La prima volta che ho guardato Normal People, la serie basata sul romanzo di Sally Rooney con protagonisti Paul Mescal e Daisy Edgar Jones, ho pensato fosse una storia stupida. Non mi sembrava possibile che due persone potessero passare così tanto tempo senza comunicare propriamente i loro sentimenti. Che addirittura preferissero perdersi. Oggi, alla sola idea di mostrare a un uomo – figuriamoci a un mio amico – che ho una cotta per lui, mi sento la nausea.

Avere un fidanzato è imbarazzante e fuori moda (lo dice Vogue)

Non sono la sola: la tendenza che Chanté Joseph ha descritto nell’articolo più virale dell’anno su British Vogue, Is Having a Boyfriend Embarrassing Now? (ovvero «È imbarazzante, oggi, avere un fidanzato?»), è la fotografia dell’epoca in cui viviamo. Sui social le vite perfette non sono più quelle delle famiglie felici, ma quelle di ragazze che mostrano partner col viso sfocato o con dettagli criptici che non permettono di risalire alle loro identità. I motivi sono i più vari, come hanno raccontato le intervistate alla giornalista: uno dei più interessanti è quello di tale Nikki, che afferma che «prima o poi ogni uomo ti imbarazzerà, persino dopo 12 anni di relazione».

Le scene di baci appassionati, le foto di abbracci e tenerezza, non ci scaldano più il cuore. Ci imbarazzano. Così anche le storie a lieto fine: preferiamo lo yearning (letteralmente, la bramosia), il desiderio dell’altro che resta platonico, insoddisfatto, travolgente nel suo dolore. Lo dimostrano le storie d’amore del momento, che ci sono eccome anche se non sono più propriamente romantiche: abbiamo smesso di riguardare i tradizionali Come farsi lasciare in 10 giorni e Notting Hill per gettarci su Past Lives, La La Land, Portrait of a lady on fire.

Dal cinema alla letteratura, tra Sally Rooney e Greta Gerwig

Spopolano, più che i film, le clip – complice la nostra soglia dell’attenzione drasticamente abbassata. E non sono mai compilation dei migliori baci e happy ending, ma scene struggenti come il monologo di Laurie (Chalamet) a Jo (Saoirse Ronan), il povero Conrad che cerca di guardare Belly senza crollare ne L’estate nei tuoi occhi, Connell e Marianne di Normal People che si addormentano insieme su Skype. E tutto ciò è destinato a continuare, visto che l’anno prossimo ci aspettano sul grande schermo la versione bubblegum-sexy di Cime Tempestose e Deep Cuts (con Drew Starkey), una sorta di Normal People + Alta fedeltà.

Molto prima che Chanté Joseph parlasse di imbarazzo, Sally Rooney ha indagato l’incomunicabilità. Da Parlarne tra amici a Intermezzo, nessuno come l’autrice irlandese è stato in grado di descrivere l’incapacità tipica di millennial e GenZ (ma oggi dilagante) di buttarsi, rischiare, mettere nero su bianco i propri sentimenti e fare i conti con la possibilità di essere feriti. Oggi abbiamo tutti i vocaboli che ci servono per indagare le red flag delle relazioni e i nostri bisogni per stare bene, eppure non li usiamo. Dopo il successo di Rooney, le storie di yearning in letteratura non hanno fatto che moltiplicare (al prezzo della mia salute mentale): (non) disponibile di Madeleine Gray, L’idiota di Elif Batuman, Talking at night di Claire Daverley. L’ultimo caso editoriale è Cuore l’innamorato di Lily King, che vede i due protagonisti lasciarsi all’Università ma pensarsi tutta la vita, e ritrovarsi quando ormai è troppo tardi.

L’amore a lieto fine ci annoia

Gli amori tragici non sono certo una novità, siamo pur sempre cresciuti con Tristano e Isotta e il mito di Orfeo ed Euridice. Ma ad essere cambiata è l’idea che sia più interessante la situationship della storia d’amore. Basta ascoltare le tavolate di amiche à la Sex & the city: sono i racconti di malesseri (gli uomini con cui lo sai sin dall’inizio che non avrai nessun lieto fine), amicizie rovinate e dilemmi su storie a distanza a “tenere banco”. Le amiche fidanzate, persino le fortunate alle prese con matrimoni e convivenza, seguono passo dopo passo i racconti di chi ancora si chiede perché sia successo così tanto eppure così poco, se sia tutto nella sua testa.

Non c’è l’illusione anni Ottanta di poter cambiare il malessere, il fuckboy o l’uomo performativo, e nemmeno la serenità di chi si concede una scappatella dalle tappe tradizionali e dalla vita reale per imbarcarsi in una liason senza futuro. Resta, appunto, solo lo yearning. L’attesa di quel messaggio affettuoso che ci rovinerà la giornata perché sappiamo che è stato digitato mentre lui pensa a un’altra. Controllare le stories e vederlo sempre lì, pur sapendo che ai messaggi ci risponderà solo dopo ore e mai di sera (le sere sono per le fidanzate). Il pensarsi, il volersi, il piacersi, ma mai il coraggio di provare davvero a stare insieme. «I fidanzati sono fuori moda», scrive sempre Joseph nell’articolo di Vogue. «Non torneranno cool finché non cominceranno a comportarsi come si deve».