«Oggi abbiamo davvero bisogno di storie di donne libere», ci ha raccontato l’attrice Valeria Bruni Tedeschi parlandoci (nell’intervista che trovi qui) della sua Eleonora Duse. Dimenticate per secoli, le storie di grandi donne che hanno cambiato il mondo stanno finalmente ottenendo lo stesso interesse storico di quelle degli uomini, e i film selezionati per la Mostra del Cinema di Venezia lo confermano. Dalla biografia esplicitamente romanzata di Eleonora Duse passando a quella di Madre Teresa che diventa un’icona controcorrente, le protagoniste dei film storici sono leader che guidano con forza ma anche fragilità, e ognuna di loro ha qualcosa da insegnarci.
Maria Teresa di Calcutta, l’orgogliosa
Ad aprire le danze nella settimana del cinema al Lido è la storia degli ultimi giorni da suora ordinaria di Maria Teresa di Calcutta, narrata in Mother di Teona Strugar Mitevska. Originaria di Skopje, la Santa nota per la dedizione alla cura della popolazione del capoluogo indiano è uno dei personaggi più controversi della storia del Cristianesimo. Sulla sua vita sono state scritte innumerevoli biografie, ma negli ultimi anni sono state fortemente criticate le sue scelte di vita. A partire dai metodi estremi con cui imponeva a sé stessa e alle consorelle vite di sacrifici e miseria.
Nella visione di Mitevska, Madre Teresa non è la Santa pia e umile della tradizione. Interpretata da Noomi Rapace, è una suora giovane, ambiziosa e determinata, che si sente schiacciata e oppressa dalla vita in convento. In segreto attende l’approvazione dal Vaticano per dare vita al suo ordine e, insieme alla consorella Agnieszka, lavora al Manifesto. Mentre le compagne cominciano a dubitare della sua fedeltà, lei stessa si ritrova davanti a un ostacolo imprevisto. Proprio Agnieszka, ben lontana dall’essere la sua seguace più devota, ha una vita segreta. Accettare le sue imperfezioni significherebbe aprirsi a una visione meno rigida della Fede, ma escluderla metterebbe a rischio l’organizzazione del suo ordine.
Nel momento di massima tensione, una consorella più anziana le dice: “Stai attenta al tuo orgoglio”. È un monito non proprio amorevole, ma mette in luce la radice delle sfide che per tutta la vita Madre Teresa dovrà attraversare. E, pur senza rispondere ai molti dubbi riguardo alla sua figura, è una strizzata d’occhio che la regista fa ai fedeli più polemici. Si può fare del bene anche se si è mossi dall’orgoglio? Vale di meno una vita di sacrifici se a guidarci è l’ambizione che questi siano riconosciuti?
“La Divina”: Eleonora Duse
Di lei è rimasto solo un film, per giunta muto, ma non ci sono dubbi: Eleonora Duse è stata una delle più grandi attrici non solo italiane, ma di tutto il mondo (era apprezzatissima persino in America). E anche se il suo nome resta legato al mondo del teatro, per la maggior parte delle persone «la Duse» non è altro che la storica partner di Gabriele D’Annunzio. Per questo è necessario Duse, il film di Pietro Marcello dove Valeria Bruni Tedeschi interpreta la diva nei suoi ultimi anni di vita.
E anche se fa sorridere che esca quasi in concomitanza con il progetto francese sulla sua storica “rivale” (che poi non lo era per niente!), Sarah Bernhardt, in Duse il racconto di Eleonora è volontariamente romanzato. Le fonti sono le sue lettere, che a differenza dei film sono rimaste in gran numero e in ottime condizioni, e in cui si esprimeva senza filtri. Bastano per capire che non era solo un’attrice dal talento incredibile, ma una donna dalla mente aperta, coraggiosa e intelligente. Ecco perché Valeria Bruni Tedeschi non teme di definirla libera e femminista, anche se a modo suo.
