pia Lanciotti, Paola Sambo e Luigi Diberti.

La regia della serie è affidata a Michele Soavi, mentre la sceneggiatura è firmata da Peter Exacoustos e Laura Nuti.

I temi della serie: libertà, stigma e diritti delle donne

Oltre alla dimensione narrativa, Le libere donne affronta temi ancora molto attuali. La serie mostra come, in passato, molte donne venissero rinchiuse nei manicomi non solo per motivi clinici ma anche per ragioni sociali.

Comportamenti considerati scandalosi o fuori dalle convenzioni potevano essere interpretati come segni di follia. In questo modo il manicomio diventava uno strumento per controllare e isolare chi non si conformava alle regole della società.

Il racconto mette quindi al centro la dignità delle persone ricoverate, il valore dell’ascolto e il tentativo di costruire un rapporto umano tra medico e paziente.