Dopo il frullatore di Sanremo è volato a Vienna e poco dopo negli States per un tour internazionale che lo ha visto esibirsi in palchi americani e canadesi. Quando lo incontriamo, Salvatore Michael Sorrentino, in arte Sal Da Vinci, è giustamente distrutto. Al suo ritorno in Italia è stato accolto da una bronchite, ma – «cresciuto col senso del dovere» – ci ha comunque accolti nella splendida Villa Clerici a Milano, dove si è esibito insieme a un coro con i suoi ultimi successi. Stamattina, alla presentazione ufficiale dell’album, in pochi si sarebbero aspettati di sentirlo parlare a lungo, rispondere a tutte le domande e introdurre il suo lavoro con la solita passione. E invece Sal Da Vinci, artista ma soprattutto uomo professionalissimo, ha fatto di tutto e persino di più (a me e alla mia collega omonima piace pensare ci abbia persino salutate per nome sul finale).
Per sempre sì è il lavoro degli ultimi mesi, ma è la coronazione del lavoro di una vita che finalmente trova il pubblico e il riconoscimento che merita. È una collezione di brani sull’amore, l’argomento cardine della sua intera discografia, mostrato in tutte le sue forme. Il fil rouge è però quello che ci ha raccontato a Sanremo: la promessa.
Per sempre sì, l’amore è il più nobile dei “lavori”
«Ho sempre cercato di impegnarmi per essere felice», ha raccontato l’artista, che ha mosso i primi passi sui palchi prima di compiere 10 anni e poi non è più sceso. «Parlo di famiglia, sentimenti, amori perduti e ritrovati, ma soprattutto amori giurati per l’eternità – da quello di un padre al figlio a quello di una coppia».
Spesso siamo distanti, presi dalle cose della vita. Non siamo ricettivi e ci perdiamo occasioni importanti: ma io ho sempre lavorato sul mestiere dell’amore, che non è facile. Si parla di promesse, fedeltà, quindi di un lavoro costante.
L’ammore è na prumessa, al centro dell’album, è sicuramente il manifesto più chiaro. Ma c’è la promessa di non dimenticarsi (Fuga d’amore), quella di non perdersi (Una lettera e un mazzo di rose), quella dell’eternità insieme (Per sempre sì), quella della fiamma della passione sempre accesa (Poesia).
Chiamiamolo pop, in tutte le sue sfaccettature

Negli oltre 50 anni di carriera di Sal Da Vinci, non è cambiato solo il riconoscimento del pubblico. Le richieste del mercato sono diverse, gli strumenti che si utilizzano (durante la serata dell’esibizione, si è emozionato raccontando la bellezza del tornare a incidere su vinile, come ormai non si usava più). E anche i generi, pur restando all’interno della campana del pop, oggi vanno saputi mischiare con destrezza. Sal non resta a guardare, e brani come Dimmelo (con Serena Brancale) e, Somigli a me (con il figlio FDV) e la hit virale Rossetto e caffè ne sono la dimostrazione.
«È vero che poi cambiano i tempi, cambiano i linguaggi, ma le forme alla fine restano le stesse. Ci innamoriamo tutti allo stesso modo, siamo tutti rimbambiti e facciamo cose che nella realtà non faremmo e non diremmo mai», ha continuato. «Noi che facciamo questo mestiere dobbiamo cercare di capire le nuove forme, le nuove abitudini, ma alla fine la ciccia è sempre uguale».
Quando ti arriva nella tua vita una cosa bella ti travolge, ti prende, ti fascia. E l’amore fa ci fa fare cose che non sappiamo spiegarci. Cose incredibili, magiche, che ci danno la forza di andare avanti anche quando non ce lo aspetteremmo.
Lo sa bene lui, felicemente sposato con Paola Pugliese da 34 anni, padre di due figli. L’amore ha stravolto la sua vita tante volte, non da ultima con l’inaspettato successo di Rossetto e caffè. La conferma che, come dice lui, la sua musica è pop nel senso più nobile del termine: arriva al cuore della gente, è vera, fa innamorare, ridere, ballare, emozionare. «Alla gente, se non sai essere vero, non interessa nient’altro»: ha ragione lui, ancora una volta.