Ann Lee, la visionaria
Si è guadagnato ben 15 minuti di applausi (superando il successo di Frankenstein) in Sala Grande Il Testamento di Ann Lee, musical sulla vita della leader di una setta religiosa quacchera interpretata da Amanda Seyfried. La star di Mamma Mia! lascia le colonne sonore confortanti e allegre degli ABBA per dare vita a Mother Ann, una fanatica vissuta a cavallo tra Settecento e Ottocento a Manchester (e poi immigrata negli Stati Uniti per predicare).
Cresciuta in una famiglia numerosa e molto religiosa, Ann sin da piccola si sentiva particolarmente vicina a Dio. Ma nel mondo protestante, specie nell’Anglicanesimo diffuso a Manchester, non c’era posto per le donne. E ben presto il sistema diventa stretto. La vita di Ann cambia quando scopre un piccolo gruppo di quaccheri che predicano un rito non convenzionale. In paese li chiamano Shakers, perché si connettono con il Cielo tramite canti e danze, e a predicare sono un uomo, James Wardley, e la moglie, Jane. Tra i due c’è assoluta parità.
Con loro Ann trova il suo posto, ma ben presto anche il gruppo diventa troppo poco per lei. Dio le parla direttamente tramite sogni e visioni, spiega ai compagni, e vuole che lei prenda le redini dei fedeli e porti il suo credo (e le sue predicazioni) Oltreoceano. L’influenza di Ann sui compagni è totale: nessuno predica come lei, le sue visioni sono sempre confermate dai fatti, i suoi sacrifici (dai digiuni alla prigionia) evidenziano la sua devozione. È la leader perfetta, e per questo il gruppo non solo si arriverà a stabilirsi nel Nuovo Mondo ma diventerà sempre più numeroso. Anche se gli Shakers non saranno mai realmente popolari (il periodo di massima espansione raggiungerà al massimo 6000 adepti), la figura di Mother Ann resta affascinante. E, come sussurra qualcuno in sala, quasi «viene voglia di convertirsi».
Elvira Notari, l’instancabile
Elvira Coda Notari non solo è stata la prima regista italiana, ma è stata un prodigio. Il suo talento è confermato dal fatto che nella sua vita è arrivata a realizzare oltre 60 pellicole, guadagnandosi il titolo di protagonista degli anni d’oro del cinema muto napoletano. Eppure non è passata alla Storia, che l’ha persa tra le pagine fino ai primi anni Settanta.
Solo oggi (a 150 anni dalla nascita) viene riscoperta anche fuori dalle Accademie, con documentari, mostre ed eventi organizzati per riportare in luce il suo lavoro. La sua filmografia, infatti, non è solo numerosissima, ma a suo modo è stata pionieristica. Con la sua arte, ispirata dalla vita vera, mostrava tanto scene di gloria quanto miseria e vita di strada. Le sue star erano scugnizzi e prostitute, e i suoi film diventarono presto pericolosi con l’avvento del regime fascista. Proprio negli anni Trenta, in parallelo con la diffusione dei suoi migliori lavori all’estero e in particolare negli States, il regime cominciò a impedirle di lavorare. E schiacciata da censure e proibizioni, alla fine Elvira dovette rinunciare alla sua passione e ritirarsi.
Oggi la sua storia arriva al Lido, dove merita di essere riconosciuta più che mai. Con Elvira Notari. Oltre il silenzio, Valerio Ciriaci si pone la missione di restituire all’artista il riconoscimento che le è stato negato troppo a lungo. E lo fa con un documentario che racconta la sua storia, realizzato con l’aiuto delle opere superstiti (tre film e frammenti sparsi) e di studiosi esperti. Quella che ci regala è una storia che andrebbe mostrata, e si spera succederà, in tutte le scuole. E in particolare quelle di cinema, dove le studentesse rischiano di sentirsi scoraggiate e a corto di ispirazioni. Elvira è stata la prima, e ha passato il testimone. I suoi film non saranno rimasti, ma le sue lezioni sì, e oggi finalmente possiamo scoprirle.