Non è solo il primo Festival senza Pippo Baudo, Ornella Vanoni, Peppe Vessicchio. È il primo Festival post-Amadeus ad aver lasciato quasi tutti, dal primo annuncio, delusi. Eppure, anche se è evidente che l’emozione degli ultimi anni non è presente all’Ariston, Sanremo è ancora Sanremo. Ci emoziona ancora quel Para pa pa pa rara, ci fa ballare ancora il momento “hit storiche” che ormai aspettiamo a ogni puntata, ed è ancora bello, bellissimo, sentire per la prima volta brani e sapere che ci accompagneranno nelle cuffie e dalle casse per tutto l’anno.

Quest’anno a Sanremo i Big non osano, i debuttanti non sono prodigi, tutto è un po’ rivisto. Eppure le canzoni belle non mancano, le performance memorabili neppure, forse è solo più difficile scovare le perle tra così tanti diamanti grezzi. E dopo la prima serata resta la voglia di scoprire come andrà a finire, cosa succederà nelle prossime puntate, anche se con una punta di delusione.

Sanremo e la Storia

Sicuramente la parte più incisiva di questa prima serata, e forse la vera particolarità di questa edizione, è la scelta di svolgerlo all’insegna del ricordo. Se ogni anno all’Ariston si cerca di ripercorrere i “passi dei giganti”, nel 2026 in particolare non si può non dedicare pensieri a chi ha reso Sanremo quello che conosciamo oggi. E così la serata inizia con una sigla, la Perché Sanremo è Sanremo voluta da Pippo Baudo, ripensata leggermente. E prosegue con momenti dedicati a Peppe Vessicchio, il direttore d’orchestra che per oltre trent’anni ha accompagnato i cantanti sul palco, e a Ornella Vanoni (che sarà protagonista della serata di domani).

In un anno come questo, poi, non poteva mancare un momento dedicato all’anniversario del primo voto femminile. Per l’occasione, è salita sul palco l’ultracentenaria Gianna Pratesi, che ha ricordato con entusiasmo quel voto “alla Repubblica” dato tanti anni fa. Forse si poteva fare a meno del momento dedicato a Sandokan a mezzanotte, ma tant’è…

Le esibizioni migliori

La serata è partita fortissimo, con una Ditonellapiaga di fuoco che ha aperto le danze con un’energia da leonessa. Un inizio entusiasmante, seguito da grandi emozioni ed eleganza con Michele Bravi e Magica Favola di Arisa, un vero canto di rinascita. Ma se al primo ascolto riservato alla stampa il “bouquet di generi” dell’edizione risaltava, nell’ordine di uscita della serata le ballate si sovrappongono e sovrastano, ci si perde, ci si annoia. Peccato, perché non risaltano brani che meritano come quello di Levante.

Eppure riuscire ad emozionare anche a tarda notte, dopo momenti – va detto – noiosi, è possibile. Ci riesce Serena Brancale, che ottiene una standing ovation per la sua Qui con me, il brano dedicato alla madre.

Qualche falsa partenza…

Un peccato anche per alcuni brani apprezzatissimi agli ascolti che sono stati penalizzati dalle esibizioni. Succede tutti gli anni, e ripeterlo sembra ridondante, ma la resa sul palco può davvero “ribaltare i risultati”. È quello che succede a molti dei “debuttanti”: l’emozione frega Eddie Brock, Nayt, Sayf, Luché. Tutti brani che richiedevano la loro energia, il loro carisma, eppure li hanno messi in difficoltà.

La falsa partenza del povero Tredici Pietro, con il microfono spento all’una di notte, è forse quella che infine si è risolta meglio. Uomo che cade è un brano talmente bello che nemmeno l’imbarazzo dell’esibizione imperfetta può rendere meno d’impatto, e Tredici Pietro ha un’energia che – va detto – ha lo stesso magnetismo di quelle del padre.

…E diverse sorprese

L’opposto è accaduto invece a Mara Sattei, Chiello e Malika Ayane, che hanno sorpreso grazie alla vita che hanno donato ai loro brani sul palco. Non è facile tornare all’Ariston e farlo con un nuovo stile, un genere forse mai realmente esplorato, e riuscire a risultare autentici e potenti: con Animali Notturni Malika Ayane si è confermata la più grande sorpresa di Sanremo 2026.

Un’altra che ha centrato è Mara Sattei, dopo essersi messa in gioco con l’album Che me ne faccio del tempo come autrice. All’Ariston per la terza volta, è riuscita a rendere quella che rischiava di diventare una ballata poco memorabile in uno dei brani più canticchiati della serata.

Sanremo è una fabbrica di hit

Ma, se siamo qui fino alla fine ogni anno, è anche perché per fortuna, da quando i cantanti in gara sono così tanti, non tutti puntano a creare musica memorabile. Non tutti vogliono creare canzoni immortali, basi orchestrate e sfoggiare abilità vocali uniche, qualcuno arriva all’Ariston con l’obiettivo di divertirsi e divertire. E come spesso succede, l’autenticità viene premiata.

È il caso di canzoni come Voilà di Elettra Lamborghini, dove l’artista ha osato con una vocalità lontana da quella a cui ci ha abituati senza uscire dal suo personaggio. Un inno a Raffaella Carrà e all’amore che ci ha cantato in vita, che Elettra ha interpretato con freschezza ed entusiasmo. E se domani non la ricorderemo, non importa. Oggi ci ha tenuti svegli, e ci ha insegnato una lezione che in luoghi come la Sala Stampa rischia di perdersi: prenderci meno sul serio.