Rubens Paiva esce dalla sua casa di Rio de Janeiro nel gennaio del 1971 e non vi farà mai più ritorno. Ha 41 anni, una moglie, Eunice, e cinque figli. A portarlo via sono uomini armati legati alla repressione della dittatura militare brasiliana.
Da quel momento, nella vita dei Paiva resta un posto vuoto e una domanda destinata ad accompagnarli per decenni: che cosa è successo a Rubens? È la storia vera da cui nasce Io sono ancora qui, il film di Walter Salles in onda lunedì su Rai 3.
“Io sono ancora qui”, la storia vera di Eunice e Rubens Paiva
Dietro Io sono ancora qui ci sono persone, vite e una ferita che appartengono alla storia del Brasile. Rubens Paiva era un ingegnere ed ex deputato federale brasiliano. Dopo il colpo di Stato del 1964, il suo mandato era stato revocato e aveva trascorso anche un periodo in esilio.
Il 20 gennaio 1971 sei agenti armati entrarono nella casa della famiglia Paiva, nel quartiere Leblon di Rio de Janeiro. Rubens aveva 41 anni. Fu portato via per essere interrogato e non tornò più a casa. Le successive indagini della Commissione nazionale per la verità brasiliana hanno ricostruito che morì dopo essere stato torturato. Il suo corpo non è mai stato restituito alla famiglia.
Anche Eunice e la figlia Eliane, allora quindicenne, furono condotte il giorno successivo nelle strutture della repressione. Per Eunice cominciò allora un’attesa che sarebbe diventata ricerca della verità.
Eunice Paiva, cinque figli e una vita da ricostruire
Eunice rimase con cinque figli e una domanda alla quale nessuno sembrava disposto a rispondere: che cosa era successo a Rubens?
Io sono ancora qui non è soltanto la storia di un uomo scomparso. È anche quella di una donna costretta a tenere insieme una famiglia mentre intorno a lei dominano paura e silenzio.
Eunice riprese gli studi, diventò avvocata e si impegnò nella difesa dei diritti umani. Già nel luglio 1971 scrisse al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, denunciando le circostanze dell’arresto illegale del marito.
La sua ricerca non restò quindi confinata alla dimensione privata. Con gli anni, quella battaglia diventò anche un impegno civile.
La battaglia per sapere che cosa era accaduto a Rubens
Per molto tempo la famiglia Paiva dovette convivere non soltanto con l’assenza, ma anche con versioni ufficiali che non raccontavano ciò che era realmente accaduto.

I documenti raccolti successivamente hanno permesso di ricostruire il percorso di Rubens nelle strutture della repressione. La Commissione nazionale per la verità ha concluso che l’ex deputato morì sotto tortura nel gennaio 1971.
È forse questo uno degli aspetti più dolorosi della storia: Eunice dovette continuare a cercare una verità che lo Stato le aveva negato.
Walter Salles, il regista di “Io sono ancora qui”
A portare la storia dei Paiva sul grande schermo è stato Walter Salles, uno dei registi brasiliani più conosciuti a livello internazionale. Prima di Io sono ancora qui aveva diretto film come Central do Brasil e I diari della motocicletta, dedicato al viaggio giovanile di Ernesto Guevara attraverso l’America Latina, prima che diventasse il “Che”, l’eroe rivoluzionario cubano, simbolo di libertà per molte generazioni.
Per Salles, però, la vicenda di Eunice e Rubens Paiva aveva anche una dimensione personale. Da ragazzo aveva conosciuto la famiglia e frequentato la loro casa a Rio de Janeiro. Tornare a quella storia significava quindi confrontarsi con ricordi che appartenevano anche alla sua giovinezza.
Il regista ha scelto di raccontare la dittatura partendo dalla quotidianità dei Paiva: la casa, i figli, gli amici, le giornate trascorse insieme. Poi quella normalità viene spezzata dall’arresto di Rubens. Lo sguardo resta soprattutto su Eunice e su ciò che accade a una famiglia quando la violenza politica entra nella sua vita.
Eunice è Fernanda Torres, che per la sua interpretazione ha ricevuto una nomination come miglior attrice, mentre Selton Mello veste i panni di Rubens. Fernanda Montenegro interpreta Eunice anziana. Il film ha conquistato nel 2025 l’Oscar come Miglior film internazionale, il primo ottenuto dal Brasile in questa categoria.
Una statuetta, icona dorata che incarna il fascino, l’eccellenza e il mito di Hollywood, decisamente meritata per la bellezza dell’opera e per l’impegno civile che rappresenta, soprattutto nella capacità di narrare un pezzo di storia di quel Paese martoriato e pieno di contraddizioni che è appunto il Brasile.
Dal libro del figlio Marcelo al film di Walter Salles
Molti anni dopo, quella storia familiare è diventata un libro. Marcelo Rubens Paiva, uno dei cinque figli di Eunice e Rubens, l’ha raccontata nel memoir Ainda Estou Aqui, pubblicato in Brasile nel 2015.
Io sono ancora qui parla di chi è scomparso, ma anche di chi è rimasto. Di una donna, dei suoi figli e della memoria che hanno continuato a custodire quando dimenticare sarebbe stato molto più semplice.