Sulla carta aveva tutto per funzionare: le cover più amate della storia recente di Sanremo, Carlo Conti come volto simbolo del progetto e la nostalgia di uno dei momenti più seguiti del Festival. Eppure, dopo la prima puntata dell’8 maggio su Rai 1, il clima sui social attorno a “MilleunaCover Sanremo” è stato molto più freddo del previsto. Gli ascolti hanno retto la serata, con 1 milione e 926 mila spettatori e il 13,4% di share, ma il pubblico online ha criticato soprattutto la formula scelta dalla Rai. Molti si aspettavano uno show musicale costruito davvero per la prima serata. Si sono invece trovati davanti a un lungo collage di clip d’archivio, molto vicino nello stile a “Techetechetè”.
Perché “MilleunaCover Sanremo” ha deluso una parte del pubblico
La delusione di molti spettatori nasce soprattutto da una questione di aspettative. La Rai aveva promosso “MilleunaCover Sanremo” come un grande evento dedicato alle cover più amate della storia recente del Festival. Il pubblico immaginava una serata costruita attorno alla musica live, con ospiti in studio, momenti inediti e una conduzione più presente.
Invece il programma si è rivelato soprattutto un lavoro di montaggio televisivo. Le esibizioni sono state recuperate dagli archivi delle ultime edizioni di Sanremo e introdotte da brevi contributi registrati degli artisti. Anche Carlo Conti è apparso solo in piccoli raccordi preregistrati.
La sensazione condivisa da molti utenti sui social è stata quella di assistere a una versione «premium» di “Techetechetè“. Un prodotto confezionato bene dal punto di vista musicale, ma poco costruito come show televisivo autonomo. Ed è proprio questa distanza tra promozione e risultato finale ad aver generato gran parte delle critiche.
Gli ascolti hanno tenuto, ma l’effetto evento non è scattato
Dal punto di vista Auditel, la prima puntata non può essere definita un flop. “MilleunaCover Sanremo” ha raccolto quasi due milioni di spettatori e ha mantenuto una quota di share competitiva nel venerdì sera di Rai 1.
Numeri discreti, soprattutto in un periodo televisivo meno forte rispetto all’inverno. Ma quando una rete generalista punta su un «evento», il giudizio del pubblico non si ferma agli ascolti.
In questo caso è mancato soprattutto il senso della diretta. La serata cover del Festival di Sanremo è diventata negli anni uno degli appuntamenti più amati proprio perché porta sul palco duetti imprevedibili, contaminazioni musicali e momenti che nascono davanti agli spettatori in tempo reale.
Rivedere quelle stesse esibizioni fuori dal contesto dell’Ariston ha inevitabilmente tolto parte dell’emozione. La nostalgia funziona, ma senza una costruzione narrativa nuova rischia di sembrare semplice repertorio.
Il vero problema è il format “Techetechetè” in prima serata
Molte critiche online si sono concentrate proprio sulla natura del programma. Non tanto sulle canzoni, che restano fortissime, quanto sul linguaggio televisivo scelto dalla Rai.
Negli ultimi anni il pubblico è diventato molto più abituato ai programmi-evento costruiti per generare conversazione in tempo reale. Pensiamo ai grandi show musicali, ai talent o agli eventi live che vivono contemporaneamente in tv e sui social.
“MilleunaCover Sanremo” invece ha scelto una formula molto tradizionale. Un lungo racconto di archivio, con ritmo lento e pochi elementi davvero nuovi. Una scelta che probabilmente funziona bene per un pubblico più nostalgico, ma che sui social ha incontrato parecchia resistenza.
Su X molti utenti hanno scritto di sentirsi «spiazzati» dal formato. Alcuni pensavano addirittura che il programma fosse in diretta. Altri hanno criticato il fatto che una formula così vicina a “Techetechetè” sia stata proposta come prima serata evento.
La nostalgia di Sanremo funziona ancora, ma non basta più
Il paradosso è che il materiale scelto dal programma continua a essere amatissimo. Le cover di Sanremo sono ormai diventate un appuntamento centrale del Festival. Alcuni duetti degli ultimi anni sono rimasti nella memoria collettiva molto più delle canzoni in gara.
Rivedere performance come quelle di Achille Lauro ed Elodie, Gianni Morandi e Jovanotti oppure Alfa con Roberto Vecchioni continua ad avere un forte richiamo emotivo. Ed è probabilmente questo il motivo per cui gli ascolti hanno comunque retto.
Ma la reazione online dimostra anche un’altra cosa. Oggi il pubblico distingue molto chiaramente tra nostalgia televisiva e vero spettacolo. Le clip da sole non bastano più a creare l’idea di evento.
Serve una costruzione narrativa nuova. Serve ritmo. E soprattutto serve la sensazione che stia succedendo qualcosa in quel momento, davanti agli spettatori.
Cosa aspettarsi dalla seconda puntata su Rai 1
Questa sera Rai 1 manda in onda il secondo appuntamento con “MilleunaCover Sanremo”. Sarà interessante capire se la curiosità del pubblico riuscirà a superare le critiche nate dopo il debutto.
La forza del programma resta comunque evidente: la musica di Sanremo continua a creare coinvolgimento e memoria collettiva. Però la prima puntata ha mostrato anche i limiti di un’operazione costruita quasi esclusivamente sull’archivio.
La sensazione è che il pubblico avrebbe accolto diversamente un format più vivo, magari con ospiti in studio, commenti in diretta o momenti musicali inediti. Perché la nostalgia continua a funzionare. Ma da sola non sempre basta a trasformare una raccolta di clip in un vero evento televisivo.